| News / Sport / Eventi e attualità |  | Dallo sport una speranza | | Paolo Rossi e il Csi fautori di un'iniziativa benefica | | Al convegno formativo del Centro Sportivo Italiano di Vicenza sono stati consegnati i primi mille euro raccolti tra i tesserati dell'associazione di promozione sportiva alla Fondazione Città della Speranza che si occupa di sostenere la clinica specializzata in leucemie e tumori infantili che in Veneto ha sede a Padova. Grazie anche all'apporto di Città della Speranza, che ha sede a Malo presso la ditta Deroma Spa, almeno sette casi di bambini malati su dieci sono guaribili. Solo nel Vicentino ogni anno si ammalano di leucemia circa 25 bambini. La Fondazione ha contribuito negli anni scorsi a costruire l'edificio che ospita il reparto clinico specializzato che si trova a Padova. Ora raccoglie un milione di euro l'anno per la ricerca nello studio dei tumori infantili. |  | | Paolo Rossi consegna l'assegno del CSI Vicenza ad Andrea Camporese della Fondazione Città della Speranza |  | Il CSI ha raccolto i fondi tra i suoi tesserati attraverso la disponibilità di Paolo Rossi. Il campione del Mondo ha messo a disposizione dell'associazione 400 copie del suo libro autobiografico "Ho fatto piangere il Brasile". Il testo è stato ceduto ai tesserati in cambio di un'offerta minima in grado di coprire le spese e di raccogliere una certa somma. L'iniziativa prosegue, ed è aperta a tutte le società del CSI (per informazioni 0444-525434). Al convegno vicentino era presente anche Nevio Scala, allenatore professionista, che fu protagonista dell'ascesa del Parma nei primi anni 90 e che successivamente lavorò in Germania e in Turchia. | | Paolo Rossi e Nevio Scala | | Nella sala dell'Istituto San Paolo erano presenti 130 dirigenti delle 160 società sportive del CSI provinciale, che in terra berica conta circa 10 mila tesserati. Scala iniziò a giocare a calcio proprio nel CSI da ragazzo a Noventa Vicentina. Di recente ha frequentato a Coverciano un corso per direttore sportivo. "Oggi il calcio in Italia è in una situazione completamente diversa da quella che ho lasciato sei anni fa, ha detto Scala; se dovessi tornare, come ho intenzione di fare, tornerei solo alle mie condizioni. La mia filosofia porterebbe solo giovamento al mondo attuale del calcio!". "E' importante mantenere una divisione netta dei ruoli tra allenatore e dirigenti - ha affermato Scala, ricordando la sua esperienza - Ad ognuno il suo compito! Poi è fondamentale essere chiari e sinceri: mai raccontare bugie, soprattutto nello spogliatoio". "Il segreto del 'mio' Parma è stato quello di essere riusciti a coinvolgere i giocatori su un principio ben preciso - continua - Il primo anno nel ritiro della squadra ho detto ai giocatori della rosa che saremmo stati una squadra vincente se ognuno di noi fosse riuscito ad accettare i limiti dei compagni e dell'allenatore. E questa mia filosofia ha avuto successo!" "L'esperienza nel mio caso ha dimostrato che non conta più di tanto lo schema di gioco o della formazione ma soprattutto conta essere sè stessi! - ha raccomandato agli allenatori presenti - Non copiate gli allenatori famosi, perché il successo viene dal rapporto che si instaura tra l'allenatore e i giocatori e tra lo stesso e l'ambiente della società sportiva compresi i dirigenti". "Il mio Parma ha chiuso il ciclo nel 1995-96, quando non sono state più rispettate le regole che ci eravamo prefissi. - svela Scala - Inizialmente si voleva una squadra senza fenomeni e l'obiettivo principale era di riempire lo stadio. Quando sono arrivato a Parma al Tardini c'era una media di 3.200 spettatori. - e continua - Abbiamo coinvolto la città, ci allenavamo in mezzo alla gente . Poi i risultati sono arrivati ... ma alla fine è arrivato anche il pallone d'oro Stoichkov che non volevo e che mi ha sbilanciato lo spogliatoio: era pagato 10 volte più degli altri giocatori". Nevio Scala a proposito del settore giovanile, tanto caro al Centro Sportivo Italiano, ha riportato alcune esperienze legate ai cinque anni in cui lavorò con i giovanissimi e gli allievi del Vicenza Calcio. "Nella mia carriera non ho mai detto tu sei titolare e tu una riserva. Ho dato attenzione sempre a tutti i giocatori in rosa e in modo particolare a coloro che avevano sulla maglia dal numero 12 in su. - afferma Scala - E' vero che nel professionismo alla fine giocano sempre i più bravi e i più in forma, ma nel giovanile bisogna far giocare un po' tutti proprio per gestire al meglio il gruppo e mantenere tutti sullo stesso piano!" Alla fine da Scala arriva un monito: "Attenti a voi allenatori delle squadre giovanili: sappiate che avete una grande responsabilità: potete aprire le strade dello sport ad un ragazzo o viceversa chiuderle per sempre! I miei figli ad esempio, proprio per problemi di rapporto con gli allenatori hanno smesso di giocare per sempre. Per fortuna mi danno soddisfazione nello studio!" |