| Gli ultimi fuochi del calciomercato riportano il Vicenza in linea di galleggiamento. Acquisti mirati, va detto, che dovrebbero offrire a Gregucci tutta una serie di opzioni adeguate all'obiettivo salvezza. E' rientrato alla base Antonino Bernardini, che ha carisma ed esperienza anche se difficilmente potrà essere proposto in tandem con Helguera, salvo rivedere gli interi equilibri del centrocampo. Ma sull'asse centrale Gregucci potrà sempre disporre di Frara e Passiglia, elementi freschi di energie chiamati a cantare, come si sul dire, e a portare al tempo stesso la croce. | |
| Discutibile per certi versi la scelta di acquistare un terzo portiere, anche se Fortin può proporsi con continuità anche in prospettiva, e sicuramente apprezzabile l'arrivo di Testini, un centrocampista esterno che sa giocare tra le linee e che dispone di una lunga esperienza in categoria. Molto è stato fatto, in definitiva, per rabberciare una squadra nata sbagliata e per correggere di conseguenza scelte avventate. Sarà il prosieguo del campionato a dare ragione, ce lo auguriamo, agli operatori di mercato. Ciò non toglie tuttavia che a stridere, se analizziamo in blocco la stagione vicentina, è la mancanza di un "progetto" articolato. Vero è che nel calcio di oggi, che ha ritmi concitati e che non può prescindere da legami strettissimi con procuratori e affini, i progetti effettivi non sono facili da portare avanti: per farlo, oltre a una buona dose di creatività (e di quattrini) serve anche il contributo della fortuna, esattamente ciò di cui il Vicenza, bersagliato in mille modi dalla Dea bendata, non ha mai potuto disporre. E' altrettanto vero tuttavia che da troppe stagioni la società si barcamena senza riuscire a trovare uno sbocco effettivo: prima il fondo del barile raschiato scientificamente dalla proprietà inglese, poi la difficile operazione di risanamento tentata da Cassingena, che tra i tantissimi pregi -primo tra tutti l'essersi caricato sulle spalle la responsabilità del rilancio- ha anche qualche difetto: siccome è un passionale, anche se sa di calcio, si fida troppo spesso (dicono) delle proprie sensazioni personali senza tenere conto in alcuni casi del rovescio della medaglia. |