| Da almeno trenta anni in Europa non si assisteva ad una simile sperimentazione in campo ambientale, per ampiezza del territorio interessato e molteplicità di variabili studiate: il progetto si chiama "Bioaccumulo nelle acque della Provincia di Vicenza mediante uso di briofite" ma, in parole più semplici, si può tradurre come il monitoraggio della presenza di metalli nelle acque attraverso l'uso di muschio acquatico. Il progetto, tema di un dottorato di ricerca in metodologie di biomonitoraggio dell'alterazione ambientale, è frutto di una convenzione stipulata fra l'Università di Trieste e la Provincia di Vicenza (per il cofinanziamento della borsa di studio al dottor Mattia Cesa), Arpav (per le strutture, il personale tecnico e le prestazioni analitiche), Aato Bacchiglione e Aato Brenta (per il supporto logistico). "Lo scopo -precisa l'assessore provinciale all'ambiente Walter Formenton- è quello di dotarsi di uno strumento specifico e sensibile, in grado di monitorare con maggiore efficacia e a basso costo l'inquinamento da metalli in aree estese e densamente antropizzate , nella logica di un sempre più preciso controllo ambientale". Esaurita la fase sperimentale di teoria, che si è sviluppata nel laboratorio Arpav di Bassano del Grappa ed ha previsto l'elaborazione di un modello chimico in grado di valutare ruolo e peso di alcune variabili nei processi di bioaccumulo, si è dato il via alla fase più concreta, nel mese di aprile 2006, con l'impianto di undici stazioni di prova nel territorio provinciale di Vicenza, lungo l'asta dei fiumi Bacchiglione , Brenta, Fratta-Gorzone e loro principali affluenti. Tra le difficoltà rilevate in questa seconda fase, c'è stato il furto o la manomissione della strumentazione necessaria al monitoraggio, frutto di azioni vandaliche di soggetti malintenzionati o poco informati. Per questo, prima di proseguire con le successive fasi del progetto, e con l'installazione delle centraline di monitoraggio lungo i principali corsi d'acqua del territorio berico, è stato dato avvio questa mattina ad una campagna informativa. Sono stati quindi chiamati a Palazzo Folco, sede del dipartimento ambiente della Provincia di Vicenza, i primi cittadini dei Comuni interessati al progetto (Vicenza, Bassano del Grappa, Bolzano Vicentino, Caldogno, Fara Vicentino, Longare, Tezze sul Brenta e Zugliano) perché si intende far sì che cittadini, associazioni ed enti pubblici sottoscrivano un documento di "adozione" delle stazioni, offrendo così il loro aiuto agli sperimentatori per la tutela del corretto e completo svolgimento delle operazioni. "I dati così raccolti nel corso dei prossimi diciotto mesi -conclude Formenton- saranno incrociati con le informazioni fornite dai tradizionali metodi di sorveglianza adottati da Arpav (chimici, fisici e biologici), in modo da avere la più completa visione sullo stato di salute dei corsi d'acqua vicentini". |