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CHIESA VIVA on line 11/2004
editoriale
NELLA MEMORIA DEI DEFUNTI

Novembre è il mese della memoria e della tristezza. L'autunno inoltrato rende grigie le giornate. Per noi è il mese della speranza, della preghiera e delle opere del suffragio cristiano.

Novembre è il mese della memoria riconoscente e del suffragio per i nostri defunti. Ricordiamo solitamente i nostri genitori, i nonni, i fratelli e gli amici: tante persone che ci hanno fatto del bene, che hanno reso possibile la nostra nascita, la nostra crescita e che hanno sostenuto la nostra esistenza. La nostra memoria per loro è anzitutto preghiera di riconoscenza e di suffragio cristiano. Abbiamo il dovere di ricordare nella preghiera i defunti dimenticati e noi in particolare i molti missionari che hanno speso la loro vita per l'annuncio del vangelo. Il distacco di chi ci lascia nella morte è sempre doloroso.
La fede però ci dice che i nostri cari sono ancora vivi, anzi più vivi di prima, perché partecipi della stessa vita eterna di Dio. Ogni volta che li pensiamo non dovremmo ricordarli come trapassati, ma come vicini a noi, capaci di accompagnarci ancora nella vita. La grande realtà della "comunione dei santi", che ricordiamo ogni volta che recitiamo il Credo, ci dice che c'è un rapporto, un interscambio spirituale tra noi viventi, chi è già in Dio e chi attende nella purificazione di entrare nella gloria. Dalla salvezza cui sono arrivati i nostri cari possono intercedere per noi la benevolenza di Dio e la sua misericordia. Noi abbiamo il dovere del suffragio cristiano che possiamo esprimere in tanti modi, con la preghiera anzitutto e con le opere di carità. I fiori che portiamo sulle loro tombe è un segno di riconoscenza e insieme un segno della nostra fede nella loro vita. L'atto più bello e più efficace che possiamo fare per loro è però la celebrazione di S.Messe perché il sacrificio perpetuo di Cristo unito al nostro sacrificio ha grande valore per chi non avesse ancora raggiunto quella pienezza di amore che fa partecipi della vita eterna in Dio. Accanto alla preghiera ricordiamo le opere della carità. San Giovanni Crisostomo diceva: "Conviene soccorrere i morti non con le lacrime, ma con le elemosine". E' questo il significato della "buona usanza" che in molte parrocchie si raccoglie in occasione di un funerale per qualche finalità educativa o assistenziale. Questo è il significato del tradizionale "cartellino dei defunti" che è proposto alle famiglie come occasione di carità per le opere missionarie nella memoria dei defunti il 2 novembre. Alla preghiera, alle messe di suffragio, alle opere di carità si aggiungono con grande valore tutti gli atti di bontà e i sacrifici personali e familiari della vita quotidiana.
La liturgia del commiato cristiano dice che i defunti ci precedono nel segno della fede e che le loro opere li accompagnano. Il loro ricordo deve essere per noi stimolo alla nostra fede e al nostro buon operare. Ci devono essere cioè di esempio. Sono vissuti in genere in tempi più difficili del nostro; spesso hanno sofferto, hanno lavorato più di quanto tocchi a noi soffrire: hanno saputo vivere con grande fiducia nella Provvidenza compiendo nel silenzio della quotidianità il loro dovere, hanno vissuto e celebrato la vita cristiana con assiduità e coerenza nel lavoro e nella festa, nella famiglia, nei campi, nelle fabbriche, nella società. Nessuno è senza colpa dinanzi a Dio. Per questo la nostra memoria oltre che riconoscente si fa preghiera per loro e si fa opera di cristiano suffragio.
V.Grolla


04/11/2004

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