| Eppure, si direbbe, poco è cambiato. Cervi e Porro intendono con questo libro raccontare e analizzare, mescolando discussione seria e aneddotica poco seria (se non, spesso, tragicomica), la faccia oscura della politica italiana. C'è dunque un meccanismo perverso grazie a cui i senatori ritengono di poter costruire senza permessi un giardino pensile su uno dei palazzi del Senato, o gli assessori alle finanze dei nostri comuni compiono operazioni finanziarie miliardarie accumulando debiti che pagheranno i nostri nipoti, o ancora sindaci illuminati comprano auto elettriche per farle rottamare poco dopo. Il meccanismo perverso è che tutto viene deciso per il nostro bene, per il nostro avvenire. Sull'altare dell'ipocrita tutela della democrazia, della difesa dei più deboli, della soddisfazione dei bisogni collettivi, o dell'attenzione all'ambiente si è andata così costruendo una ragnatela fittissima di sprechi. Umiliati e offesi per i "vaffa...", gli inquilini del Palazzo promettono vita nuova. Rinsaviranno, risparmieranno, taglieranno i costi immani della politica. Tutto, o quasi, proiettato in un futuro più o meno lontano. Subito, si fa poco o niente. Per cattiva volontà degli interessati, ma anche per l'inerzia devastante di un meccanismo e di una mentalità che nessuna forza sembra in grado di cambiare. E con la complicità di un apparato pubblico in cui è impiegato un italiano su sei. Mario Cervi e Nicola Porro illustrano le dimensioni dello spreco fornendo esempi scandalosi di cattiva amministrazione e individuano il male oscuro che sta alla base del sistema. Ossia la convinzione che spendere sia bello, che l'assegnare posti a cui non corrisponde un lavoro sia socialmente utile e progressista, e che il gonfiare a dismisura i costi della politica sia democratico. Spiegano per quale motivo i nostri 8000 comuni non hanno alcun incentivo a ridurre le spese, ma molti motivi per continuare ad aumentare le tasse. E mostrano come le regioni più virtuose e sobrie debbano farsi carico dei conti in rosso di quelle spendaccione. Infine svelano il bluff dei continui e annunciati tagli di spesa che, nella migliore delle occasioni, diventano miseri ritocchi agli incrementi di spesa. Ciò che emerge da queste pagine è che per decenni abbiamo assistito a tentativi di ridurre la spesa pubblica. Sono andati tutti a vuoto. Occorre invece intervenire sulle tasse: ridurle il più possibile per affamare la bestia politico-burocratica. |