| Non è voluto mancare il campione olimpico di lancio del disco Diego Fortuna e sono state invitate ad esprimere la loro esperienza anche due giovanissime promesse del Volley Vicenza, Paola Colarusso e Irene Gomiero; a sorpresa, è arrivato anche Kristian Ghedina, in compagnia dell'ex portiere Diego Murari, altro esempio di come lo spirito sportivo riesca a tener testa anche alle malattie più gravi; in rappresentanza del CSI, Massimo Achini, presidente della sezione di Milano. Dopo una emozionante introduzione musicale a rompere il ghiaccio è stato Di Carlo, che ha spiegato come, nonostante il mondo del calcio professionista, cui appartiene da 25 anni, sia distante dai valori cattolici è "comunque possibile mantere la propria fede, che rappresenta un ideale e una forza interiore". Da conoscitore del settore giovanile, in particolare, ha voluto sottolineare l'importanza di formare i giovani atleti non solo dal punto di vista fisico ma anche, e soprattutto, etico e morale. Il microfono è passato poi a Julio Gonzalez, cui è stato chiesto quanto ha contribuito la fede nel suo incerdibile recupero: "Tre cose hanno fatto sì che io, non solo sia tornato in campo, ma che stia giocando di nuovo nel calcio professionista: la fede, la mia famiglia e gli amici. Nei momenti di più grande sconforto - ha ricordato Gonzales tra la commozione dei presenti - ho capito il valore delle serate trascorse con mio padre a leggere la Bibbia". Anche Kristian Ghedina, pluricampione di sci, ha avuto degli stop nella sua carriera, uno particolarmente grave a causa di un incidente automobilistico: "è stato grazie alla mia educazione sportiva - ha detto - se non mi sono fermato davanti agli ostacoli ma ho continuato a credere; lo sport, qualsiasi disciplina, insegna a non mollare, a non piegarsi di fronte alle difficoltà, perchè una sconfitta può diventare la vittoria di domani, oltre alla lezione di oggi". A Toto Rondon, Laura ha fatto una domanda particolare, sul significato del segno della croce che molti giocatori si fanno prima di scendere in campo: la gloria biancorossa non si è ritirato nelle banalità ed, anzi, ha "accusato" molti calciatori di farne un uso superficiale, quasi "scaramantico: "alcuni invece - ha, però, concluso - denotano vera fede quando lo fanno: penso all'esperssione nel volto di Kakà, per esempio". Un pò emozionate dalla presenza di campioni di quel livello, è stata poi la volta della testimonianza di Paola e Irene, che hanno spiegato come il "gioco di squadra" sia la vera carta vincente del loro sport, la pallavolo: "quando si gioca insieme anche le piccole rivalità di squadra rientrano in un rapporto di amicizia e poi ci sono i valori dello sport a tenerci unite" hanno detto. Il Presidente del CSI di Milano, Massimo Achini ha invece incentrato il suo intervento sull'importanza dei momenti di riflessione nello sport, perchè, al fianco dell'attivita agonistica e quotidiana, "è fondamentale il confronto verbale ed emotivo in momenti di incontro come questa Pasqua dello sportivo. L' "Alleluja" ha aperto il momento della preghiera cui è seguita l'esibizione delle ragazze dell'Associazione sportiva gimnica vicentina: due esercizi che hanno coinvolto il pubblico e stupito perfino gli sportivi più esperti, per gli elementi di spettacolarità eseguiti anche dalle più piccole. Sono toccate al Vescovo Cesare Nosiglia le conclusioni dell'evento: ricordando il suo passato di calciatore, Monsignore non ha potuto che incoraggiare i giovani a continuare a praticare lo sport, anche se in certi ambienti può nascondere pericoli e insidie, perchè non è solo un modo per migliorarsi fisicamente ma anche per acquisire la capacità di impostare la vita nell'amicizia, nella lealtà e nella perseveranza: "ne può nascere un mondo di pace". "Vi invito a diverntare testimoni di una vita sobria e modello di generosità - ha poi aggiunto Nosiglia - Lo sport può dare una scossa favorevole e positiva a tutta la società". |