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Tradizioni

Una terra lontana dai rumori e vicina alla natura, in cui antico e moderno si fondono senza mai dimenticare le origini. L'Altopiano e i suoi dintorni offrono ai molti visitatori e villeggianti un panorama richissimo e sorpendente. C'era una volta "el trenin de Asiago"...una sbuffante locomotiva che collegava la pianura e l'Altopiano: il 10 febbraio 1910 ci fu l'inaugurazione, e il tragitto era di 1 ora e 20 minuti per coprire una distanza che a piedi richiedeva 5 o 6 ore percorrendo la strada del Costo. La linea fu soppressa nel 1958, ma il tracciato della linea è rimasto intatto ed è diventato un percorso da fare a piedi o sugli sci da fondo.

Parlando di tradizioni, un posto spetta certamente alla Grande Rogazione di Asiago, chiamata anche "Giro del Mondo". Si tratta di una grande processione popolare le cui origini sono situate molto addietro nel tempo; dal 1631 è diventata un modo per ringraziare in seguito allo scampato pericolo delle pestilenze. Attraverso le vie e le contrade, partendo dal Duomo alle sei del mattino, si arriva al Lazzaretto, dovein prossimità di una antica chiesetta eretta nell'anno 1665 e ancora oggi presente, si celebra una messa di ringraziamento e di buon auspicio.
La sosta è anche l'occasione per ristorarsi, mangiare e vivere momenti tranquilli di convivialità, mentre gli innamorati si regalano uova colorate come simbolo della continuità della vita. Il corteo riprende il cammino verso il Kaberlaba e Camporovere, dove si sosta ancora per il pranzo, dopo di che si fa ritorno ad Asiago.

A Tresché di Roana si può trovare il Museo dei Cuchi, l'unico in Italia a custodire questi tradizionali strumenti a fiato, nati per imitare gli uccelli e per tenere lontani gli spiriti malvagi, e divenuti poi un gioco per bambini. Si tratta di fischietti che possono essere anche riempiti di acqua per ottenere una tonalità di suono diversa per le varie esigenze. A Roana si può visitare il Museo della Cultura Cimbra, eretto a memoria del fatto che un tempo in questi luoghi si parlava il cimbro, un dialetto di antica origine germanica. Attivo dal 1974, il Museo, con il suo Istituto Etnografico, contiene un esauriente raccolta di opere, ed è il punto d'incontro per numerose iniziative culturali a tema, tra cui convegni e pubblicazioni di libri nella lingua. Proprio una parola cimbra, Bostel, che significa "luogo nascosto", rappresenta per questa zona un importante sito archeologico. Il Bostel di Rotzo infatti è il più antico insediamento umano sull'Altopiano dei 7 Comuni, un sito portato alla luce da numerosi scavi che hanno fatto emergere piccole abitazioni seminterrate paleovenete del 500 a.c. Di recente il Bostel è stato fatto oggetto di un particolare percorso guidato, che permette ai visitatori di ammirarne le peculiarità storiche. A Rotzo, nome di origine cimbra che significa roccia, e paese più antico dell'Altopiano, vive ancora la leggenda dell'Altaburg Ostera, regina degli gnomi, abitava il bellissimo castello d'oro e d'argento sull'Altaburg, dominante verdi valli e giardini fioriti: una sorta di regno incantato. Ma un giorno un contadino di Rotzo, Peldric, spinto dalla curiosità entrò nel regno, con l'aiuto di un magico anello che lo rendeva invisibile, dono di uno gnomo cattivo, Welusch. Giunto al cospetto di Ostera, Peldric si accorse con stupore che lei poteva vederlo nonostante l'anello: magnanima, la regina lo perdonò, ma in cambio gli fece promettere che non sarebbe tornato mai più. Una profetessa però predisse al giovane che se avesse infranto il giuramento, avrebbe ricevuto una terribile punizione. Parecchi anni dopo, lo gnomo procurò un nuovo anello a Peldric, il quale corse da Ostera, della quale nel frattempo si era innamorato. La regina lo accolse a braccia aperte e decise di fuggire con lui, abbandonando il castello e subendo il suo destino. La profezia purtroppo si avverò: attraversato il confine tra il regno dell'Altaburg e quello degli uomini, la bellissima Ostera si tramutò in una vecchia cadente e con il volto rugoso. Al suo cospetto il cuore di Peldric si spezzò dal dolore, e il giovane fuggì lontano verso il suo destino. In quei luoghi oggi sorge una grande croce in metallo: una volta l'anno gli abitanti vengono in processione per la benedizione della gente e del paese. Il nome del Tanzerloch è legato a due antiche leggende. La prima racconta che nel tratto di bosco tra Camporovere e la Val d'Assa ci fosse una radura circolare dove si radunavano i seguaci di alcune divinità pagane. I cristiani del posto non vedevano di buon occhio questa usanza e decisero di marciare sul posto in processione per affrontare i pagani: quando i due gruppi si trovarono di fronte, la notte del 24 giugno, una voragine si aprì all'improvviso e inghiottì i pagani tra lampi e fiamme.

Una seconda leggenda narra invece che un pastorello di Roana, che aveva perso la sorellina avventuratasi in un bosco e mai più tornata, la cercò ovunque per giorni interi fino ad addormentarsi esausto sotto un abete. Svegliato dalla visione di un demonio e di alcune streghe, attorno al corpicino senza vita della sorella, il ragazzo gettò nel fuoco una croce di legno e allora la terra si aprì creando la voragine che inghiottì ogni cosa.