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Mostre
A Palazzo Leoni Montanari una prestigiosa esposizione dal titolo 'Restituzioni'

La collana di Ganimede, le Paci Vaticane, l'Arcangelo Michele di San Marco, i dipinti di Bellini, Carpaccio, Signorelli, Tiziano: questi alcuni dei tesori d'arte, prima restaurati e poi esposti, che potranno essere ammirati nella XIII edizione di Restituzioni - Tesori d'Arte restaurati, mostra allestita nelle Gallerie di palazzo Leoni Montanari di Vicenza, dal 25 marzo all'11 giugno (da martedì a domenica, dalle ore 10 alle 18).

In quasi vent'anni, sono oltre cinquecento i pezzi bisognosi di interventi conservativi, dai reperti archeologici alle opere d'arte del XIX secolo, che "Restituzioni" ha ricondotto all'antico splendore grazie al progetto promosso e curato da Banca Intesa con il patrocinio del ministero per i Beni e le Attività Culturali; un progetto che non solo ha restituito a questi capolavori, danneggiati dal tempo o da precedenti restauri, la forma e il colore originari, ma ha anche stupito gli studiosi con scoperte che hanno dell'eccezionale.

Non solo, dunque, un'esposizione di opere dell'arte classica (anelli, gemme intagliate, altari, ritratti e sculture in marmo), tardo-antiche, paleocristiane, bizantine (vetri dorati, coppe, lampade in cristallo di rocca, un piccolo ciborio in marmo) e rinascimentali, di artisti veneti (Carpaccio, Bartolomeo e Antonio Vivarini, Gentile e Giovanni Bellini, Tiziano, Tintoretto) e lombardi (Butinone, Ferrari, il Moretto, Civerchio, Campi, Gian Francesco Tura, Signorelli), ma un percorso attraverso circa sessanta opere, ognuna con la sua storia e la sua unicità da preservare e da raccontare. Storie di collezionismo, passaggi di proprietà e curiosità sono emersi dai restauri riportando alla luce, accanto al colore e alle dimensioni naturali dell'opera, la loro stessa essenza, la genesi, l'anima.

Dall'alto in basso: Giovanni Bellini, Santa Giustina ; Gian Francesco Tura, Gian Francesco di Bartolomeo Zizoli, Madonna col Bambino tra i santi

Archeologi e storici dell'arte, in occasione dei restauri, hanno condotto delle ricerche tra carte d'archivio nel tentativo di ricostruire il percorso delle opere restaurate esposte: le storie emerse, in molti casi, sono state sorprendenti. Storie di collezionismo, come quella che riguarda un inventario milanese del 1616 nel quale è indicata, tra i pezzi della raccolta dei marchesi Mazenta, la presenza di una piccola tela che ora il restauro attribuisce a Tiziano, una "Madonna col Bambino" proveniente dalle Gallerie dell'Accademia di Venezia che venne stimata nel 1628 da Giovanni Battista Crespi, detto il Cerano, in uno dei suoi periodi pittorici più devoti, dolci e intimi: questo particolare dimostra come il pittore lombardo ebbe modo di osservare il tardo dipinto di Tiziano e, magari, ispirarsi a esso. Ma c'è un'altra storia su Tiziano e riguarda un'altra sua opera presente a Milano: l' "Adorazione dei Magi" (anche questa in mostra).

L'opera fu commissionata dal Cardinale Ippolito d'Este al pittore per farne dono a Enrico II, re di Francia, dono mai consegnato poiché il re morì improvvisamente in un torneo il 10 luglio del 1559. Il quadro restò in Italia, passando da Carlo Borromeo a suo nipote Federico. La curiosità che riguarda l' "Adorazione dei Magi", riguarda uno sfrontato cagnolino con la gamba alzata, eliminato dal dipinto perché ritenuto sconveniente, restituito al suo padrone solo ora, grazie ai restauri. Già Federico Borromeo ricordava il cagnolino come un prodigio di pittura irrimediabilmente perduto, nascosto per volere di un "austero e fanatico uomo della corte del Cardinale Ippolito", come ricorda Cardinal Federigo nel suo "De Pictura Sacra" del 1624; il cagnolino, di cui si era immaginata l'esistenza a causa della sua presenza nelle altre tre versioni esistenti dell'opera, è stata confermata dalle indagini riflettografiche, condotte in occasione di questa XIII edizione della mostra, le stesse indagini che hanno offerto anche la prova delle modifiche apportate dall'autore, probabilmente per venire incontro ai desideri di una committenza diversa.

Altre storie restano, invece, avvolte nel mistero, come quelle che riguardano la "cattedra" attribuita all'Evangelista appartenente al Tesoro di San Marco: si tratta della "cattedra" che il patriarca di Grado ricevette in dono dall'imperatore Eraclio nel 628, o di quella giunta dall'Egitto con le reliquie marciane? Si trattava davvero di un sedile o, invece, serviva per riporvi il Vangelo o una reliquia della Croce? Altre sono storie di "economia", come quella che riguarda la "Santa Giustina de Boromeis", opera di Giovanni Bellini che, probabilmente, coincide con l'opera inviata alla Chiesa di San Pietro in Gessate, a Milano, nel 1475 e pagata tredici ducati, come riferisce un documento rinvenuto in occasione del restauro.


23/03/2006

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