| Alcuni cittadini e una lunga lista di associazioni tentano la carta del Tar per bloccare la costruzione della nuova base militare americana all'aeroporto vicentino Dal Molin. Il ricorso, discusso martedi 4 settembre dal Tar del Veneto con sede a Venezia, ha già fatto emergere clamorosi sviluppi: secondo il Codacons, gli avvocati del Governo sostengono che "non risulta l'adozione di alcun nulla osta o provvedimento da parte del Presidente del Consiglio Romano Prodi a favore della costruzione della base militare". A presentare questo altro tentativo di bloccare la costruzione della nuova base americana sono stati Carlo Rienzi del Codacons nazionale e Veneto, Michele Boato dell'Ecoistituto veneto, Stefania Cerasoli del collegio avvocati no Dal Molin e i rappresentanti di Acli, Beati i Costruttori di Pace, Coordinamento Comitati, Famiglie per la Pace, Più Democrazia e Partecipazione, Rete Lilliput. | 
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| Il ricorso si articola in cinque parti. "Prima di tutto - dice Giancarlo Albera, rappresentante dei comitati no Dal Molin - contestiamola violazione dell'articolo 11 della Costituzione, che dice che Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Per gli avvocati che hanno assistito cittadini e associazioni tale violazione avviene anche attraverso la messa a disposizione di porzioni del territorio nazionale e relative infrastrutture per attuare una politica aggressiva nei confronti di altri paesi e popoli. Anche nella seconda parte del ricorso si contesta la violazione di articoli della Costituzione, in particolare gli articoli 80 e 87che prevedono l'obbligo di ratifica con legge dei Trattati internazionali di natura politica. Per noi poi - continua Albera - vengono violati anche una serie di trattati e normative europee". Il quarto punto contestato riguarda la "libertà di accesso alle informazioni in materia di ambiente". E invece - dice Albera - sappiamo che sul Dal Molin non ci è stato detto nulla perché tutto è secretato". C'è poi un quinto punto sollevato dalle associazioni che riguarda il piano urbanistico e contesta la violazione delle normative comunitarie sulla Valutazione di Impatto Ambientale e la Valutazione di Impatto Strategico. "Perché - insiste Albera - riteniamo che non si possa classificare il progetto Dal Molin come "opera di difesa nazionale". Dunque? Un secondo punto cruciale sarà il prossimo 12 settembre, quando i comitati riceveranno il parere del Commissario straordinario Costa, voluto dal governo, sulla legittimità di un referendum cittadino, finora sempre negata. Questa volta, secondo la rete Lilliput vicentina, le possibilità di buon esito non mancano. "Nonostante il governo non abbia ancora messo nelle mani dei cittadini, così come previsto dalla legge, il documento ufficiale dell'ok alla nuova base", dicono. Intanto il 6 settembre inizia il primo Festival No Dal Molin organizzato con lo scopo di solidarizzare con i movimenti no base. L'appuntamento si tiene fino al 16 settembre a Caldogno, alle porte di Vicenza e non lontano dall'aeroporto. Qui il Comune ha dato l'autorizzazione, al contrario dell'amministrazione del capoluogo, da tempo ai ferri corti con la società civile contraria alla seconda base Usa. Nel corso del festival, possibilità di campeggio e l'opportunità di partecipare a dibattiti, mostre, spettacoli aventi come finalità la divulgazione delle ragioni "contro". |