| | | CHIESA VIVA on line 01/2005 |  | POSSIAMO E DOBBIAMO FARE DI PIU' | | Approfondimento | | A metà dicembre la FAO (Organismo delle Nazioni Unite) ha pubblicato il rapporto annuale sulla "Insicurezza alimentare nel mondo". E' un drammatico elenco di percentuali e dati sulla morte per denutrizione nel mondo.
Ogni 5 secondi un bambino muore di fame. Nel mondo muoiono per fame cinque milioni di bimbi ogni anno, gli affamati sono 852 milioni. Di questi, 815 milioni vivono nei Paesi sottosviluppati, 28 milioni in quelli in via di sviluppo e 9 milioni nei Paesi sviluppati, cioè in Paesi dell'Europa e dell'America. Almeno 20 milioni di neonati nascono sottopeso: quelli che riusciranno a diventare adulti, saranno vulnerabili e la loro produttività sul lavoro sarà minore. Il direttore generale della FAO ha detto: "Dobbiamo fare meglio per raggiungere l'obiettivo di dimezzare, entro il 2015, come ci siamo ripromessi, il numero di persone che soffrono la fame. Possiamo fare meglio anche se in 31 Paesi il tasso di malnutrizione è stato ridotto. Il costo che il mondo sopporta in vite umane e in mancata produttività e mancati guadagni è enorme". In un mondo tutto sommato ricco, è immorale che la gente muoia, sostiene il rapporto. E' necessaria una volontà politica per contrastare sia le cause che le conseguenze della mancanza di cibo. La causa prima della malnutrizione è l'insicurezza dell'accesso al cibo "negato a milioni di persone vulnerabili". In Africa le guerre sono la causa principale delle carestie e della distruzione delle coltivazioni e quindi della fame. Non a caso il continente, dove il numero di conflitti è in continua crescita, è quello che, più di ogni altro, "muore di fame". Il caso del Darfur - regione del Sudan occidentale è emblematico. Le buone piogge e il terreno fertile e produttivo non sono stati sufficienti a impedire la catastrofe umanitaria che coinvolge un milione e 200 mila persone. Nei Paesi a medio sviluppo i supermercati e gli ipermercati contribuiscono a impoverire i piccoli contadini. Le grandi multinazionali della distribuzione, lo studio ne cita alcune presenti anche in Italia, acquistano i prodotti alimentari freschi (frutta, verdura, carne, latte) da pochi grandi produttori lasciando nella miseria i piccoli produttori che non riescono a vendere i loro prodotti. In Brasile, ad esempio, 750.000 produttori di latte sono stati soppiantati da 15 grandi centrali private. In Thailandia la più grande catena di supermercati ha ridotto da 250 a 10 il numero dei suoi produttori di frutta e verdura.Generalmente stava meglio chi abitava in città di chi viveva in campagna. Ora nei grandi agglomerati urbani sta aumentando la gente che non ha sufficiente cibo. La frase con cui si conclude il rapporto è altamente significativa: "Lo scandalo più grave non è che esista la fame, ma che continui ad esistere anche se abbiamo i mezzi per sradicarla". E' il momento di muoversi. La fame non può attendere. | | | | 13/01/2005 | |