| | | %%%NEWS_TITOLO%%% |  | L'intervista: Sergio Gasparin | | di Paolo Bedin | | Sensazioni ed emozioni del Direttore Generale che dopo 5 anni è tornato alla guida del club al quale ha legato i momenti più importanti e significativi della sua carriera professionale. Per lanciare una nuova ed emozionante sfida...
Probabilmente lo aveva sognato parecchie volte il suo ritorno a Vicenza, come si confà a qualsiasi uomo che lega indissolubilmente la sua vita ad un amore, lasciato ma mai dimenticato. Sicuramente non poteva immaginare che fosse così improvviso, imprevisto, quasi sorprendente per le tempistiche. Una scelta di cuore, più che di testa, ha ripetuto più volte. Perché nella vita non puoi sempre fare calcoli, farti trascinare dalla sola razionalità, pesare le complessità di una scelta difficile, riflettere solo sulle possibili conseguenze. Il Vicenza Calcio non è una squadra qualsiasi, i colori biancorossi sono quelli che lui ha contribuito a portare dalla serie C alla magica notte di Coppa Italia, fino alle soglie del trionfo allo Stamford Bridge di Londra. Emozioni forti, momenti indimenticabili, risultati straordinari, frutto di un impegno profuso senza risparmio, di una dedizione alla causa assoluta, di una passione per il lavoro indiscutibile e inconfutabile. Gli elementi che attirano l'attenzione dell'interlocutore quando incontra Sergio Gasparin sono gli stessi di anni fa: la padronanza della dialettica, il tono autoritario, la cura dei particolari e della forma. Caratteristiche indiscutibili dell'uomo di spessore, nato per agire e prendersi le responsabilità. Poi emerge subito la capacità istantanea di capire, riflettere ed elaborare, frutto dell'esperienza di manager acquisita negli anni. Se infine si ha la fortuna di entrarne nell'animo e nel privato, si scoprono gli aspetti più profondi e segreti: l'amore per la vita, i valori assoluti, le passioni irrinunciabili. Conoscere a fondo Sergio Gasparin non è operazione facile, né veloce, tantomeno approntabile da tutti. Chi ci riesce si assicura rivelazioni interessanti, sorprendenti, talvolta emozionanti. Il suo ritorno a Vicenza assomiglia ad una trama di un film a puntate. Iniziamo dalla fine della prima parte, vale a dire da quel giro di campo nel prepartita di Vicenza-Venezia del dicembre 1998. Che sensazioni provo'? "Difficile esprimerlo perché ritenevo quel giro di campo il primo e l'ultimo a Vicenza e quindi pensavo e lo vivevo come l'addio definitivo alla "mia gente", a quanti mi erano stati vicini e compagni fedeli di viaggio durante dieci anni di battaglie sportive, di vittorie e sconfitte, di amarezze e gioie sino al livello più alto mai toccato in cento anni di storia gloriosa della nostra società. Fu un insieme di pensieri, di emozioni ed anche di commozione". A distanza di cinque anni, eccola nuovamente a sedere sulla poltrona di Direttore Generale di Via Schio. Ci racconti come è maturato questo ritorno al passato. "E' maturato in fretta, senza darmi il tempo di pensare... e forse è stato meglio così. Lo spazio di una telefonata, un viaggio a Londra, una giornata di colloqui con la proprietà, due notti insonni e poi eccomi qui!" La prima sensazione provata il primo giorno di lavoro... "Quasi come il giro di campo! Entrare nuovamente nella palazzina di Via Schio e rincontrare le persone con le quali avevo lavorato assieme per lunghi anni, e poi nello spogliatoio della squadra, con il suo fascino particolare ed immutabile, è stato quasi una magia. Un ritorno d'incanto a cinque anni prima, quasi il tempo si fosse fermato". Lei trova un calcio e un Vicenza profondamente cambiati. Partiamo dal sistema: cosa ha inclinato la parabola ascendente di questo sport gettandolo in una crisi dagli esiti ancora incerti? "La parabola discendente è iniziata da quando l'equilibrio economico all' interno della Lega Nazionale Professionisti è venuto a mancare, spazzato via dal famigerato decreto legge che ha tramutato i diritti delle società professionistiche da collettivi in soggettivi, con la conseguenza che la differenza d'introiti economici tra le prime tre squadre d'Italia e le medio piccole è diventato abissale. Da lì è partito tutto, poi le gestioni