| La giornalista e scrittrice vicentina Silvia Calamati, collaboratrice di Rai News 24 ed esperta della questione nord-irlandese, ha conseguito un nuovo successo con il suo libro "Figlie di Erin. Voci di donne dell'Irlanda del Nord" (Edizioni Associate). Ha vinto infatti ex aequo il prestigioso premio "Il Paese delle Donne", indetto dalla Casa Internazionale delle Donne di Roma: un'istituzione "storica" per la promozione dei diritti civili delle donne in Italia, che lavora con associazioni femminili di tutto il mondo. L'altro libro premiato dalla giuria, formata da giornaliste, poetesse e docenti universitarie, è stato "Oltre il Chador. L'Iran in bianco e nero", della docente palermitana Marcella Croce. Lo scorso settembre Figlie di Erin aveva vinto a Salerno il Concorso Internazionale di Narrativa "Voci di donne". | |
| Il libro diventando un successo a livello europeo. E' stato infatti tradotto in lingua inglese con il titolo "Women's Stories from the North of Ireland", e in lingua spagnola, con il titolo "Hijas de Erin. Voces de Mujeres de Irlanda del Norte". Dopo essere stata lo scorso anno a Belfast e Bilbao, agli inizi di febbraio Calamati sarà a Barcellona per presentare la versione spagnola del libro, su invito del "Centro de Estudios por la Paz". Calamati, che nel 2002 ha ricevuto a Belfast il TOM COX AWARD per il suo impegno di giornalista e scrittrice, si occupa della questione nord-irlandese dal 1982. Tra il 1990 e il 1995 ha seguito il problema dell'Ulster per il settimanale Avvenimenti. Dal 1995 collabora, dall'Italia e da Belfast, con emittenti radiotelevisive nazionali ed estere, in particolare con RAI NEWS 24. E' autrice di "Irlanda del Nord. Una colonia in Europa" (Edizioni Associate) e traduttrice di "Un giorno della mia vita" (Feltrinelli), di Bobby Sands, il prigioniero irlandese che nel 1981 si lasciò morire di fame nel carcere di Long Kesh, a pochi chilometri da Belfast, per rivendicare lo status di prigioniero politico. La giornalista Maria Paola Fiorensoli, presidente della giuria del premio, così si è espressa in riferimento a Figlie di Erin: "Un libro assai duro da leggere e che non si lascia dimenticare. Le donne di cui parla sono eroine di un quotidiano che violenta relazioni e affetti e spesso le rende protagoniste per gesti di assoluta insignificanza: affacciarsi a una finestra e rimanere cieca, attraversare la strada e saltare in aria, tornare a casa e trovarla vuota, i propri cari trascinati in carcere e sottoposti a trattamenti di ingiustificabile crudeltà. Come esistono, da sempre, tipiche forme di violenza esercitate in guerra sui corpi femminili, esistono una e mille forme di sopravvivenza che la disperazione rende movimenti di resistenza, azioni politiche, ma di una politica non armata, fatta di denuncia e di vicinanze tra donne in sofferenza. Un percorso letterario, colto e significante, apre ogni capitolo, narrando brani di antiche mitologie, le cui protagoniste femminili rinsaldano l'archetipo. E anche di questo, un grazie all'Autrice". |