| | | Mostre: periodo dal: 08/12/2007 al: 03/02/2008 |  | | Capolavori che ritornano | | Genere: Pittura | | Luogo: Vicenza | | Indirizzo: Vicenza Comune: VICENZA | | orari: Vedi dettaglio | | Località: Vicenza, Palazzo Thiene
Capolavori che ritornano
Il mito di Venere e Amore è l’affascinante tema della mostra “Capolavori che ritornano” di quest’anno, promossa dalla Banca Popolare di Vicenza e aperta al pubblico a Palazzo Thiene dal 8 dicembre 2007 al 3 febbraio 2008. La mostra sarà aperta al pubblico, ad ingresso libero, dal 8 dicembre 2007 al 3 febbraio 2008, da martedì a venerdì dalle 15 alle 19 e sabato e domenica dalle 10 alle 19.
L’ispirazione è stata offerta dall’ultimo importante capolavoro acquisito dall’Istituto berico sui mercati d’arte nazionali e riportato in terra veneta: “Venere e Amore” di Gian Antonio Pellegrini.
L’opera di Pellegrini (Venezia 1675 -1741), un olio su tela di cm. 82X65, risale al 1715-20, periodo in cui l’autore ha vissuto in Francia e in Germania. La pittura del Pellegrini è l’espressione di una civiltà raffinata ed auto-esaltante, immemore volutamente della propria imminente decadenza. Pellegrini ha rappresentato un mondo di incantata favola in cui tanto l’evento mitologico o classico, quanto quello tratto dal Vecchio e dal Nuovo Testamento vennero sempre recitati dai suoi protagonisti con appassionata bravura. Era un mondo immaginario, sereno e festoso, che poche volte ha contatto con la realtà, ma sempre in chiave teatrale e musicale: una fantasia zampillante in una giocosità senza tregua.
Partendo dall’opera di Gian Antonio Pellegrini la mostra “Capolavori che Ritornano” affronta il mito di Venere e Amore attraverso un percorso espositivo che si sviluppa dagli affreschi e gli stucchi cinquecenteschi di Palazzo Thiene alla pittura del settecento veneto.
Palazzo Thiene è un nodo cronologico e stilistico determinante per comprendere la storia delle arti figurative intorno alla metà del XVI secolo. Gli affreschi e gli stucchi che decorano le sale, realizzate in un paio d’anni dagli stuccatori Alessandro Vittoria a Bartolomeo Rodolfi e dai pittori Bernardo India a Anselmo Canera, hanno per argomenti episodi della mitologia antica tratti dalle Metamorfosi di Ovidio, dall’Asino d’oro di Apuleio, dall’Eneide di Virgilio. In queste storie di prodigi, di avventure e di gesta eroiche, Venere e Amore è uno dei temi che trova abbondante numero di “precedenti”.
Numerose sono le opere in mostra del settecento veneto che trattano il tema “Venere e amore”, tra questi: “Venere con Cupido” di Nicolò Bambini , “Venere, satiro e putti” di Francesco Fontebasso, “Venere con colomba e Amore” e “Venere disarma Amore” di Gian Antonio Pellegrini e “Venere con amorini” e “Venere, Cupido e satiro” di Sebastiano Ricci.
Le scene degli affreschi sono state affiancate da incisioni, maioliche, libri, sculture e alcuni quadri - tra cui “Venere e Adone” di Tiziano proveniente dalla Galleria Barberini di Roma - in cui lo stesso mito viene interpretato e raffigurato.
L’operazione permette di comprendere come nel XVI sec. gli artisti attingessero ad un serbatoio di versioni iconografiche già molto esteso e consolidato ma anche testimonia come la mitologia antica continuasse ad incidere sull’arte del Cinquecento, monopolizzandola, congiuntamente a quella religiosa.
La mostra “Capolavori che Ritornano” di quest’anno ha l’obiettivo finale di suscitare, grazie al confronto dell’oggettistica con quadri e bronzetti di grandi firme – alcune contemporanee al Palladio - le possibili suggestioni di un ipotetico arredamento del palazzo come avrebbe potuto essere all’epoca della sua nascita e nei secoli successivi.
Orario: da martedì a venerdì dalle 15.00 alle 19.00. Sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.00. Lunedì chiuso. | | | | |