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Thank you for smoking
A cura di Alessandro Scandale

"Io non nascondo la verità, la filtro." Si potrebbe dire che in questa sibillina affermazione sta il succo del film Thank you for smoking, in programmazione questa settimana al Cineforum di Vicenza, pellicola che affronta un tema delicato e che quindi è destinata a far discutere. La materia da cui muove il film, tratto dall'omonimo romanzo di Christopher Buckley e diretto dall'esordiente Jason Reitman (figlio di Ivan) è l'arte della persuasione.

Nick Naylor è vicepresidente dell'Accademia di Studi sul Tabacco, emanazione diretta delle corporazioni del settore responsabili di 1.200 decessi al giorno (lui si definisce un MDM, ossia un mercante di morte che attua un "controllo demografico"). La strada sembra spianata: "Le sigarette sono facili e danno assuefazione. Praticamente il lavoro è già fatto", gli dice il capo.

Il film

E se non bastasse ci sono le influenze politiche degne di una grande lobby, una squadra composta dai migliori studi legali e ricercatori scientifici "disposti a negare anche la legge di gravità". Ma in epoca di sensibilizzazione alla salute, relative crociate anti-fumo e calo dei consumi in seguito pure ai divieti, il suo ruolo di avvocato del diavolo è quello di arginare i danni all'industria della nicotina. Questo necessita di abilità dialettica supportata da una "moralità flessibile" adatta a "mantenere i segreti e distorcere la realtà". O meglio "filtrarla".

Quando poi, parlando ad esempio di gelato, al tuo interlocutore piace la vaniglia e a te il cioccolato, puoi sempre puntare più in alto ("Cioccolato o vaniglia? Non mi bastano, voglio avere la scelta"). Naylor ha questa dote, e gioco-forza è un cinico. Il suo ragionamento è lineare: "La morte ci toglie clienti. Noi vogliamo il cliente vivo e fumatore", e per ottenere questo è disposto perfino a concedere 50 milioni di dollari per la pubblicità contro il tabacco.

Ma se nel libro egli è un personaggio integralmente negativo, qui viene mostrato umano al punto di farsi ingannare da una giornalista, suscitare l'affetto del proprio figliolo, e in definitiva risultare un simpatico farabutto. Un vero mattatore col sorriso e l'energia di Aaron Eckhart, in un'opera dinamica, acuta (buona parte dei dialoghi viene direttamente dal libro), provocatoria. E, curiosamente, non si vede neanche una sigaretta accesa. Un caso?


20/11/2006

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