Può essere così chiamato
questo splendido periodo nella storia del calcio vicentino,
caratterizzato da 20 stagioni consecutive nella massima
serie.
In questo periodo giocano a Vicenza atleti ormai entrati nell'immaginario collettivo
degli sportivi berici, giocatori come Giulio Savoini (detentore del primato di
presenze in biancorosso con 317 gettoni, raccolti dal 1953 al 1966), Sergio Campana,
Luigi Menti, Mario David (primo biancorosso ad entrare in Nazionale), Giorgio
De Marchi, il portiere Franco Luison, senza dimenticare il "mitico" Luis
Vinicio capace di infiammare la platea del "Menti", tanto per citare
i più presenti. Vestiranno la maglia berica per qualche stagione anche
giocatori come Giorgio Puia (successivamente al Torino nonché in Nazionale),
Sidney Cunha Cinesinho (regista sudamericano di gran pregio), Nevio Scala e Giuseppe
Damiani (destinati a far carriera con le grandi squadre).
La presidenza è contraddistinta da nomi di prestigio, a cominciare dal
dott. Rodolfo Gavazzi (primo presidente dopo la fusione), passando poi per il
dott. Fedele Lampertico, l'ing. Piero Maltauro, il senatore dott. Delio Giacometti
e per finire con il dott. Giuseppe Farina, vero "deus ex machina" del
calcio vicentino tra il 1968 e il 1980.
In panchina si distinguono Roberto Lerici (vincitore del "Seminatore d'oro" nel
1961), Manlio Scopigno (scudettato con il Cagliari) ed Ettore Puricelli, senza
dimenticare l'opera di Umberto Menti, sempre presente nello staff tecnico della
società e pronto a soccorrere la squadra nei momenti difficili.
Il Vicenza inizia bene la sua attività in serie A, salvandosi sempre senza
problemi, ma è con l'arrivo di Vinicio che la squadra si guadagna l'appellativo
di "Provinciale di Lusso", ottenendo due sesti posti nelle stagioni
1963-64 e 1965-66 (quest'ultima con il brasiliano capocannoniere), mettendo paura
alle grandi.
Com'è sempre nelle belle storie anche il Vicenza deve poi ritornare alla
realtà del grande calcio, infatti negli anni settanta la permanenza in
serie A sarà sempre più faticosa e figlia della combattività del
team biancorosso.
Si entra ormai nel calcio professionistico a tutti gli effetti e l'escalation
finanziaria assume ritmi vertiginosi, con le leggi del mercato che predominano
sulla passione; perciò non è più sufficiente il sano attaccamento
ai colori della maglia, lo strapotere economico delle grandi città comincia
a delinearsi nel mondo del pallone.
Dunque le cosiddette società "di provincia" devono sempre più fare
i conti col bilancio, le cui entrate principali sono rappresentate dalla vendita
dei giocatori più talentuosi.
Da segnalare come nota di cronaca l'introduzione da parte della Federazione della
possibilità di effettuare i cambi a partita in corso, tutto ciò a
partire dalla stagione 1968-69. La F.I.G.C. dispone che si possa cambiare un
giocatore e il portiere, mentre in panchina oltre all'allenatore, al dirigente
accompagnatore, al medico sociale e al massaggiatore ci possono andare più giocatori,
i quali a sostituzioni terminate devono tornare negli spogliatoi, anche se la
partita non è finita. |