| Infatti, quasi 23mila metri quadrati sono disponibili all'ex Beltrame, 2 mila al complesso di San Biagio, circa 600 nell'area ex GdF di contrà Porta Nova, 3.200 al complesso della Rocchetta e 5.230 si libereranno al Palazzo di Giustizia, quando gli uffici verranno trasferiti nella nuova sede. In tutto sono 32.323 metri quadrati che possono ospitare 350/400 abitazioni. "Le ultime amministrazioni hanno operato secondo il criterio dell'emergenza, cioè tamponando le falle, cercando di evitare che le famiglie dovessero dormire in strada; su 900 domande all'anno per alloggi pubblici, solo il 15% riescono ad essere evase. - afferma il segretario Fulvio Rebesani - E non conduca in errore l'utilizzo del termine "emergenza": in una città ricca come Vicenza, questa non consiste in persone che dormono in stazione o sotto i ponti, ma nel vagare di sfratto in sfratto (230 quest'anno, di cui il 90% per morosità), nel non potersi permettere un figlio perché il canone assorbe oltre metà delle entrate, nel dover scegliere se fare tre pasti al giorno o pagare il mensile, nel condurre una vita grigia e senza allegria perché non si può far nulla oltre al lavoro, nell'impossibilità di separarsi a causa della precarietà economica, nel barattare un mensile basso con alloggi insalubri". Il Sunia chiede, esige, che la questione della casa venga posta al centro della campagna elettorale, anzitutto riconoscendo l'esistenza dei poveri in città, di chi, come gli operai, sopravvive con meno di 1000 euro al mese. "Se la Beltrame e le altre aree non potessero essere messe a disposizione - concludono dal Sindacato Inquilini - ricordiamo alla futura amministrazione di questa città che l'esproprio è uno strumento esistente, e che l'immissione di nuovi alloggi in locazione avrebbe il salubre effetto di calmierare i prezzi, oltre che dare nuova spinta al settore dell'edilizia". Uno sviluppo sostenibile però: evitare i monumenti al cemento, cari a certi sciagurati modelli privati dei decenni scorsi. |