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EVENTI /
Teatro |
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MARIA CALLAS – IL CANTO DELLA VERGOGNA |
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Intenso ritratto a cura di Patricia Zanco |
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Periodo |
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dal 16/02/2013 al 16/02/2013 |
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Luogo: |
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Teatro Comunale Giuseppe Verdi |
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Comune |
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Lonigo |
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Provincia |
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VICENZA |
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Orario |
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ore 21.00 |
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Info biglietti |
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Spettacolo fuori abbonamento. Biglietto unico 10€ |
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Informazioni |
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0444 835010 - www.teatrodilonigo.it |
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DESCRIZIONE |
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Sabato 16 febbraio alle ore 21.00 il mito di Maria Callas rivive sul palcoscenico del Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Lonigo, grazie al talento interpretativo di Patricia Zanco che sulla scena insieme a Chiara D’Ambros ne ripercorre la vita, in un ritratto intenso ed inedito tra arte e biografia.
Frutto della co-produzione tra Piccionaia – i Carrara e Operaestate Festival Veneto e scritto da Luca Scarlini, una delle voci più interessanti della drammaturgia italiana contemporanea, “Maria Callas - il Canto della Vergogna” è uno spettacolo che indaga prima di tutto tra le pieghe della forza e della fragilità della donna Maria Callas, raccontandone la ricerca e la fatica, i successi e i tormenti, la volontà e le sofferenze che rendono la sua biografia la storia di un’inesausta richiesta d’amore.
Maria Callas è considerata la cantante lirica più grande del secolo scorso. Il colore, l'estensione e la vibrazione della sua voce ma anche l'intensità delle sue interpretazioni hanno conquistato le platee di tutto il mondo e hanno segnato la scena lirica del 900. Oltre ad avere una voce unica, la Callas ha reso incisivi e credibili i personaggi che ha interpretato con un'energia drammatica che le veniva da una vita passionale e tormentata. Dipinta come una donna capricciosa dal carattere difficile ed esigente – La Tigre, come l’avevano soprannominata i giornali-, viziata e noiosa, amata e odiata dai colleghi e dal pubblico: ma anche una straniera senza patria indifesa e lasciata sola.
Lo spettacolo la fotografa al termine della carriera, proprio mentre i rotocalchi di tutto il mondo si occupano di lei: costretta nel presagio della fine a guardarsi indietro, l’azione sulla scena lascia spazio al ricordo - il conflitto con la madre, la separazione dei genitori, il matrimonio con il suo pigmalione, ma soprattutto l'unico amore, immenso e impossibile, quello per Onassis - e mentre riemergono episodi, volti e voci, diviene confessione, insinuandosi sulla sottile linea che tiene insieme un’intimità profonda e dolente. Per giungere infine al punto dove l’equilibrio si spezza, lì dove svelata l’ immagine pubblica, ritrova se stessa, quella donna che lei per prima tante volte ha tentato di distruggere.
«Dall’inizio alla fine - afferma Patricia Zanco – Maria è letteralmente tenuta in vita dal palcoscenico: il palcoscenico è il luogo della sublime espressione di sè ma anche della sua dolorosa esposizione agli occhi del mondo; è la condizione della sua fortuna e della sua vergogna: la “vergogna della scena” è il modo in cui Eleonora Duse ha sintetizzato l’esperienza della vita-arte, il vissuto drammatico di chi non può che vivere in scena, facendo della propria vita un palcoscenico aperto all’esaltazione e all’incomprensione degli altri». |
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