| "Non chiedo che si facciano cose straordinarie: tutto sia improntato a profonda spiritualità" Nella lettera apostolica con cui il Papa propone a tutta la chiesa di vivere "in modo specialissimo" un anno dedicato all'eucaristia dice: "Non chiedo che si facciano cose straordinarie, ma che tutte le iniziative siano improntate a profonda interiorità". Non quindi un programma specifico di celebrazioni, ma la richiesta di una qualità elevata nel compiere l'ordinario. Cosa fare allora? Il Papa indica soprattutto alcune cose. Anzitutto che la messa sia celebrata "decorosamente, secondo le norme stabilite" avendo cura di testimoniare la presenza reale di Cristo "con il tono della voce, con i gesti, con i movimenti, con l'insieme del comportamento". Nella messa "Cristo ripresenta a noi il sacrificio attuato una volta per tutte nel Golgota. Pur essendo presente in essa da Risorto, egli porta i segni della sua passione, di cui ogni messa è memoriale". Per questo la fede ci chiede di stare davanti all'Eucaristia con la consapevolezza che siamo davanti a Cristo stesso". Fuori della messa il Tabernacolo deve costituire come un polo di attrazione per un numero sempre maggiore di persone innamorate di Cristo, disposte a sostare a lungo davanti alla sua divina presenza per ascoltare la sua voce. Il Papa domanda che l'adorazione eucaristica diventi quest'anno un impegno speciale per le singole comunità parrocchiali religiose. Diverse parrocchie nella nostra diocesi hanno già iniziato a proporre prolungate adorazioni al SS. Sacramento. Alcune hanno ripreso l'adorazione settimanale, altre l'adorazione prolungata nella giornata del primo venerdì del mese, alcuni gruppi anche l'adorazione notturna. Non aver paura di parlare di Dio. Il Papa definisce l'eucaristia anche come "principio e progetto di missione". Per questo invita i cristiani a "testimoniare con più forza la presenza di Dio nel mondo". "Non abbiamo paura, scrive Giovanni Paolo II, a parlare di Dio e di portare a fronte alta i segni della fede". La cultura dell'Eucaristia promuove una cultura del dialogo, il riferimento pubblico alla fede non intacca la giusta autonomia dello stato a delle istituzioni. Caso mai è l'incoerenza che danneggia la società. L'Eucaristia è fattore di pace e di solidarietà. Il cristiano che partecipa all'Eucaristia apprende da essa a farsi promotore di comunione, di pace, di solidarietà, in tutte le circostanze della vita. L'immagine lacerata del nostro mondo, che ha iniziato il nuovo Millennio con lo spettro del terrorismo e la tragedia della guerra, chiama più che mai i cristiani a vivere l'Eucaristia come una grande scuola di pace, dove si formano uomini e donne e, a vari livelli di responsabilità nella vita sociale, culturale, politica, si fanno tessitori di dialogo e di comunione". Il Papa conclude la lettera invitando le comunità diocesane e parrocchiali ad "andare incontro con fraterna operosità a qualcuna delle tante povertà del nostro mondo". V. G. |