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SERGIOCASSINGENA
Grazie, signor Presidente...

Qualcuno, un giorno, scrisse che il presidente ideale di una squadra di calcio era colui che possedeva tre requisiti fondamentali: passione per questo sport, solidità economica, capacità manageriali. Non ricordo come si chiamava quel giornalista e non è poi così importante, visto che la stessa risposta potrebbe darla qualsiasi tifoso a cui stanno a cuore le sorti della propria società e si augura conseguentemente che al timone della stessa ci sia una persona affidabile, che ami profondamente la squadra, sia disposto a dei sacrifici per l'ottenimento dei risultati e sia in grado di programmarne il futuro. Se queste premesse hanno un fondamento, per il tifoso biancorosso è allora giunta l'ora della felicità, perché l'identikit ideale del presidente si è materializzato in Sergio Cassingena, l'uomo che dopo sette anni di proprietà inglese ha riportato a casa (assieme all'amico Nicola Baggio) il Vicenza Calcio. Partiamo dalla passione, elemento fondamentale della scelta di Cassingena di scendere in campo. Perché il neo-presidente del Vicenza è tifoso biancorosso da sempre, presente al Menti da anni, vicino della società come sponsor dal 1997. Come se non bastasse, ha dedicato molti anni all'attività di arbitro, tradendo una amore per questo sport che non è discutibile. Quanto a potenzialità e capacità manageriale, la storia di Cassingena assomiglia tanto a quelle favole del nordest che raccontano come dal nulla, armati solo di talento, umiltà e sana ambizione si può arrivare in alto, fino ad arrivare ad essere il presidente nazionale di uno dei gruppi della distribuzione più importanti del paese. Manca un elemento, che né per chi scrive né tantomeno per il tifoso, è secondario. Il lato umano, il risvolto caratteriale, il profilo sociologico della persona e anche qui l'approccio è incoraggiante. Perché all'imprenditore tutto d'un pezzo fa da contraltare l'uomo prodigo di consigli e di incoraggiamenti, al manager chiamato a tenere relazioni in giro per l'Italia si contrappone il neo-presidente che si emozione al momento dell'investitura, all'atteggiamento formale nelle occasioni di rito fa da contrasto il tuffo con la squadra sotto la curva sud assieme ai giocatori. Cassingena è questo, serietà e rigore da un lato, umanità e informalità dall'altro, come si addice ai grandi personaggi.

Presidente, che sensazione le fa essere chiamato così, non in ufficio o da un consigliere di amministrazione, ma da giocatori e tifosi biancorossi?
"Un misto di emozione e di gratificazione. Ma anche di consapevolezza delle responsabilità e del lavoro che c'è da fare. Come molte cose nella mia vita, interpreto l'acquisizione del Vicenza come una sfida personale e dunque vivo il momento con grande entusiasmo da un lato ma anche equilibrio e impegno dall'altro".

Quando iniziò a prendere in considerazione l'acquisto della Società?

"Iniziai a parlarne nella scorsa stagione con pochi intimi, tra cui Vladimiro Arcoma del Vicenza quando venne a trovarmi per rinnovare il contratto pubblicitario. Decisi di incontrare l'allora Direttore Generale Sagramola ma il primo contatto fu negativo. Ebbi l'impressione che non mi ritenesse un possibile acquirente e non se ne fece nulla. In agosto, invece, mentre ero in vacanza sul Mar Rosso, il mio avvocato e amico Gigi Polato mi telefonò per informarmi che Sergio Gasparin era tornato al Vicenza ed aveva scritto una lettera aperta agli imprenditori vicentini sul Giornale di Vicenza".

Un appello che assomigliava ad una "chiamata alle armi."
"Sì. Al mio rientro, vista l'amicizia che mi lega da anni a Gasparin, gli chiesi un appuntamento e mettemmo subito in cantiere un viaggio informale a Londra per capire di cha numeri e cifre si stava parlando. Al ritorno mi misi al lavoro per pensare ad una strategia commerciale che potesse sostenere una eventuale proposta di acquisizione".

Quando capì che l'operazione era fattibile?

"L'altro momento fondamentale fu l'incontro con i vertici della Banca Popolare di Vicenza. Ci incontrammo a Gambellara con il presidente Zonin e il direttore Colombini e con loro disegnai la strategia di acquisto che ottenne un consenso di massima. Seguendo il loro consiglio di puntare all'acquisizione dell'intero pacchetto azionario e non parte di esso, trasmisi all'ENIC immediatamente un diversa proposta".

