| | | Mostre: periodo dal: 01/09/2007 al: 02/09/2007 |  | | Trastevere in Arte | | Genere: Artistico | | Luogo: Vicenza | | Indirizzo: Vicenza Comune: VICENZA | | orari: 9.00 | | Località: Vicenza, Quartiere Trastevere C.trà San Pietro e p.zza San Pietro-Vicenza
Trastevere in Arte
Torna puntuale ad inizio settembre a Vicenza la due giorni artistica denominata Trastevere in Arte, che quest'anno tocca il traguardo delle dieci edizioni. Nel Quartiere Trastevere in Contrà San Pietro e piazza San Pietro, sabato 1 e domenica 2 settembre dalle 9.00 alle 20.00 l’ Associazione culturale Trastevere in Arte - Vicenza in collaborazione con l’Assessorato alle Attività Culturali del Comune di Vicenza, organizza dunque la tradizionale manifestazione “Trastevere in Arte – Artisti a cielo aperto". Nata come un’esposizione a cielo aperto delle scuole di pittura della città e provincia, si è subito caratterizzata per la particolarità di riuscire a trasformare una parte della città di Vicenza, in una piccola Montmartre.
Il tema di quest'anno è "Luce". Luce intesa come forza interiore, come energia, come fonte di vita e di conoscenza. Una Luce interiore quindi, quasi spirituale, una Luce invisibile ad occhio umano ma che viene percepita principalmente dall'anima. Questa edizione vedrà anche la presenza, all'interno dell'Oratorio dei Boccalotti di una rappresentanza dell'Ambasciata di Venezia con "Mail Art Project". Una forma d'arte molto particolare e curiosa che ha la sua ragion d'essere nel destino di un portalettere!
Sempre nello spazio dell'Oratorio saranno esposte le "Lampade Sculture" di Matteo Bolcato. All'interno del Chiostro di San Pietro saranno presentate delle installazioni di arte contemporanea: "Arte Pluriemozionale".
Ingresso libero.
Info: Associazione Trastevere in Arte-Vicenza 0444/514397
LA STORIA Trastevere in Arte è nata nel 1998 nello storico quartiere Trastevere di Vicenza, da un'idea di Daniele Anversa e Franco Molon, su suggerimento di alcuni artisti tra cui Arci Persano, che sentivano la necessità di avere una manifestazione artistica a cielo aperto anche nella città del Palladio. La manifestazione ha visto fin dalla prima edizione l'attiva collaborazione del Comune di Vicenza e delle I.P.A.B. “Proti-Salvi-Trento”. Lo spirito con cui è nata e viene organizzata la manifestazione non è mai cambiato negli anni; il concetto e l'obiettivo primari, sono quelli di dare visibilità ad Artisti non professionisti coinvolgendo in particolar modo le scuole di pittura e arti figurative presenti in città e in provincia. La scelta del luogo è dovuto al fatto che in questo quartiere, pur essendo parte integrante del centro storico, contrariamente ad altri quartieri cittadini non ha mai avuto un appuntamento annuale che lo potesse caratterizzare.
In effetti se escludiamo la sfilata della Rua, Trastevere in Arte è l'unica manifestazione di un certo rilievo presente in zona. Per due giorni Contrà San Pietro, la piazza antistante la chiesa di San Pietro con l'adiacente chiostro e l'Oratorio dei Boccalotti, si trasformano in una variopinta ed etereogenea tavolozza di colori persone e forme artistiche varie .
Negli anni la presenza di Artisti che presentavano principalmente opere pittoriche su tela, si è arricchita delle più disparate forme d'arte, comprendendo scultura, fotografia, performance, installazioni, tutto senza limiti di stili e creatività. Dal 2003 viene stampato il catalogo ufficiale della manifestazione dove vengono pubblicate le opere degli artisti presenti oltre a informazioni inerenti la manifestazione e al quartiere. Per quanto riguarda le presenze, ricordiamo con un certo orgoglio, che nei dieci anni di vita hanno partecipato più di 900 artisti provenienti da tutti i 5 continenti.
Ogni edizione è stata completata e arricchita da eventi collaterali, tra i quali concerti di musica antica e moderna, rappresentazioni teatrali e performance di danza. Da alcuni anni c'è anche la presenza di artisti provenienti da Annecy e Pforzheim, città gemellate con Vicenza. Trastevere in Arte ha anche dato stimolo alla nascita di altre manifestazioni artistiche all'aperto, tra le quali ricordiamo “Grosse Strassengallerie Osterreichs” a due passi da Vienna.
PERCHE' TRASTEVERE (Testo a cura della prof.ssa Maria Teresa Bompani) La denominazione di "Trastevere" nasce, con chiaro riferimento a memorie romane, nel 1891 a designare una realtà abbastanza organica, uscita però da un processo di formazione lungo e travagliato. lnfatti da un gruppo di rioni distinti, di borghi separati e alquanto eterogenei, si consolida progressivamente un complesso urbano di quartiere "proletario", piuttosto amalgamato nella sua fisionomia d'insieme. Si tratta delle contrade di S. Lucia, di S. Pietro, di S. Domenico, di P.ta Padova e, fuori porta, di S. Giuliano: esse ospitano, fin dalla seconda metà del 1500, artigiani ed operai (murari, pellattieri, sartori, lanari, tessari ecc.), con un addensamento demografico maggiore di quello d’altre parti della città, in case fatiscenti e malsane che si aprono su strade fangose. Sono i quartieri in cui, alla metà del 1700, s'insediano di preferenza i "Samitari" (lavoratori della seta) con i stretti rapporti con gli opifici di S. Marco; sono quelli in cui le epidemie allignano con maggior virulenza, dati i raggruppamenti di famiglie numerose in luoghi ristretti e poco salubri. E ferve, in quei tempi, una certa concorrenza fra i rioni: gli abitanti di S. Lucia vengono chiamati "fasoloni" dai popolani di S. Pietro, con allusione alle loro abitudini alimentari; quelli di S. Pietro, a loro volta, devono sopportare l'appellativo di "bocaloti" che si riferisce presumibilmente, all'ingestione di notevoli quantità di vino. La crisi dei setifici a metà '800, il baricentro economico della provincia spostato nei distretti pedemontani di Schio e di Valdagno, gli eventi risorgirmentali con il '48, il passaggio del Veneto all'Italia nel ‘66, portano a mutamenti sociali ed economici anche in questi quartieri, di cui i giornali, dopo la liberalizzazione della stampa, cominciano a parlare.
