In una grande stazione metropolitana,
i treni, anche quelli più importanti
come gli Intercity, passano regolarmente. Se perdi il primo ti basta
attendere un po' per salire su quello dopo. Male che vada raccimoli qualche
ora di ritardo ma il viaggio è assicurato.
In una piccola stazione di provincia invece i treni si contano sulle dita, passano
solo i locali o i regionali e se si perde la coincidenza è meglio far
ritorno a casa e tornare l'indomani, sperando che scioperi e ritardi
non pregiudichino nuovamente il programma di viaggio. Gli Intercity passano
a grande velocità, annunciati dall'autoparlante che ti invita a
spostarti dalla banchina per non essere risucchiato.
Il 29 maggio 1997 al Romeo Menti arrivava il treno della Storia, quello che
solitamente fa tappa solo nelle grandi metropoli italiane, quello che porta in
Europa, quello che da queste parti non si era mai fermato.
Poteva salire il Napoli, e nessuno avrebbe detto nulla, in fondo il miracolo
era già quello di aver conquistato la finalissima. Ma chi ha il cuore
biancorosso avrebbe pensato che era davvero un peccato rifiutare quello che il
destino ti offre una volta ogni cinquanta, forse cent'anni e che un sogno per
essere tale deve poter concludersi prima che il bambino si svegli e capisca che
la realta e ben altra cosa.
Vicenza ha deciso quella sera che la realtà doveva coincidere con il
sogno.
Lo ha deciso più che chiederlo preparando una atmosfera e una situazione
ambientale uniche, con uno stadio esaurito in ogni ordine di posti, con un colpo
d'occhio da favola grazie alle magliette regalate a 17mila supporters dalla società e
con una scenografia della Curva in puro stile hollywoodiano, con le note della "Carmina
Burana" che hanno scatenato un mix di emozioni e sensazioni difficile da
spiegare a parole o con un articolo giornalistico.
La cronaca della gara risulta doverosa quanto ormai sorpassata. Un primo tempo
sofferto, con i primi venti minuti a cercare di capire il perché le gambe
biancorosse non girano e conseguentemente i meccanismi non funzionano. Poche
emozioni fino al primo grande urlo collettivo, quello che al 20' accompagnava
prima il colpo do testa e poi la ribattuta in rete di Gianpiero Maini che riporta
in parità le sorti complessive della sfida.
Nella ripresa la partita si fa più vivace, il Vicenza gioca più sciolto
ma raramente riesce a rendersi pericoloso, Caccia gela il Menti per alcuni secondi
con una botta di sinistro che supera Brivio ma viene respinta dal palo, Iannuzzi
fa altrettano sprecando la pall della vittoria ad una manciata dal termine.
I supplementari , parola così sconosciuta per chi è abituato a
recitare in campionato i soli 90 minuti.
Nulla di fatto fino a quando Caccia
decide di aver corso troppo e rifila una gomitata a Viviani che per sua sforuna
non sfugge al quarto uomo assi curandogli gli spogliatoi. Gli ultimi
dieci minuti sono un assalto a Fort Apache, il Vicenza butta dentro, il Napoli
rimette fuori area. Fino a quando Di Carlo si procura una punizione
dal limite : i ventimila del Menti capiscono che di opportunità ne sono
rimaste ben poche, l'orologio dice che mancano poco meno di tré minuti,
a tutti forse passa per la testa il concetto che un gol ora significa chiudere
il discorso in un solo attimo. Ed è quello in cui a Maurizio Rossi viene
l'ispirazione di gettarsi prima di ogni napoletano sulla respinta di Tagliartela
su una conclusione rasoterra di Beghetto.
L’attimo fa parte di quelli che non possono descriversi, l’urlo
che si alza non ha probabilmente precedenti per la vecchia struttura del Menti.
Qui il sogno si fa realtà; Iannuzzi una manciata di secondi di secondi
dopo consolida questa sensazione.
Le immagini di gioia di giocatori e staff in corsa affannata e senza meta al
centro del campo per abbracciarsi tra lacrime di commozione e l’irrefrenabile
entusiasmo dei ventimila vicentini sugli spalti sono la conferma finale: la Storia
del calcio è passata di qui e ha deciso di dedicare un capitolino anche
al nostro Vicenza.
Molti lo sfoglieranno velocemente, chi ha il cuore biancorossolo leggerà spesso,
forse emozionandosi come quella notte magica del Menti.
E l’orgoglio di aver vissuto quei momenti provocherà una unica
e meravigliosa.
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