Ci racconti del secondo appuntamento londinese, durato oltre sei ore.
"Un incontro estenuante, almeno per me, abituato a prendere decisioni in poco tempo e non vezzo a riunioni fiume e trattative complesse. Gli inglesi erano scettici, forse condizionati dai precedenti incontri, poi non andati a buon fine. In quel momento ha avuto un ruolo decisivo Gasparin, che Levy conosceva e stimava. Fu lui nel momento più difficile della trattativa a dare credibilità alla proposta, perché si erse a garante della mia persona".

In conferenza stampa lei disse che c'è un confine, seppur sottile, tra il coraggio e l'incoscienza. L'acquisizione del Vicenza in quale della metà campo sta?
"È un'operazione di coraggio, perché poggia su un elemento essenziale, in grado di scatenare una serie di reazioni positive a catena, vale a dire il riavvicinamento della squadra alla città e alla provincia,che una proprietà vicentina avrebbe inevitabilmente provocato. Per rompere questa cortina di freddo che si era creata con il permanere degli inglesi a Vicenza, c'era bisogno di un atto di coraggio. Non tanto e non solo di natura economica ma soprattutto psicologica. Rotta questa cortina, la paura scomparirà e la gente tornerà a riappropriarsi della sua squadra".

Cosa sono per Lei i colori biancorossi?

"I colori della mia squadra del cuore, la passione di una vita. Una fede assoluta per la storia e la tradizione che questa Società può annoverare. Non ho mai tifato per altre squadre, anche quando eravamo in serie C. Ricordo ancora l'emozione di quando riuscii a far parte della squadra di raccattapalle del Menti, oppure quando dalla finestra di un'abitazione di Borgo Casale riuscivo ad intravedere le partite domenicali".

Parliamo un po' del suo carattere. Quali i valori in cui crede Sergio Cassingena.

"L'amore per gli altri. Sono un uomo altruista per natura. Mi gratifica enormemente fare qualcosa che porta vantaggi al mondo che mi circonda. Tutto il mio lavoro è sempre stato basato sul concetto di consortività. Trasformare qualcosa in un bene comune fa parte degli obiettivi della mia vita. Se vogliamo anche l'operazione Vicenza rientra in quest'ottica, permettendo a tutti i tifosi di trarne godimento".

Quando ad altruismo, ci racconti il suo impegno in favore di due progetti in Etiopia e Siria.
"Sono due progetti che SISA sta portando avanti da tempo. In Etiopia abbiamo costruito un villaggio per tremila bambini, attraverso l'opera e l'impegno della Suore di S.Anna. Recentemente abbiamo portato l'acqua potabile, che nessuno può immaginare, nella nostra società, quando importante e fondamentale sia per la vita di quelle popolazioni. In Siria invece sosteniamo il cardiochirurgo Prof. Frigiola di Vicenza e il suo progetto di costruzione dell'ala di cardiochirurgia infantile dell'Ospedale di Damasco, dove si curano tutti i bimbi provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente".

Che soddisfazioni le dà..
"Quando una caramella trasforma un pianto in un sorriso, quando con due vacche dai da mangiare a mille persone con un costo di meno di duecento euro, capisci quali sono i veri valori della vita".

Ci racconti com'è invece l'imprenditore Cassingena.
"Il mio spirito imprenditoriale è sempre stato basato sul concetto di sfida, ponendo obiettivi e mission come gare da vincere. Non bisogna accettare mai il fatto che un problema è irrisolvibile. Il mio è un bisogno forte di riuscire, di affermarsi, ma non per contare o guadagnare di più, ma per crescere e migliorare."

Sembra facile, ma non tutti ci riescono, Presidente...
"Sono necessarie delle doti: credere in sè stessi e nelle proprie capacità, saper perseverare anche in presenza di difficoltà e avere attorno persone che condividano e accettino il tuo stile di vita, come fa la mia famiglia".

Parliamo appunto della sua famiglia.

"È sempre stata un elemento fondamentale della mia vita, sia professionale che privata. Devo ringraziare mia moglie e mio figlio per il sostegno che non mi hanno mai fatto mancare, anche nella circostanza di acquisizione del Vicenza".

Chiudiamo con una frase che mi è rimasta impressa. Il giorno della presentazione davanti ai giornalisti disse che le cose, quando le fa, sono per la vita. Il Vicenza?
"Confermo. Ho scoperto di essere il 39° Presidente della storia del Vicenza Calcio. Mi dispiace per il 40° ma dovrà aspettare un bel po'."


30/12/2004
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