| Nell'ambito delle celebrazioni per il Centenario del glorioso Cinema Odeon di Vicenza, è stato presentato nei giorni scorsi in Saletta Lampertico il volume "La Chiesa-Cinematografo: San Faustino" di Enrico Ladisa e Francesca Livraghi. La monografia racconta il glorioso passato del Cinema Odeon e della sua "vita precedente" come chiesa parrocchiale. L'opera è basata su una lunga attività di ricerca svolta in gran parte presso gli archivi della Società Generale di Mutuo Soccorso, della Diocesi di Vicenza e presso le principali biblioteche vicentine e del Veneto. Al progetto hanno collaborato anche noti studiosi, esperti di cinema e personalità cittadine e non come Fernando Bandini, Renato Cevese, Aldo Bernardini, Alberto Caldana, Gian Piero Brunetta, Walter Stefani, Enzo Pancera e molti altri. Alla presentazione è intervenuto tra gli altri anche il prof. Fernando Bandini (autore della prefazione), presidente dell'Accademia Olimpica di Vicenza. | |
| Il volume, corredato da una ricca sezione fotografica in gran parte inedita, è in vendita al prezzo di 10 euro presso il Cinema Odeon e la sede della SGMS. E' inoltre presente nelle maggiori librerie vicentine. Così scive Fernando Bandini: "La chiesa - cinematografo: così Goffredo Parise nomina il cinema Odeon nel suo primo memorabile romanzo Il ragazzo morto e le comete, cinema che lo scrittore frequentava nei verdi anni dell'adolescenza. Ed è in quella sala che l'ho conosciuto più tardi, quando ancora il cinema si chiamava San Faustino. Perché abbiano deciso di chiamarlo cinema Odeon mi è ignoto, forse qualcuno ha pensato che "Cinema Odeon" rimandasse un'immagine di più persuasiva modernità; oppure si è voluto cancellare quel tanto di insolitamente sacro che il nome del santo e lo spazio della chiesa evocavano. Parise dunque l'ho conosciuto durante le serate del Circolo del Cinema "Il Mondo Nuovo"che era nato presso il cinema Odeon nell'immediato dopoguerra. Uno dei fondatori era stato Paolo di Valmarana e il nome del Circolo si ispirava a un episodio affrescato dal Tiepolo nella villa dei Nani, sua casa natale: quello del ciarlatano che fa contemplare ai veneziani stupefatti i miracoli della camera oscura, chiamata appunto "el mondo novo". Cosicché il cinema San Faustino fu la sala nella quale la nostra infanzia si nutrì dei sogni luminosi (ancora in bianco-nero) dello schermo e, anni più tardi, attraverso i programmi del Circolo, il cinema ci rivelò le potenzialità artistiche del suo linguaggio attraverso la prestigiosa rassegna di opere e autori della sua storia. Parise stesso ha più volte ricordato alcuni film che gli procurarono grande emozione, come Il fuggiasco di Carol Reed e Lo studente di Praga, film muto che apre la strada del cinema espressionistico tedesco. Li ha visti in quella sala che oggi celebra il suo centenario. E' l'unica sala tradizionale oggi superstite in città, e l'unica crediamo in Italia che possa vantare cent'anni di vita ininterrotti. Il Cinema Odeon-San Faustino ha attraversato tutto il Novecento, attraverso le vicende di un secolo che ha conosciuto due guerre mondiali. E' stato il primo cinema aperto nella città di Vicenza e gode tuttora di buona salute. La Società Generale di Mutuo Soccorso (che a sua volta si appresta a celebrare i suoi 150 anni di età), scommise allora con geniale intuizione sul futuro di questo nuovo mezzo, sul grande spazio che avrebbe occupato nella cultura di massa quando in quegli anni sembrava relegato in baracconi, visitati dal curioso stupore della gente in occasione di sagre e fiere. Il volume presente segue accuratamente la storia della chiesa-cinematografo. E parte tracciando le vicende più remote del prestigioso edificio che quel cinema ospita. Le ricerche d'archivio sugli esordi della sua attività costituiscono un unicum in questo genere di storiografia, per cui l'interesse del lavoro supera lo stesso stretto ambito della piccola città dove quella storia si svolge. Può apparire meno fitta di notizie e documenti la storia più recente (Circolo del Cinema compreso) ma questo è un fenomeno noto a chi si accinge a lavori storiografici del genere. E' l'handicap procurato da una modernità che sembra sempre meno sollecita a raccogliere e archiviare i dati del proprio e affidarli ai gelosi archivi della memoria. Le generazioni che hanno preceduto la nostra avevano una maggiore fiducia in se stesse e quindi un maggior impegno nel conservare tutto quello che le avrebbe consegnate al giudizio del futuro. Più di una generazione ha vissuto in quel cinema uno dei luoghi importanti della vita. Ed è legittimo l'orgoglio con cui la Società Generale di Mutuo Soccorso rievoca, celebrando il centenario del Cinema Odeon, una tappa importante del suo lungo cammino". |