| "Chi trapassa vive in uno stato di coscienza ove il dolore, come noi lo concepiamo, non esiste più. Concetto difficilissimo da accettare ma penso sia così; ciò che si abbandona è solo l'involucro esterno della vera sostanza dell'uomo che trapassa in una dimensione più sottile. Ma lui vive. Siamo noi che lo dichiariamo morto e facendo così lo teniamo lontano. Ma se noi lo dichiariamo vivo, ciò che ci manca di lui è la presenza fisica. Tutto il resto è vivo e vitale. Si tratta di trovare il modo di sentirlo vivo dentro di sé". Con queste parole il vicentino Nico Veladiano, giornalista pubblicista, esperto di comunicazione, informazione, marketing orientati al settore della pubblica amministrazione, esprime la sua visione del mondo nel libro "Ilfilodargento" ( Editrice Veneta ), storia del viaggio in treno da Venezia a Roma di Giovanni d'Assisi, noto giornalista e scrittore che incontra Isabelle D'Aubry, dirigente di una organizzazione internazionale. | |
| Durante il viaggio Giovanni racconta a Isabelle la storia della sua vita e della sua compagna Margherita, medico di "Medici senza frontiere", conosciuta a Bamiyan in Afghanistan e morta da poco. Isabelle gli chiede quale senso Margherita dava alla vita e Giovanni risponde: "Margherita credeva che ciascuno di noi ha una missione da compiere nel corso della sua esistenza e che la vita dura il tempo giusto per cui si è venuti al mondo". Questo è il messaggio del libro. C'è chi vive un'ora, un giorno, venti, ottanta, cento anni, ma quello che conta non è il tempo ma la missione che ciascuno di noi assolve nella propria vita. Come scrive Gianni Giolo nel commento del libro: "Un incontro casuale per noi ma non per i due protagonisti della storia per i quali il caso non esiste. L'intenso colloquio con Isabelle offre a Giovanni l'occasione di rivivere, attraverso flashback, esperienze rilevanti della vita. Importanti non sono tanto i luoghi quanto ciò che dicono le personalità incontrate in un cammino costellato da situazioni pericolose attraverso le quali Giovanni passa indenne seguendo un filo invisibile. I segni non gli sono mancati e molti sono stati coloro che hanno cercato di fargli comprendere il suo ruolo e la ben precisa funzione nel disegno di Colui che dà senso alla vita e agli eventi". "E' Isabelle a dargli spunti importanti per seguire il filo, riscoprire messaggi che sua moglie Margherita, da poco scomparsa, gli ha lasciato e continua a offrirgli. Giovanni, che si è sempre servito dell'etica professionale come scudo per evitare coinvolgimenti in argomenti inerenti la sfera del proprio io, sarà, un po' alla volta portato a rivisitare e reinterpretare esperienze vissute. Il libro, che ripropone il classico tema del viaggio come metafora della vita, è in realtà una grande meditazione sulla morte, un percorso che parla del mistero dell'esistenza umana guidata da un destino, che può essere chiamato, nelle filosofie orientali, "karma", che solo può dare un significato ai dati anche più insignificanti e banali del nostro esserci nel mondo". Parlando con Isabelle - dice il protagonista - "il concetto di tempo era totalmente cambiato. Isabelle mi descrisse la concezione di un cosmo totalmente diversa da quella che fino a questo momento avevo ritenuto essere attendibile e condivisibile. La sua filosofia sconvolse totalmente le mie nozioni di tempo, di spazio, di un logico svolgersi degli eventi sostituendo il tutto con un concetto di Assoluto che mai prima di allora sarei riuscito a immaginare". Giovanni capisce allora che il tempo "come tale non esiste ma è solo una illusione, un sentire che si pone in un non spazio e in un non tempo", che i nostri corpi "non sono solo fisici ma contemporaneamente anche di nature molteplici e meno pesanti della materia che siamo abituati a concepire", che la terra è "una palestra, una scuola di evoluzione dove la piccola consapevolezza del selvaggio si trasforma nel vasto sentire dell'illuminato", che le ingiustizie del mondo "sono solo apparenti, perché catastrofi, guerre, dolori personali altro non sono che i mezzi di evoluzione verso inimmaginabili mete" e che il destino individuale rappresenta "uno scenario ove ciascuno vive un suo tempo, crea un suo mondo, percorre apparentemente in compagnia di tanti, ma in realtà da solo, la sua strada evolutiva". "Il fatto che più temiamo - ha detto Enrico Ruggini, presentando il libro - è la morte, soprattutto dei nostri cari, ma non sappiamo che questo evento, in realtà, è un evento del vivere, che è proprio un passaggio, un attraversare, un indossare vesti diverse. E' un continuare a esistere. Fa parte a pieno titolo del nostro percorso spirituale, percorso che non si interrompe. Questo passaggio dal vivere al morire è un filo esistenziale, un filo d'Arianna, un filo d'argento che indica la continuità fra questa vita e l'al di là. Per questo nel titolo del libro il filo d'argento è scritto tutto unito, senza spazi tra le parole". Nico Veladiano è Capo Settore Staff-Relazioni Esterne di un comune dell'hinterland vicentino. Da tempo si dedica allo studio delle filosofie e delle culture del mondo. Per contattare l'autore si può scrivere all'indirizzo email: ilfilodargento@virgilio.it |