| La liturgia dell'Avvento è tutta un richiamo a vivere alcuni atteggiamenti essenziali del cristiano: l'attesa vigilante e gioiosa, la speranza, la conversione. Avvento, tempo di attesa vigilante e gioiosa. E'questo un atteggiamento che dovrebbe sempre caratterizzare il cristiano e la chiesa perché il Dio della rivelazione è il Dio della promessa che in Cristo ha manifestato tutta la sua fedeltà all'uomo. Tutta la liturgia dell'Avvento risuona infatti della promessa del Messia Salvatore, soprattutto nelle pagine di Isaia, con le quali il profeta ravvivava la speranza di Israele. La speranza della Chiesa è la stessa speranza di Israele, ma con una differenza: è una speranza che si è già compiuta in Cristo Gesù. Il nostro sguardo perciò si fissa con più sicurezza verso il compimento, la venuta finale gloriosa del Signore. "Maranatha, vieni, Signore Gesù!". E il grido di invocazione che tutta la Chiesa ripete nel suo cammino verso l'incontro definitivo con il Signore. Al senso della attesa vigilante si accompagna sempre anche l'invito alla gioia. L'Avvento è un tempo di attesa gioiosa perché ciò che si spera certamente verrà. Dio è fedele. Ce lo dicono le figure che ci accompagnano in queste quattro settimane. Il Battista, di fronte a Cristo presente nel grembo di Maria esulta di gioia nel seno della Madre. La Vergine è invitata dall'angelo a rallegrarsi per l'annuncio che le reca e Lei, in visita caritatevole alla cugina Elisabetta, canta con gioia il suo magnificat. Avvento tempo di speranza. Il Padre che dona al mondo il Figlio, allo stesso tempo dona al mondo la speranza. Senza Cristo saremmo privi di speranza perché egli ci ha aperto un futuro nuovo. L'Avvento ci invita a vivere e a diffondere speranza: una speranza forte e paziente, che accetta l'ora della prova, delle difficoltà, della lentezza nella crescita del Regno di Dio, che si affida però sempre al Signore. Il salmo che caratterizza l'Avvento sin dall'inizio dice così: "A Te Signore elevo l'anima mia, in Te confido; che io non sia confuso. Non trionfino su di me i miei nemici. Chiunque spera in te non resta deluso". Siamo chiamati non solo a sperare noi, ma ad essere segno e strumento di speranza per il mondo intero. Un impegno particolarmente forte di chi coltiva uno spirito missionario e condivide e soffre per la grande mancanza di speranza che c'è nel mondo, in chi non ha da mangiare, non vede un futuro per i figli, vive nella ingiustizia e tra violenze, sente il peso di malattie. Avvento, tempo di conversione. Non c'è possibilità di speranza e di gioia senza ritornare al Signore con tutto il cuore nell'attesa del suo ritorno. San Paolo ci invita a risvegliarci dal sonno, ad essere preparati a ricevere la salvezza definitiva. Giovanni Battista richiama anche noi alla conversione per preparare le vie del Signore. La conversione esige cambiamento: pregare di più, ascoltare ed essere più fedeli alla parola di Dio, distacco da qualche difetto, accentuare lo Spirito di carità, attenzione al prossimo più bisognoso. Quale sacrificio, quale atto di carità possiamo fare per celebrare il Natale nell'amore, come Dio si è donato a noi per amore? V.Grolla | |