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Nord est e povertà
A Vicenza dal 15 ottobre un importante convegno con prestigiosi relatori
Si tiene in questi giorni presso la sede degli industriali di Vicenza, palazzo Bonin-Longare, il X °Simposio sulla vita di relazione, organizzato dall'Istituto Rezzara unitamente all'Associazione Industriali. Il convegno, al quale partecipano importanti autorità della cultura e della politica del Veneto ( leggi qui il programma dettagliato ) affronta il tema della povertà nascosta nel Nord-Est, tema che, anche se limitato quantitativamente, ha un aspetto drammatico che non può essere ignorato. La povertà dunque anche nel Nord-Est d'Italia, ricco e industrializzato, non manca. Ci sono persone che, dopo aver pagato l'affitto, si ritrovano con pochi spiccioli per vivere.
Anziani, categoria a rischio povertà

Persone che da ricche diventano povere per qualche evento drammatico: malattia, morte, separazione coniugale. L'Istituto Rezzara vuole levare il velo su questo mondo nascosto per far prendere coscienza del fenomeno, con il prossimo Simposio sulla vita di relazione, realizzato nella sede degli industriali e con la collaborazione dell'Assoindustria vicentina, nei pomeriggi del 15, 16 e 17 ottobre dalle ore 15.15 alle ore 18 circa. Pubblichiamo qui di seguito una nota a firma di Mons. Giuseppe Dal Ferro che introduce il dibattito.

"Incrociando i dati della Caritas triveneta con quelli dell'Istat (Istituto di statistica italiano), in essa si afferma, in Italia nell'anno 2000 sono risultati otto milioni di poveri, fra i quali mezzo milione nel ricco Nord-Est. Il dato comprende i poveri in senso assoluto, che nel Nord-Est sarebbero 110.000 (assoluta mancanza di beni e di redditi) e i relativamente poveri o indigenti 400.000 (con un reddito inferiore alla metà del reddito medio). Ciò che l'Istat evidenzia è che il numero dei poveri in Italia da qualche anno è sostanzialmente stabile, mentre cresce nel Nord, dove la percentuale delle famiglie povere sarebbe passata in un anno dal 5% al 5,7%.

Molti poveri sono stranieri, venuti in Italia alla ricerca di lavoro; il 20% però, e in qualche caso più della metà (Belluno, Trieste e Bolzano), sono italiani. Si tratta di famiglie monoreddito con più figli; di persone sole fra i 40 e i 45 anni senza lavoro, con scarsa scolarizzazione, con una famiglia inesistente o dissolta alle spalle; di pensionati che non riescono ad arrivare alla fine del mese per la misera pensione sociale. Si cade nello stato di povertà in vari modi: con la perdita del lavoro, con una malattia, con l'incapacità di far fronte a prestiti richiesti, con le separazioni coniugali. Si innesta allora un circolo vizioso, che condanna progressivamente verso il basso irreversibilmente famiglie e persone. Non sono meno gravi le conseguenze sociali prodotte dalla povertà quali l'emarginazione e la solitudine, la mancanza di rapporti sociali. È quest'ultima una nuova forma di povertà, avvertita dai giovani che non possono permettersi il computer, il cellulare, l'abbigliamento firmato o lo scooter; subita dagli anziani che devono rinunciare a una gita sociale, ad un incontro fra amici, al riscaldamento in casa, a certi cibi, perché la pensione è in gran parte assorbita dall'affitto.

Secondo il rapporto dello scorso anno della Caritas le persone povere contattate nei Centri di ascolto nel Nord-Est sono risultate 13.472 nel 2001, con 29.285 interventi e 39.931 prestazioni. Sono per il 54,4% maschi, con una occupazione precaria, celibi o divorziati. Un po' meno della metà di questi non ha mai costituito una propria famiglia, uno su tre ha sperimentato la dissoluzione di un precedente rapporto di coppia e solo uno su quattro sta vivendo un rapporto di tipo coniugale. Molti di essi risultano privi di reddito fisso e di una abitazione. Tra le donne non mancano persone sole con figli, a cui devono provvedere in conseguenza di separazioni coniugali. Le domande presentate nei Centri di ascolto sono state per lo più di sussidio, di ricerca di lavoro, di come accedere ai servizi sociali od ottenere i propri diritti. Al fondo è risultato sempre un bisogno di ascolto, la sofferenza di uno stato di solitudine e di emarginazione, la domanda di solidarietà umana ancor prima di quella materiale".


13/10/2003

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