| "Se proprio vogliamo parlare di crisi - ha detto il Premier - allora io dico che la crisi è negli occhi di chi la vuole vedere. Oggi nel sistema Italia più che di crisi dobbiamo parlare di ooportunità e di crescita possibile e auspicabile - ha poi proseguito Berlusoni, raccogliendo gli applausi scroscianti della foltissima platea che gli ha tributato una vera e propria 'standing ovation'. Un segno tangibile dell'appoggio degli industriali al suo programma politico? A giudicare dall'atmosfera che si coglieva sabato mattina in Fiera a Vicenza, parrebbe proprio così. Giusto buttare giù l'Irap e tagliare il costo del lavoro. Ma l'importante è la copertura. E le risorse non possono essere trovate, come sostiene la sinistra, in una tassazione retroattiva dei titoli di Stato che rischia di trascinare l'Italia in un default del debito pubblico molto simile a quello che ha messo in ginocchio l'Argentina nel 2001. Prima del diluvio-Berlusconi, gli applausi degli industriali del convegno di Vicenza sono stati tutti per Giulio Tremonti. Il ministro dell'Economia - accolto calorosamente da una platea fino a quel momento avara di applausi - ha risposto alle domande che gli imprenditori avevano preparato per il premier. E se Berlusconi ha puntato tutto sulla pancia dei delegati di Confindustria, lui ha fatto leva sul portafogli: "È facile dire meno Irap, meno cuneo investimenti più infrastrutture senza dire dove si prendono i soldi". È un po' - ha aggiunto riferendosi alle proposte illustrate venerdì da Romano Prodi - come quando uno al ristorante prende il menù e chiede agli altri cosa vogliono e poi, quando quelli gli chiedono con che soldi vuole pagare, risponde: con i vostri. Il presidente degli imprenditori italiani, e della Ferrari, Montezemolo dal canto suo ha ribadito: "Non basta avere il migliore pilota del mondo se poi non ha un mezzo all'altezza. Magari si vince qualche gran premio, ma non il campionato". Di qui l'idea dell'appello rivolto a tutte le associazioni imprenditoriali, per una forte mobilitazione, per rimettere in moto la macchina-Italia, uscire dalle secche della crescita zero e dare alle imprese un ambiente favorevole in cui operare. Insomma, per poter combattere ad armi pari con gli altri sistemi-Paese. "Serve una nuova fase costituente, per ammodernare la macchina - spiega Montezemolo - è arrivata l'ora di fare il nostro pit-stop". "Sono soddisfatto, non sono venuto a fare un comizio". Romano Prodi aveva commentato così l'accoglienza ricevuta dagli industriali che l'hanno invitato al convegno di Confindustria per un assise sulla concorrenza. Undici domande a cui il leader dell'Unione ha risposto senza troppi giri di parole. Tra qualche applauso e la benedizione di Luca Cordero di Montezemolo che, alla fine, commentava: "Sono soddisfatto e apprezzo la schiettezza di Prodi sull'Irap". Le prime due domande si sono concentrate ovviamente sulle proposte fiscali dell'Unione: sull'Irap e sulla riduzione del cuneo fiscale e contributivo. Prodi ha confermato che nel primo anno i calcoli fatti dai suoi economisti garantiscono che il taglio del cuneo fiscale di cinque punti è possibile. "Per un ulteriore taglio si vedrà - ha detto - dipende anche dallo stato dei conti pubblici". E su questo ha chiesto agli stessi industriali aiuto perché nel passaggio di consegne da Berlusconi a lui si faccia chiarezza sullo stato di salute della finanza pubblica. Parole chiare sull'Irap: "Non è possibile fare promesse che non si possono mantenere - ha detto il Professore - è impossibile abolirla visto l'ingente gettito che garantisce. Ma si può cominciare con la riduzione del costo del lavoro dalla base imponibile e cioè quanto ha fatto il governo con il taglio di un punto percentuale". Poi è stata la volta della legge Biagi. E anche stavolta Prodi non si è nascosto dietro le parole. "Le aziende non devono più trovare conveniente assumere un precario - ha detto rivolto alla platea - il lavoro precario deve costare di più di quanto non costi attualmente andandosi ad allineare con il costo di un lavoratore stabile". In pratica, è il ragionamento del Professore, "tutte le forme contrattuali inserite con la legge Biagi hanno superato quell'idea di flessibilità che sostiene il centrosinistra". |