Una combinazione di circostanze fortuite che ha condotto lo scorso 3 Novembre 2011 lo scrittore e giornalista Tommasino Giaretta a proporre il suo nuovo libro “Il mondo di Tote” nell’ambito di Veneto Spettacoli di Mistero, rassegna regionale di cui è testimonial sin dagli albori quale autore depositario indiscusso e riconosciuto del patrimonio dell’identità rurale veneta.
Il caso ha voluto che la sede designata fosse proprio a Villa Tacchi di Gazzo Padovano, dimora cara allo scrittore non solo per la vicinanza geografica al proprio paese natale, ma perché nei suoi paraggi egli architetta il finale della ultimissima opera letteraria.

Con “Il mondo di Tote” Tommasino Giaretta si lascia alle spalle la felice esperienza dell’escursionismo della memoria il cui sentiero è stato tracciato da ben quattro fortunate pubblicazioni (“Storie in corte”, 2001; “Storia Memoria”, 2003; “Orapronobi”, 2005; “Storie dell’altro mondo”, 2008) e, pur continuando a spaziare liberamente nei ricordi al di fuori di percorsi fissi, si addentra in una nuova via, quella della storiografia popolare, unendo con la cura di un mosaicista le tessere degli eventi capitali degli anni Sessanta con il tenace collante della rielaborazione della brillante saggezza popolare.
Demistificando fatti e persone, egli ripropone infatti tra storia e costume uno spaccato della cultura veneta degli ultimi decenni del ‘900 in una dimensione ironica e disincantata, senza cadere nel vuoto di una pura evocazione nostalgica, trasmettendo al lettore l’autenticità delle esperienze vissute dall’indiscusso protagonista, Tote, dietro il quale ammicca la personalità del nostro scrittore.
Questa volta infatti la dimensione del mondo raccontato da Giaretta non solo si divarica tra tempo e spazio, abbandonando i confini del Casermon e del paese delle Tre Marie per espandersi ai misteri del macrocosmo, ma si sdoppia a livello emozionale: Tote e Tommasino, il suo alter ego, Tote e Toni Ultimo, il suo lato oscuro. I parallelismi esperienziali tra personaggi, protagonisti e autore si sovrappongono e si incrociano in una trama filante in cui la stessa regia di scrittura tradisce l’impianto narrativo di ventun racconti, scoprendo alla fine un romanzo esperienziale continuo.
La potenza del linguaggio di Giaretta buca la bidimensionalità delle pagine: una prosa cadenzata da un dosato intercalare veneto, modulata su metafore fotografiche, scandita da paragoni inattesi, proietta nella mente del lettore le sequenze narrative tratte del film della vita di un mondo destinato ad una irreversibile eclissi e di un giovanotto ruspante, che gli sopravvive a colpi di scommesse.
Ed è proprio la peculiare tecnica storiografia di Giaretta che gli permette di avanzare un’indagine sociologica sulla trasformazione della società rurale, sceneggiata con maestria nell’ultimo capitolo dedicato appunto a Toni Ultimo, ma comunque sempre sostenuta dalla logica deduttiva di sapore aristotelico del protagonista.Tote, tuttologo visionario non tanto per formazione scolastica, quanto per il potere acquisito dall’informazione attraverso nuovi media dell’epoca - la televisione e la radio a transistor - è di fatto una figura eroica destinata ad assurgere a pieno titolo nella mitologia dei personaggi del Nostro, con il titolo d’icona della modernità sostenuta da un mordente modernismo linguistico.
Perché, da audace equilibrista della storia, Giaretta getta un ponte tra passato e futuro, tra un vecchio mondo e nuovo universo, con la stessa disinvoltura spensierata con cui il protagonista Tote varca il ponte sull’Armedola per scendere da quello di Brooklynn. |