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Sprecopoli
A cura di Alessandro Scandale
Mondadori, 264 pag, 17,50 Euro

Sarà che il chiacchierato La Casta del vicentino Gianantonio Stella ha dato il via ad una serie di libri a tema, sarà che il cittadino sta diventando sempre più sensibile ( e arrabbiato...) alla situazione generale della politica italiana, fatto sta che negli ultimi mesi il filone librario sugli sprechi, gli sciali e gli abusi della politica di casa nostra trova terreno particolarmente fertile. E in questo filone si inserisce di diritto, e con grande merito, "Sprecopoli. Tutto quello che non vi hanno mai detto sugli sprechi della politica", scritto a quattro mani dai giornalisti Mario Cervi e Nicola Porro.

La questione dei costi della politica e dell'enorme mole di denaro pubblico che viene speso nei modi più diversi per far funzionare gli innumerevoli organismi elettivi che compongono lo Stato è, da sempre, uno dei punti dolenti della vita pubblica italiana. Non mancano i proclami, i pamphlet, le ponderose proposte e le volonterose crociate che, in sei decenni di vita repubblicana, hanno denunciato gli sprechi e sensibilizzato l'opinione pubblica.

La copertina del libro

Eppure, si direbbe, poco è cambiato. Cervi e Porro intendono con questo libro raccontare e analizzare, mescolando discussione seria e aneddotica poco seria (se non, spesso, tragicomica), la faccia oscura della politica italiana.

C'è dunque un meccanismo perverso grazie a cui i senatori ritengono di poter costruire senza permessi un giardino pensile su uno dei palazzi del Senato, o gli assessori alle finanze dei nostri comuni compiono operazioni finanziarie miliardarie accumulando debiti che pagheranno i nostri nipoti, o ancora sindaci illuminati comprano auto elettriche per farle rottamare poco dopo. Il meccanismo perverso è che tutto viene deciso per il nostro bene, per il nostro avvenire. Sull'altare dell'ipocrita tutela della democrazia, della difesa dei più deboli, della soddisfazione dei bisogni collettivi, o dell'attenzione all'ambiente si è andata così costruendo una ragnatela fittissima di sprechi.

Umiliati e offesi per i "vaffa...", gli inquilini del Palazzo promettono vita nuova. Rinsaviranno, risparmieranno, taglieranno i costi immani della politica. Tutto, o quasi, proiettato in un futuro più o meno lontano. Subito, si fa poco o niente. Per cattiva volontà degli interessati, ma anche per l'inerzia devastante di un meccanismo e di una mentalità che nessuna forza sembra in grado di cambiare. E con la complicità di un apparato pubblico in cui è impiegato un italiano su sei.

Mario Cervi e Nicola Porro illustrano le dimensioni dello spreco fornendo esempi scandalosi di cattiva amministrazione e individuano il male oscuro che sta alla base del sistema. Ossia la convinzione che spendere sia bello, che l'assegnare posti a cui non corrisponde un lavoro sia socialmente utile e progressista, e che il gonfiare a dismisura i costi della politica sia democratico.

Spiegano per quale motivo i nostri 8000 comuni non hanno alcun incentivo a ridurre le spese, ma molti motivi per continuare ad aumentare le tasse. E mostrano come le regioni più virtuose e sobrie debbano farsi carico dei conti in rosso di quelle spendaccione. Infine svelano il bluff dei continui e annunciati tagli di spesa che, nella migliore delle occasioni, diventano miseri ritocchi agli incrementi di spesa.

Ciò che emerge da queste pagine è che per decenni abbiamo assistito a tentativi di ridurre la spesa pubblica. Sono andati tutti a vuoto. Occorre invece intervenire sulle tasse: ridurle il più possibile per affamare la bestia politico-burocratica.


29/01/2008

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