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CHIESA VIVA on line 11/2004
Testimonianze
UN MEDICO PER SALVARE IL MONDO
La epidemia di Sars ha infettato 8.423 persone in tutto il mondo uccidendone 916. Il virus nato in Cina ha coinvolto 30 paesi. La Sars è diventata un pericolo per tutto il mondo per la facile diffusione. Un medico italiano Carlo Urbani ha scoperto il virus ma ci ha rimesso la vita. Ecco la sua storia.

Carlo Urbani nasce nel 1956 a Castelplanio (Ancona) da Maria e Alberto, insegnanti. Nel 1981 si laurea in medicina ad Ancona, poi si specializza in malattie infettive a Messina. Negli anni '80 è medico di base a Castelplanio e durante le vacanze organizza con gli amici medici viaggi in Africa, inventandosi una sorta di "turismo solidale": porta medicinali e cure dove si muore a milioni per malattie curabili con pochi spiccioli. Negli anni '90 diventa aiuto primario a Macerata nel reparto malattie infettive, dove si occupa soprattutto dei malati di Aids. Nello stesso periodo è consulente dell'Organizzazione mondiale della sanità per cui svolge numerose missioni ed entra in 'Medici senza Frontiere' (MsF), per i quali si trasferisce con la famiglia un anno in una Cambogia martoriata dalla guerra civile. Come presidente nazionale di MsF nel 1999 ritira il Nobel per la Pace. Nel 2000, rifiuta il ruolo di primario a Macerata, accetta di andare a vivere in Vietnam come coordinatore della politica sanitaria dell'Oms. Nel Natale 2002 l'ultimo viaggio in Italia: il 28 febbraio 2003 in un ospedale vietnamita visita un malato che presenta sintomi strani e capisce che si tratta di un virus sconosciuto e pericoloso per l'intera umanità. Resta in trincea, organizza la quarantena e isola il virus ma il 29 marzo 2003, dopo aver inviato i tre bambini in Italia, muore a Bangkok stroncato dalla Sars.

Le radici di Carlo
Il giovane Carlo mosse i primi passi nella costante ricerca di un prossimo cui dedicarsi. Fin da ragazzo era un cattolico osservante, suonava l'organo e promuoveva le attività della parrocchia. Ancora ragazzo con gli amici raccoglieva i farmaci da inviare in Africa per l'associazione "Mani tese" e in estate organizzava le vacanze per disabili della vallata coinvolgendo tutta la comunità. Da medico si è messo al servizio del Consultorio per l'educazione sessuale dei giovani e per il corso per fidanzati e inizia i suoi viaggi nelle missioni dell'Africa e dell'Asia.Il parroco don Mario Precotti ricorda: "Ho conosciuto Carlo molti anni fa, nel 1978: Lui, poco più che ventenne, faceva parte del consiglio pastorale e subito mi colpì per la forte personalità. Ricordo che boicottò i fuochi d'artificio: sosteneva che era immorale sprecare i soldi visto quante persone sarebbero guarite o avrebbero mangiato con quella cifra. Passava le vacanze tra i diseredati del mondo trascinando con sé i colleghi e gli amici. Se li portava dietro un po' per spirito missionario, e un po' perché voleva che toccassero con mano che cosa deve fare un vero medico, che vedessero la vera sofferenza. Lo diceva sempre anche a me, con la sua ironia: lì sì che avreste da lavorare, mica come qua.. Non a caso si portava dietro tutti medici di base, e sceglieva proprio i più scettici, i più lontani dalla sua mentalità di cattolico.Poi venne l'impegno con Medici senza frontiere in vari paesi mantenendo sempre il rapporto con la sua comunità di origine. Ad esempio, quando andò in Mauritania come Medico senza Frontiere su mandato dell'ONU: sapeva che avrebbe visitato mille bambini, così chiese ai parrocchiani di comprare mille penne e altrettanti quaderni. In cambio riportò indietro i disegni fatti da quei bambini e un capitale di ricchezza interiore per tutti, creando un ponte durato anni tra i due paesi.Questo era Carlo Urbani, il medico che un anno fa scoprì il killer della Sars e sacrificò la sua stessa vita per guarire i contagiati e preservare il mondo dall'epidemia. "Non sapremo mai quante vite ha salvato donando la sua", ha detto Kofi Annan, segretario generale dell'Onu, alla notizia della sua morte il 29 marzo 2003.

04/11/2004

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