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Il sindaco Hüllweck
"La città si è riappropriata di un patrimonio"

La Scheda
È nato a Vicenza, in via Proti 18, il 31 marzo 1946, figlio di Lydia Saccardo e di Carlo Hüllweck (di padre germanico e di madre italiana, discendente della famiglia dei Benso). È vissuto a Bassano del Grappa dal 1947 al 1953, fino al suo ritorno a Vicenza, dove vive tuttora, in Via San Marco n. 39. Dal 14 marzo 2003 è sposato con l'Arch. Lorella Bressanello. Ha un figlio, Giorgio, nato dalla prima moglie, deceduta nel 1998. Diplomatosi al Liceo Scientifico P. Lioy di Vicenza, si è laureato in Medicina e Chirurgia all'Università di Padova, è specialista in Pediatria, Endocrinologia e Malattie del ricambio, Scienza della Alimentazione e della Dietetica, Pediatria sociale, Paidologia e Nipiologia. Ha diretto l'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Vicenza, in qualità di membro del Consiglio Provinciale e di Vicepresidente (dall'84 al '90) e in qualità di Presidente dell'Ordine di Vicenza dal '90 al 2000. È stato membro del Comitato Centrale della FNOMCeO, della Comm. Nazionale per il Codice di Deontologia medica, della Comm. di Bioetica della Regione Veneto, della Conf. Italiana Medici Ospedalieri (CIMO). È stato parlamentare nella XII legislatura, venendo eletto Deputato alla Camera nel 1994 dove ha svolto compiti di commissario nelle Commissioni Affari sociali e Lavoro. È stato iscritto all'Albo dei Giornalisti ed è stato direttore di alcune testate. Nel 2002 è stato insignito del titolo di Cavaliere dell'Ordine di San Giorgio. È stato eletto per la prima volta Sindaco della Città di Vicenza il 13 dicembre 1998 ed è stato rieletto Sindaco il 9 giugno 2003. È stato il primo Sindaco d'Italia a essere nominato Difensore ideale dell'Infanzia da parte dell'UNICEF. Appassionato d'arte, soprattutto di musica e di teatro, ama gli animali.

servizio di: Paolo Bedin
Il primo cittadino di Vicenza, tifoso "non praticante", come ama definirsi in virtù dei molti appuntamenti istituzionali, si dichiara entusiasta della scesa in campo di Cassingena e Baggio che ha portato all'acquisizione del Vicenza. La soddisfazione per il recupero di uno dei simboli della città, che unisce vecchie e nuove generazioni, l'impegno a frequentare il Menti più assiduamente quando gli impegni glielo consentiranno e la promessa di affrontare a breve la questione stadio.

Sindaco, cosa rappresenta per la città e le istituzioni il ritorno a casa del Vicenza?
"Un fatto estremamente importante, la chiusura di un'epoca durante la quale la città era stata in qualche modo espropriata di un valore e di un patrimonio. Sono felicissimo delle novità a livello societario."

Lo sport è un fattore importante di aggregazione. Cosa rappresenta il calcio per Vicenza?
"C'era un tempo in cui si diceva che la provincia aveva tutto (industria, agricoltura, ricchezza) ma il capoluogo aveva il Vicenza Calcio. Questo per significare quanto contava la Società biancorossa per questa città. Oggi il ritorno del Vicenza ai vicentini significa il recupero di uno strumento di prestigio e di notorietà oltre che il ritorno di un simbolo che unifica tutti i cittadini collegando vecchie e nuove generazioni".

Si definirebbe un tifoso assiduo o solo appassionato?
"Mi sento come un "cattolico non praticante", vale a dire che sono un appassionato che per motivi di lavoro prima (oltre trent'anni di guardie mediche in ospedale) e istituzionali oggi (frequentemente domenicali), ho dovuto seguire il calcio più con il pensiero e dunque la radiolina e l'immaginazione. Per cui quando riesco ad andare allo stadio provo la sensazione di festa di chi vede una bella donna dopo averla sognata a lungo. Sul fatto poi che sia un tifoso doc gioca anche il mio gatto, che si chiama Zucchero ed è bianco e rosso".

