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CHIESA VIVA on line 01/2005
A FIANCO DEI SENZA -TERRA
In Brasile
E' tornata a Bassano, dopo quasi 20 anni di assenza, Margherita Zendron, suora delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù, insegnante di arte presso lo storico istituto magistrale della città dal 1974 al 1985. E' tornata dal Brasile, dove si era trasferita nel 1992 per un anno sabbatico, per stabilirvisi poi definitivamente nel 1995. Opera a Maragogi, nello stato di Alagoas, nel nord-est del Brasile, ove sono confluiti negli ultimi anni, in varie ondate, contadini senza terra per occupare le "fazendas" dei grandi latifondisti. A Lei abbiamo rivolto alcune domande:

Quale realtà ha trovato in Brasile?
Un esercito di diseredati spinti dalla fame e dalla paura a chiedere la carità, accanto ad un ristrettissimo numero di potenti e ricchi latifondisti, che lasciano buona parte dei terreni incolti. Nelle mani dei "fazendeiros" è infatti concentrato il 50% del terreno coltivabile, anche se essi rappresentano l'1% della popolazione

Com'è il luogo dove lei opera?
E' Maragogi, un tranquillo municipio abituato a convivere tra la povertà più assoluta e la ricchezza più sfrontata. Ultimamente si è trasformato nel più popoloso comune di "sem-terra" provenienti da ogni parte dello stato, che hanno occupato 14 "fazendas", la cui terra è stata assegnata a più di 1200 famiglie, perché venga coltivata. In questa situazione noi religiose abbiamo assunto i problemi del popolo affamato e organizzato nel movimento dei "sem-terra", riconosciuto dallo stato allo scopo di aggirare le ostilità dei potenti "fazendeiros", pronti a tutto pur di non cedere briciole di terra. Partecipiamo alla "Commissione speciale per la riforma agraria in Maragogi" come portavoce dei bisogni degli "assentados", i nuovi contadini, e a difesa dei loro diritti. Cerchiamo l'applicazione della legge, dando ad essi l'aiuto comunicativo che a loro manca, essendo analfabeti, freniamo la loro impazienza, li aiutiamo ad esprimere le loro proposte.

Come è gestito il problema agrario?
Lo stato non ha mai varato una riforma agraria vera e propria. Ha però stanziato fondi per i "fazendeiros", i latifondisti, affinchè rendano produttive le terre incolte e diano lavoro alla gente, ma essi incamerano i soldi e non attuano alcun investimento. Per questo vent'anni fa è sorto il movimento dei "sem-terra", su iniziativa di leader coraggiosi, che guidano il popolo alla occupazione delle terre incolte, con il tacito beneplacito del governo, incapace di imporre il rispetto della legge ai "fazendeiros", intimorito dalla prepotenza e dalla violenza dei "iaguncos" che hanno le loro guardie armate e sono senza scrupoli.

Come vivono gli "assentados"?

Le ottanta famiglie da noi aiutate stanno imparando a coltivare secondo criteri razionali e da un anno si sono associate in una cooperativa di piccoli agricoltori organizzati (COOPEAGRO) per la produzione e la rivendita dei prodotti. I guadagni non sono molti, anche perché, essendo debitori dello Stato per la terra e la casa, non possono accedere ad altri prestiti. Inoltre l'inesperienza e la necessità di sfamarsi impediscono di differenziare le coltivazioni per poter rispondere continuamente alla domanda di mercato ed impedire il crollo dei prezzi nei momenti di maggior produzione.

C'è qualche frutto del vostro impegno?
Da due anni a questa parte sono stati fatti notevoli progressi in campo agro-alimentare e della conservazione. Sono state costruite le prime strutture: un capannone, che ospita il mercato ortofrutticolo settimanale degli agricoltori associati, e quattro locali muniti di celle frigorifere per la conservazione della polpa di frutta in attesa di portarla in città. Recentemente inoltre è stata avviata una collaborazione con gli alberghi della zona per offrire ai turisti una straordinaria possibilità di conoscenza dell'ambiente naturale.

Quali le prospettive per il futuro?
Confido nella volontà della nazione di identificare la corruzione e indebolire la forza perversa dei ricchi e potenti "fazendeiros". Temo per la restituzione del prestito avuto dallo Stato per il riscatto delle terre, se non ci saranno guadagni adeguati. Spero nell'acquisto di un camioncino per l'autonomia di trasporto dei prodotti in città. Sogno una piccola scuola di agricoltura integrata per i figli dei nostri contadini. E speriamo in Dio e nella generosità di tante persone anche nel bassanese.

13/01/2005

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