di molte società dissestate che hanno trasferito sugli sportivi tesserati tutti i ricavi del club hanno completato il disastro". Veniamo al Vicenza: difficoltà economico - finanziarie da un lato e disaffezione del pubblico dall'altro. Quali di queste problematiche la preoccupa maggiormente? "I dati contabili della nostra società sono eloquenti ed a disposizione di tutti. Le perdite economiche sono state negli ultimi anni gravissime e richiederanno un periodo molto lungo di "sudore e sangue" per venir recuperate, ma la disaffezione del pubblico è il dato che mi preoccupa maggiormente perché la partecipazione del "popolo biancorosso" alle sorti della squadra e della società è sempre stata totale, a prescindere dalla categoria di appartenenza". La potenziale cessione del Vicenza rimane d'attualità. Dopo i noti fatti dell'estate negli ultimi giorni ci sono state importanti novità. "Uno degli impegni presi con la proprietà è stato quello di cercare un coinvolgimento di forze imprenditoriali affinché si potessero creare le premesse per la cessione, di tutto o in parte, della società. In questi primi tre mesi ho cercato di lavorare in questo indirizzo". Veniamo alla squadra: un inizio molto promettente, un rullino in casa, Treviso a parte, straordinario. Che ruolo puo' recitare il Vicenza in questo campionato? "L'obiettivo è chiaro e dichiarato: raggiungere la permanenza nel campionato di serie B, valorizzazione dei giovani giocatori della società, contenimento drastico dei costi". Malgrado non l'abbia scelto lei, con Maurizio Viscidi il rapporto è molto intenso e proficuo. Un suo giudizio sull'allenatore biancorosso. "Ognuno di noi ha una sua etica comportamentale. Vi è chi cerca di distruggere il ricordo del passato e chi invece preferisce valutare attentamente le cose che sono state fatte, senza preconcetti di sorta. Quando sono arrivato ho parlato a lungo con l'allenatore, ho osservato come lavorava, ho avuto modo di apprezzarne le qualità umane e professionali e conseguentemente ho ritenuto giusto e corretto proseguire il rapporto". Parliamo del format della serie B. Lei si è battuto affinché il turno del campionato cadetto fosse confermato confermato alla domenica pomeriggio. Qual è il giusto equilibrio tra diritti ed esigenze dei tifosi e necessità di aumentare la visibilità e dunque il valore del torneo? "Una delle qualità fondamentali che mi hanno insegnato e lasciato i miei genitori è il rispetto degli altri e delle regole. Modificare le regole con le quali si era iniziata la stagione sportiva e conseguentemente non rispettare quanto si era detto qualche mese fa ai nostri primi tifosi, ovvero gli abbonati, era assolutamente inaccettale. E' stato commesso un errore grave, al quale si è riparato con una decisione di buon senso, che non salva l'immagine della categoria ma che almeno fa giustizia. Per la stagione prossima vedremo l'evoluzione delle cose, personalmente in Lega ho avanzato una proposta che vedrebbe giocare la serie B alle 14.00 di domenica e la serie A alle 16.00 dello stesso giorno". Uno degli obiettivi che si è prefissato fin dal suo arrivo è quello di far riappassionare i vicentini alla loro squadra. Come si raggiunge? "Facendo risentire il Vicenza della gente, con una disponibilità ed un atteggiamento di apertura e cordialità costante da parte di noi tutti ed in ogni occasione di contatto. Rilanceremo le iniziative con le scuole, con i ragazzi ed in genere con tutte quelle componenti che si sentivano parte del nostro mondo biancorosso. Negli ultimi anni vi è stata un' emorragia di presenze allo stadio Menti (in totale controtendenza a quanto è avvenuto nella serie B in Italia), che sembra non arrestarsi e richiede una riflessione profonda". Chiudiamo con il privato: il tempo libero che parte ha nella sua vita? "Il tempo libero l'avevo.....Ora il tempo è biancorosso! Sono un appassionato di arte contemporanea dove la fase del capire, del completare, di far proprio un segno, un taglio, o una piegatura è più importante ed appagante del solo vedere!" Un sogno..... " Un sogno? Riportare il Vicenza dove e come lo avevolasciato cinque anni fa!" | | | | 01/02/2005 | | | %%%NEWS_DATA_PUBB%%% | | |