Il glorioso Menti non è colmo come anni fa, con un calo di abbonati e tifosi evidente. Una disaffezione le cui cause si devono cercare.
"Nel calcio il rischio di demotivazione per il pubblico è un male pericolosissimo ed è indubbio che una proprietà lontana ha accentuato questo processo di disaffezione. Il rischio poi che il giocatore si senta un "prestatore d'opera" con la valigia sempre pronta è reale se manca un presidente presente e dinamico. Un proprietà radicata nel territorio, invece, come quella che mi spero si avrà ora, costringe il giocatore ad un doppio rapporto: economico e affettivo, con una maggior garanzia in termini di impegno e attaccamento alla maglia. E conseguentemente riaccende le speranze dei tifosi".

Lei ha conosciuto Cassingena e Baggio. Che opinione le hanno fatto?
"Entrambi ottima. In Cassingena ho trovato una persona che, oltre che sicuramente capace nel lavoro, associa una sensibilità non comune nei rapporti umani. Dimostra una sincerità totale nelle sue affermazioni ed è estremamente attento a coinvolgere le altre persone, senza volersi atteggiare. Penso che la sua figura debba essere anche accostata a quella della moglie, che deve essere una donna molto intelligente, decisa, attiva e in perfetta sintonia con il marito".

Con l'Empoli l'abbiamo notata allo stadio partecipare con grande trasporto alle vicende della gara.
"Non ho voluto mancare a quella che consideravo la prima partita del ritorno a casa del Vicenza, alla quale attribuivo anche molti significati scaramantici. Ero molto teso per la paura di un risultato a rischio coincidente con la mia presenza. La prestazione è stata di spessore e la vittoria è stata del tutto meritata".

La Società si pone come obiettivo primario, dopo la parentesi inglese, quello di identificarsi nel territorio e nelle sue realtà socio-economiche. Come giudica questo sforzo?
"Fino ad oggi era un controsenso che la seconda provincia d'Italia per ricchezza fosse incapace di costruirsi un simbolo e un veicolo pubblicitario a livello sportivo. Appariva un segnale di difficoltà a "fare squadra" del mondo economico vicentino. È incoraggiante che il ritorno a casa del Vicenza coincida con una contemporaneo rafforzamento del mondo imprenditoriale vicentino sul piano nazionale, grazie anche all'ottimo lavoro del gruppo dirigente dell'Associazione Industriali di Vicenza".

Parliamo di stadio. Ha apprezzato il fatto che la nuova proprietà non ha sollevato questo punto in modo pregiudiziale per l'acquisto della Società?
"Questo rientra nello stile assolutamente squisito di Cassingena, che ha offerto la sua disponibilità a rilevare il club senza chiedere prima la disponibilità di altri. È stato un atto coraggioso che ora necessita giustamente di risposte altrettanto coraggiose. Come quella di affrontare il problema stadio. Il tema verte sulla scelta tra ristrutturare il Menti o costruirne uno nuovo in altro luogo. Per la ristrutturazione gioca il fattore affettivo, al quale sono sempre stato molto sensibile. Per la costruzione gioca il fattore economico. Il costo della ristrutturazione dovrebbe essere infatti bilanciato da un compenso edificatorio che probabilmente sarebbe non sopportabile da un'area che in futuro comprenderà l'Università ed il Tribunale. A meno che non si identifichino terze soluzioni. La scelta finale dovrà essere comunque di concretezza e di realismo."

Cosa augura al Vicenza?
"Un campionato di transizione e nel giro di un paio di anni una squadra in grado di dare soddisfazioni ai vicentini. Non parlo di successi clamorosi, mi basterebbe che il Vicenza regalasse spettacolo e soddisfazioni, portasse tanta gente allo stadio mantenendo un livello alto di competitività."


30/12/2004
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