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Still life, il noir psicologico ed emozionale che si girerà in estate sull'Altopiano di Asiago
Still life, il noir psicologico ed emozionale che si girerà in estate sull'Altopiano di Asiago, ha finalmente il suo cast. Dopo i provini a Vicenza e le audizioni a Roma e Milano, il casting conclusivo, in collaborazione con l'associazione Theama Teatro, che offre supporto logistico alla produzione nel territorio vicentino, ha sciolto l'interrogativo più grande: chi sono gli attori? Ulisse Lendaro, Linda Gennari, Giovanni De Giorgi, eccoli nell'ordine, saranno loro a portare sul grande schermo le storie di Matteo, Giulia e Ettore. Saranno loro a dare vita ad un triangolo di amore e morte difficile da lasciarsi alle spalle e ancor più da dimenticare. Saranno loro i protagonisti del gioco d'inganni a somma zero di queste anime alla deriva, senza possibilità di riscatto.
Linda Gennari

A distanza di quasi un anno, da quando nell'estate del 2004 nasceva il progetto cinematografico di Still life, la dimensione temporale di sfida che il progetto portava con sé (concludere il film entro il 30 luglio 2005), può dirsi quasi vinta. Un anno, infatti, secondo i piani di Ulisse Lendaro, produttore e interprete, e Filippo Cipriano, autore e regista, doveva bastare per progettare, imbastire e definire il lungometraggio. 12 mesi per dimostrare che i trentenni di oggi non sono persi né senza entusiasmi e che sanno trovare l'energia e le idee per mettersi in gioco, riscattando una generazione, la cui sbandierata crisi, ormai, non fa più notizia. Classe '73 Lendaro, attore vicentino di teatro e cinema e Cipriano, fiorentino, ci provano e dalla loro intuizione il film prende avvio. L'incontro tra queste due personalità così diverse, accomunate soltanto dalla passione per il cinema, genera un progetto ambizioso e indipendente, ma ben strutturato.

Una location sull'Altopiano

Primo obiettivo convincere persone dalla comprovata professionalità a rendersi disponibili per una produzione con pochi, pochissimi soldi. Secondo obiettivo: ottenere i pochi, pochissimi soldi. Le scadenze corrono il tempo stringe: un mese per pensare al soggetto e uno per trovare uno sceneggiatore di fama, sei mesi per scriverlo. Gli sforzi non sono vani: Vitaliano Trevisan ("Primo Amore" di Matteo Garrone e autore del romanzo I quindicimila passi) firma la storia: forte, drammatica, torbida. Un noir a tinte fosche, introspettivo e drammatico, un thriller che promette angoscia e colpi di scena: è Still life che comincia a veder la luce.

Arrivano ad integrare il gruppo di lavoro Francesco Liothard (fonico di Ermanno Olmi), Francesco Foppoli e Antonio Vicarietti (sceneggiatori e autori) e la casa di produzione milanese, Altoverbano Pictures, di Renato Pozzetto cooproduttrice del film. E poi la scelta del Veneto, in particolare di Vicenza e Asiago: location ideali per la storia di Still Life che lo stesso Vitaliano sostiene essere "una delle cose più dure che abbia mai scritto". Con le scadenze alle porte e il cast ora al completo, non resta che dare il via al primo ciak: 11 luglio 2005.

Torna al cinema dunque Vitaliano Trevisan, dopo l'interpretazione di "Primo Amore" di Matteo Garrone e il romanzo "I quindicimila passi", che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico. Torna per firmare la sceneggiatura di Still Life, un noir introspettivo, un thriller sfuggente e schivo, come il suo carattere, che fin dalle prime scene promette tensione psicologica, nell'altalena di equilibri sospesi e seduzioni di ritmo in cui si trovano a turbinare i protagonisti.

La trama è semplice: il racconto del destino di tre ragazzi. Tre amici d'infanzia legati indissolubilmente dalle dure prove che la vita chiederà loro. Tre anime alla ricerca di se stesse, che daranno vita ad un triangolo di amore e morte dai risvolti tragici.
Prodotto dalla Lendaro & Altoverbano Pictures -srl il film sarà girato in luglio interamente ad Asiago, tra i cupi boschi di conifere dell'Altopiano dei Sette Comuni e baite sconosciute, tra piccoli paesi di montagna e torrenti limpidi, quanto torbidi saranno i legami umani che rifletteranno.

La tragicità della storia non fa comunque l'occhiolino marpione all'italianità più popolare per garantirsi numeri al botteghino. Non ne ha l'intenzione né lo scopo. E' cinema indipendente, che osa nel trattamento di temi scomodi con libertà stilistica e solide costruzioni narrative, per parlare all'uomo prima che allo spettatore.

Così come la drammaticità dell'opera non è fine a se stessa. Ha, anzi, una sua funzionalità ben chiara, come ha spiegato il regista Filippo Cipriano: "Analizzare i conflitti (intimi ed esterni) e le contraddizioni dei personaggi, da un lato li porterà a vederli ingigantiti, dall'altro li farà però diventare più comprensibili e vicini a storie estreme e, comunque, quotidiane, dei giorni nostri".


20/06/2005

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