| "Non basta però l'adesione ideale ai principi - prosegue la nota. Come ci ha ricordato il recente significativo intervento pubblico di 21 preti diocesani vicentini, il cristiano ha il dovere di testimoniare attivamente le sue convinzioni non con spirito di contrapposizione e rottura, ma con la logica del confronto e della ricerca, affinché tutta la comunità cristiana e laica possa, nella complessità delle vicende e dei rapporti sociali e politici, avere maggiori elementi di discernimento e di scelta. Il documento del Consiglio Pastorale Diocesano sul Dal Molin dello scorso febbraio ha peraltro ben evidenziato uno degli aspetti più emblematici di questa vicenda: una grave carenza di informazione, una mancanza di trasparenza, un'assenza di coinvolgimento, un perdurante rimpallo di responsabilità tra vari livelli istituzionali, situazioni che contribuiscono ad alimentare una "una forte sfiducia nei confronti delle istituzioni. Riteniamo questo uno degli aspetti centrali e più delicati di tutta la vicenda del Dal Molin. Nelle dichiarazioni che Setaf e Amministrazione comunale vicentina, ma anche i governi Berlusconi e Prodi ci hanno inizialmente proposto, la base doveva essere un dormitorio: "la costruzione di due nuovi edifici da usarsi come alloggi per i militari senza famiglia al seguito" (dichiarazione del Generale Helmick del 3 ottobre 2006). A distanza di pochi mesi, il presidente Cossiga, nel corso di un suo intervento al Senato del 28 febbraio 2007, la indica, invece, come "strumento del piano di dissuasione e di ritorsione anche nucleare denominato 'punta di diamante". In altre parole le modalità con le quali le autorità statunitensi e italiane hanno finora gestito in maniera disastrosa la vicenda "Dal Molin" hanno inferto una profonda ferita a decine di migliaia di cittadini vicentini ed italiani: sul versante della capacità delle istituzioni di tutelare il territorio e i propri beni e il livello sociale e civile di vita; con il rifiuto del diritto ad una informazione precisa e completa su scelte che avranno grandi ripercussioni sulla vita individuale e sociale; con la mancanza di informazioni e impegni chiari rispetto agli scopi militari reali della nuova base e per l'attuale governo il mancato rispetto di precisi impegni programmatici sulle servitù militari. Non ci sembra pertanto fuori luogo, seppur inusitato, il ricorso al Tar del Veneto di alcune associazioni e cittadini vicentini, per ottenere tramite la Magistratura fonti di informazione precise e attendibili sui passaggi politici e istituzionali effettuati e sugli impegni presi dalle Autorità italiane con quelle Americane sul Dal Molin. Il governo italiano ha scelto la "ragion di stato" e l'"onore dei patti presi" (verosimilmente in previsione anche di significativi ritorni economici da una tale disponibilità) rifiutando di entrare nel merito della portata della nuova base, considerata solo un "allargamento" della Ederle. A livello locale Comune, Provincia, categorie economiche enfatizzano ragguardevoli vantaggi economici in termini di occupazione, commercio, infrastrutture. Premesso che riteniamo che presunti benefici economici e prospettive occupazionali non possono diventare comunque merce di scambio per l'industria di guerra, emerge invece con sempre maggior chiarezza che lo Stato italiano e la società vicentina dovranno pagare costi enormi e spropositati per il nuovo insediamento militare. E non ci sembra che ci sia una sufficiente valutazione delle conseguenze sulla città di Vicenza e le ricadute sul futuro dei suoi abitanti che una tale militarizzazione del territorio potrà determinare. Il Dal Molin si aggiungerebbe infatti alla caserma Ederle, alla Pluto nel comune di Longare, di Tormeno Fontega nel comune di Arcugnano, al Villaggio americano di Vicenza est e a Quinto Vicentino, oltre alla caserma della Gendarmeria europea in centro città. Le Acli sottolineano che a distanza di circa un anno dall'avvio dell'attività dei diversi coordinamenti e raggruppamenti di associazioni contrarie alla base Dal Molin queste sono state improntate alla responsabilità e a comportamenti civili e democratici e non si sono verificati incidenti o provocazioni significativi. Esprimono tuttavia preoccupazione per la percezione nelle ultime settimane di un crescente clima di tensione nella prospettiva di annunciati imminenti aperture di cantieri di lavoro. Le Acli rifiutano con fermezza ogni ipotesi di contestazione violenta e opposizione rigida alla realizzazione del progetto e ogni forma di strumentalizzazione politica della libera, spontanea e responsabile mobilitazione dei cittadini per il NO. Richiamo tuttavia le istituzioni e la politica a livello nazionale e locale a svolgere un ruolo attivo di prevenzione delle contestazioni e atteggiamenti violenti, aprendo con la popolazione un dialogo serio, costruttivo rispettoso. Sottoscrivono pertanto la richiesta di altre associazioni cristiane come le Famiglie per la pace, Pax Christi, Beati i costruttori di pace, nonché l'appello di 170 parlamentari italiani perché sia resa pubblica la documentazione che ha reso possibile la cessione dell'aeroporto Dal Molin alle forze militari USA, e siano date alla popolazione informazioni precise sugli obiettivi e le modalità di realizzazione della base. La prospettiva di un nuovo insediamento militare americano a Vicenza non pone solo problemi locali di urbanistica, viabilità o di convivenza civica. Il Dal Molin ripropone con forza il tema della pace e della coesistenza tra i popoli e degli strumenti per perseguirle, della qualità dello sviluppo economico e sociale e del rapporto tra Paesi ricchi e Paesi poveri del mondo. Riteniamo a tal proposito particolarmente illuminanti e ancora attuali le parole di Paolo VI nell'enciclica "Populorum Progressio" laddove mettono in guardia i Paesi ricchi dal "chiudersi nella corazza del proprio egoismo" perché "la loro avarizia non potrà che suscitare il giudizio di Dio e la collera dei poveri con conseguenze imprevedibili" e ammoniscono che "soltanto quando l'uomo diventa egli stesso autore del proprio progresso si può avere nel mondo una pacifica convivenza". Le Acli vicentine - conclude la nota - sollecitano dunque le proprie strutture centrali e periferiche a una rinnovata attenzione e mobilitazione su queste problematiche e a individuare momenti di confronto e dibattito allo scopo di favorire una adeguata informazione dei cittadini. Sono inoltre impegnate a promuovere, con quanti condividono la cultura della pace, della non violenza e di uno sviluppo economico mondiale giusto e solidale, iniziative di studio e sensibilizzazione per sollecitare una profonda revisione delle servitù militari nel nostro Paese e per scelte più eque e responsabili in merito all'enorme debito contratto dai Paesi poveri". |