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| 3. PONTIFICIA OPERA
DI S. PIETRO APOSTOLO (POSPA) |
Origine storica
Nel 1876, in Francia, Giovanna Bigard e la mamma Stefania aderiscono
all'Opera Apostolica iniziata a Parigi da Marie du Chesne, allacciando
così rapporti con i missionari che operano in Giappone e venendo
a conoscenza della necessità di un seminario per le vocazioni
locali.
Nel 1889 le Bigard organizzano l'Opera di S. Pietro Apostolo per il
Clero Indigeno con lo scopo di raccogliere fondi onde costituire borse
di studio per sostenere i seminaristi delle Chiese di missione nel
loro iter di formazione al sacerdozio.
Ben presto l'Opera si diffonde in Europa e altrove con l'appoggio
della stessa S. Sede che nel 1922 le attribuisce il titolo ufficiale
di "Opera Pontificia".
La sua attività, fin dall'inizio, si è svolta in stretto
legame con l'Opera della Propagazione della Fede.
Obiettivi
La POSPA è dunque un'Opera voluta dalla Chiesa, per sensibilizzare
il popolo cristiano al problema della formazione del clero locale
delle Chiese di missione e per invitarlo a collaborare spiritualmente
e materialmente alla preparazione dei candidati al sacerdozio, alla
vita Consacrata (religiosi-religiose), contemplativa e agli istituti
missionari autoctoni" (Statuti, art. 2, n. 15).
In sostanza è compito di quest'Opera contribuire a far maturare
nelle comunità la coscienza della necessità delle vocazioni
di speciale consacrazione per le giovani Chiese e per tutta la Chiesa;
e rendere operativa la via dell'inculturazione attraverso operatori
locali.
Destinatari
Sono destinatari di quest'Opera anzitutto le diocesi e le parrocchie,
ma anche gli Istituti di vita attiva e contemplativa, i movimenti
e le associazioni ecclesiali, i noviziati, i seminari maggiori e minori,
e tutti coloro che intendono partecipare in varie forme, anche singolarmente,
alla promozione del clero indigeno.
Attività e metodi
Per conseguire i suoi specifici obiettivi, l'Opera:
- collabora con gli Uffici diocesani perché la pastorale vocazionale
evidenzi anche la naturale dimensione missionaria e quindi universale
di ogni vocazione;
- prepara la celebrazione della Giornata mondiale di preghiera per
le vocazioni;
- organizza incontri diocesani e interdiocesani per padrini e madrine;
- diffonde le "adozioni" (singole, comunitarie, parrocchiali,
diocesane ... ) per seminari maggiori e minori, noviziati maschili
e femminili, nuovi istituti missionari delle giovani Chiese, ecc.;
- elabora sussidi di animazione (manifesti, videocassette, posters,
articoli), pubblicazioni annuali con informazioni relative ai numerosi
seminari affidati all'Opera;
- propone campagne diocesane, visite di seminaristi italiani a seminari
di missione, microrealizzazioni per seminaristi autoctoni prossimi
alla consacrazione presbiterale; esperienze estive di seminaristi
indigeni in parrocchie e diocesi italiane.
La POSPA non si limita all'aiuto materiale, ma nella sua azione tende
a sottolineare che una Chiesa locale non si realizza in pienezza senza
clero indigeno.
Per questo, oltre a favorire le adozioni e la formazione nei seminari
locali, cerca di creare una mentalità di scambio e di comunione
tra i presbiteri e tra le Chiese.
Si può infatti aiutare il clero delle giovani Chiese facendo
venire i presbiteri di queste Chiese a lavorare nelle nostre comunità.
Ma si può anche pensare ad un gemellaggio tra seminari, allo
scambio di insegnanti, animatori e strumenti didattici, ad una reciproca
cooperazione tra il clero.
Tali iniziative rappresenterebbero un forte impulso per la crescita
di una mentalità missionaria universale. E' pertanto auspicabile,
perché tale coscienza si faccia strada, la celebrazione di
una giornata speciale per il clero indigeno, a livello internazionale,
nazionale e locale.
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