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Roana e i musei

Roana è un comune speciale: comprende infatti sei frazioni, Camporovere, Canove, Cesuna, Mezzaselva, Roana e Tresché Conca riunite in unico distretto amministrativo. Il territorio è grande e pià di 7500 ettari sono boschi di conifere; gli abitanti sono invece 3700 ma in estate ed inverno triplicano con l'arrivo dei turisti e dei residenti veneti delle seconde case. Prati e pascoli dominano il panorama che, con l'altitudine di 1000 metri, crea un atmosfera adatta alle vacanze ed al riposo per turisti di ogni età.

Roana, una delle perle dell' Altopiano di Asiago - è conosciuta nel Nord Italia per le sue piste da fondo a Cesuna e per gli impianti da discesa del Monte Verena che calamitano gli appassionati nel periodo invernale. In estate invece le zone di Camporovere e Mezzaselva sono frequentate da chi ama le passeggiate nel verde dei boschi ed anche dai ciclisti che usano le mountain bike.

Come arrivare a Roana: Autostrada A4 Milano - Venezia: dopo Vicenza prendere Autostrada Valdastico fino alla fine della tratta, uscita Piovene Rocchette. Seguire poi le indicazioni per Asiago, con la salita del Costo fino all'arrivo sull'Altopiano di Asiago. La prima frazione che si incontra è Tresché Conca, poi si raggiunge Canove e Cesuna, fino al Bivio Italiano dove si gira a sinistra per arrivare a Roana.

Il Museo dei Cuchi è sicuramente un Museo fuori dal normale quello che si può visitare a Cesuna, sulla strada provinciale che collega Tresché Conca a Canove. I "cuchi" sono gli strumenti popolari a fiato la cui nascita e la cui storia risale all'età preistorica, e che sono una tradizione antichissima anche nelle località storiche italiane. In Emilia, Toscana, Abruzzo, Basilicata, Puglia e nel Veneto erano molto in voga ai tempi delle sagre patronali: si trovavano i banchetti di dolciumi ed i tavoli dei "cucari". All'inizio c'erano solo "cuchi" a forma di uccelli o galline fatti rigorosamente in terracotta e dipinti a mano con colori vivacissimi - esempio classico gli artisti di Nove poi si è arrivati a modellare figure di carabinieri, militari, santi e madonne.

Nella positiva opera di valorizzazione e riscoperta delle tradizioni venete più antiche e più belle da salvare, al momento di realizzare questo museo speciale si sono trovati "cuchi" realizzati in America Latina (Perù, Brasile e Messico) in Turchia, Cina e Giappone, ma anche Norvegia, Romania, Russia, Jugoslavia, Spagna e Germania. Il "cuco" simbolo di gioia e di festa e strumento musicale dei poveri trova nel Museo di Canove la sede ideale per essere riconosciuto come espressione artistica. Il Comune di Roana ospita nella ex stazione ferroviaria un Museo che ricorda il periodo della 1° Guerra Mondiale: la "Grande Guerra" del 1915-1918. Era giusto onorare e ricordare il sacrificio di tutti quegli uomini che hanno combattuto - da una parte, come dall'altra - in uno scenario di guerra di montagna, la più dura, la più cruenta. Il Ministero della Difesa ha fornito due cannoni, vari fucili ed altre armi, ma la maggior parte del materiale nasce da donazioni di militari e parenti di militari che qui hanno combattuto.

C'è una raccolta di migliaia di fotografie originali, di carte geografiche e mappe, di pagine dei quotidiani dell'epoca ed una vasta serie di riproduzioni a colori delle tavole dell'artista Beltrame edite dalla "Domenica del Corriere". Trattandosi di zone di montagna sono innumerevoli i reperti quali ramponi da ghiaccio, chiodi da alpinismo, catene ed altri oggetti di uso corrente. Con i resti dei proiettili esplosi, alcuni militari hanno poi creato delle vere e proprie opere d'arte che non sfigurerebbero nei Musei di Arte Moderna: un monumento alla stupidità della guerra ed alla cattiveria umana.

Invece molta umanità traspare nel leggere alcune lettere originali scritte dai combattenti ai familiari a casa, sono le testimonianze più dolci di un periodo triste, ma cruciale nella Storia d'Italia. In questo Museo non si schedano chi sono i vincitori e chi i vinti: si parla solo degli uomini che si sono affrontati con onore in uno scenario dell'Altopiano di Asiago che ora ospita molti piccoli cimiteri militari di montagna, come quello di Cesuna, sulla strada che porta al Kubelek. All'entrata del museo, visitabile in inverno ad orari da programmare telefonando, c'è un scritta che ricorda il numero dei caduti: è un tristissimo elenco di persone che hanno versato il loro sangue per un'ideale: fa riflettere il totale. Chi ha "vinto" ha immolato più vite umane di chi ha "perso".