| Buttate un occhio alla classifica e provate a verificare la posizione del Vicenza nell'ipotesi (soltanto una ipotesi, per fortuna) di una sconfitta nel derby con il Verona o anche di un pareggio, eventualità questa che sarebbe stata accettata, almeno sulla carta, senza alcuna recriminazione. Da brividi il riscontro, con lo spettro dei play-out sempre più delineato. Nessuna delle squadre di testa, ad eccezione della lanciatissima Atalanta, ha chiuso la giornata con un successo. Hanno invece cambiato vigorosamente passo, in coda, tutte le squadre in ipotesi di retrocessione. Vicenza e Avellino in particolare hanno ribaltato il pronostico (e un trend negativo che pareva inarrestabile) piazzando in trasferta a Verona e Pescara il colpo a sorpresa. Tre punti che equivalgono a un terno al lotto, soprattutto se diamo il giusto peso ai larghi pareggi centrati (pure in trasferta) da Ternana, Albinoleffe e Rimini. | |
| A predisporsi per un doveroso pellegrinaggio a Monte Berico è soprattutto Camolese, che ha rilanciato Schwoch proprio nella tana degli odiatissimi cugini. Ironia della sorte: entrambi i gol del Vicenza sono sortiti da quella serie di criticatissime verticalizzazioni che avevano suscitato scandalo, e mortificazione, soltanto sei giorni prima contro il Modena. La morale da trarre? E' la solita serie B, ampiamente nel segno della tradizione, destinata a perdere per strada nelle ultime battute della stagione, una dopo l'altra, tutte le proprie chiavi di lettura. Prendiamo il caso del Brescia. Prima ancora che ad attaccare, Zeman sarà costretto a difendere. In deroga a tutti i suoi principi. O meglio: dovrà attaccare, a testa bassa, per difendere quel risicatissimo sesto posto che consentirebbe al Brescia di accedere alla griglia dei play-off e a Corioni di salvare almeno la faccia. Arezzo e Crotone incalzano, si è rifatto sotto il Modena, rivitalizzato dal ritorno in plancia di Stefano Pioli, persino il Piacenza può puntare dritto alla giostra-promozione. Occhio a Iachini: ha l'animo del guerriero, è abituato alle imprese impossibili (come quando ha salvato il Vicenza da una retrocessione annunciata), può contare su un calendario abbordabile. Paradossalmente, l'unico a tirare un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo è proprio l'ineffabile "Sdenko" Zeman: se Arezzo e Crotone avessero assecondato il pronostico, invece di farsi bloccare in casa da Triestina e Ternana, a quest'ora il Brescia sarebbe (temporaneamente) fuori dal giochi con contraccolpi psicologici evidenti. Invece Zeman ha ora a disposizione due settimane intere per rodare i movimenti offensivi di quel suo inalienabile 4-3-3 e può contare -sempre che riesca a coglierne l'opportunità- anche sull'assist del calendario che gli riserva il Cesena al "Rigamonti" subito dopo la sosta. Ma c'è di più. Dopo la sconfitta di Modena, il Torino non si è schiodato da quota 58, è appena due punti avanti e il prossimo impegno se lo gioca in trasferta, sul campo di un Verona costretto a giocare alla morte per sfuggire alla morsa dei play-out. Si incroceranno infatti, in queste ultime sei giornate, i destini di almeno 19 squadre impegnate in tutta una serie di indecifrabili testacoda. Uniche a proiettarsi fuori dalla mischia l'Atalanta, come già detto, Catanzaro e Cremonese, penalizzate in via definitiva dalle sconfitte nell'ultimo turno di campionato. Per tutte le altre è battaglia aperta anche se Bari e Triestina (qua la mano Agostinelli ! la salvezza con il Tonellotto inizialmente incorporato è già una bella impresa) figurano per ora in un limbo apparentemente privo di stress: due punti ancora e verrà artigliata quella quota 48 che è garanzia di salvezza aritmetica. |