La manodopera urbana si trasferisce negli opifici della periferia o della provincia: il nuovo stabilimento dei Rossi in Berga o la filanda Schroeder, dove molte ragazze e anche bambine lavorano per molte ore "per guadagnarse un franco". Altre difficoltà insorgono: la situazione socio-sanitaria peggiora, iniziano le emigrazioni l'estero e la tendenza dei contadini poveri ad inurbarsi per lo più come mendicanti. Si concentrano a S. Pietro ed a S. Lucia tanti "ricoveri" che trasformano questi quartieri in luoghi di raccolta di vecchi e di emarginati; si formano compagnie di vagabondi, su strade dove dominano "fango e loame" (el Visentin); e la terribile alluvione del 1882 e poi l'epidemia di colera dell'86 non contribuiscono certo a mutare una situazione comune ai borghi periferici di Vicenza ed alle contrade più povere delle altre città venete. Ma questi stessi disagi portano, un po' alla voIta, a far nascere le prime forme di aggregazione popolare nelle contrade d'oltre Bacchiglione: se i maggiorenti non sentono le loro proteste, bisogna prendere iniziative personali. A fine secolo a palazzo Angaran avevano sede tre organizzazioni operaie: la "Fratellanza" e le associazioni di "Falegnami" e di "Macellai"; si erano inoltre formate la "Società anticlericale" e la loggia massonica "Lelio Socino", retta da E. Negri, il conte rosso, la "Società per la cremazione" e poi varie associazioni di mutuo soccorso. A poco a poco si trasferiscono nelle mani delle società operaie le manifestazioni più socializzanti come le feste carnevalesche, le sagre, le rappresentazioni teatrali (commedie di Goldoni), le iniziative a favore di bambini indigenti o di altre categorie bisognose.
Lo stimolo "a far da sé" si allarga, data anche la persistente sordità della Vicenza ufficiale alle istanze dei rioni periferici: ed ecco il sorgere del "Comitato spettacoli in Trastevere", vitalizzato da alcuni generosi promotori, come ad A. Colain, che scrive sul giornaletto "il trasteverino", allo scultore V. Cevese (autore della colonna con putto posta in P.za XX Settembre), che aveva come motto: "Co se vole se pole, co se pole se deve, cose deve se fa" e ad altri benemeriti. E' il 25 ottobre del 1891 e da questo momento l'appellativo di "trasteverini", unito a quello di "republicani" già apparso sulla stampa locale, designò gli abitanti d'oltre Bacchiglione. Poi, nel corso del 1900, la Storia del quartiere di Trastevere assume una fisionomia sempre più precisa, "proletaria", con atteggiamenti separatisti dal centro città dei clericali e dei moderati, con la contesa per i nuovi nomi da dare alle contrade (via XX Settembre con relativa piazza al posto di Contrada Fontana coperta), con la festa di popolo per la colonna del Cevese, con la creazione dei savi della repubblica (13 reggenti del comitato trasteverino), che diedero vita ad una banda propria ed indissero iniziative benefiche in un quartiere sempre più definito "rosso". Le polemiche, segno peraltro di una battagliera vivacità, non cessarono neppure durante la prima guerra mondiale. Infine con il fascismo, ci fu la pacificazione del quartiere Trastevere con la città (1924) e la sua progressiva devitalizzazione.
Ma se il nome di "Trastevere" è tramontato, le contrade del quartiere hanno continuato la loro vita, magari più in sordina, più raccolte intorno agli affari privati che alle pubbliche riunioni, anche se ogni tanto qualcuno scrive sui giornali locali rinfrescando le memorie della "Rua”. Oggi queste contrade sono inglobate nel cuore di una città che si è estesa ed il Bacchiglione con il nuovo ponte non è più una barriera, ma una delle bellezze naturali che unisce gli abitanti di Vicenza. Solo, esse sono poco conosciute e le loro stesse opere d'arte, molte e ragguardevoli, non sono meta di turisti perché poco reclamizzate: il Chiostro e la stele funeraria dell'Istituto Trento del Canova, i Palazzi come il Magrè-Angaran (XV sec.), il Regaù (XV sec.), il Franco, il Lanzi-Bonaguro (1769), il Navarotto (XV sec.), le chiese, i chiostri, i conventi come quelle delle Cappuccine e di S. Domenico, di S. Pietro, l’oratorio Boccalotti (1414-15). E se vogliamo passare alla pittura, basta entrare nella chiesa parrocchiale per scoprire le tele dei Maganza, la "Natività" del 1634 di F. Maffei, "La consegna delle chiavi" di G. Zelotti... Ecco, forse con un po' di buona volontà e partecipazione da parte di tutti, il quartiere, potrebbe ritrovare la sua unità trasformandosi in luogo vivo e pulsante in cui, come dice Giuriato ne "La canzone del Trastevere": "l' omo...parla libero, e la dona xe un bonbon!". | | | | |