Pubblicato da: Redazione VICENZA.COM
Vicenza,

EXPORT. VICENZA PROVA AD INVERTIRE I MODELLI TRADIZIONALI.

L’iniziativa “Gioielli Made in Italy - Designed in China” mette in contatto designer cinesi con aziende vicentine, invertendo la tendenza che vede l’Italia esportare design e far produrre in Cina. La strada giusta o un autogoal?

EXPORT. VICENZA PROVA AD INVERTIRE I MODELLI TRADIZIONALI.

Vicenza alla conquista della Cina. Dai dati elaborati dall’Ufficio Studi della Confartigianato provinciale emerge infatti che non solo il Paese asiatico rappresenta il sesto mercato dell’export manifatturiero vicentino (per un ammontare di quasi 611 milioni di euro), ma che Vicenza è la prima provincia italiana per incidenza dell’export in Cina sul valore aggiunto (pari a 2,6%).
Infatti, dal 2007 al 2013 le esportazioni dei prodotti vicentini verso quel mercato sono cresciute dell’80,9%. Tra i principali settori che “catturano” il cliente cinese ci sono i prodotti manifatturieri, tra cui spicca il comparto orafo (24,7%), seguono gli articoli in pelle (con il 22,8%, esclusi abbigliamento e simili), quindi macchinari e apparecchiature (22,3%).
Il mercato cinese della gioielleria, quindi, può rappresentare uno sbocco a elevata potenzialità anche per le piccole imprese. Consapevole di tale opportunità, e della necessità delle Pmi di essere accompagnate su un mercato così complesso e in rapida evoluzione, Confartigianato ha avviato con ITA (Italian Trade Agency, ex ICE) un progetto promozionale per il settore orafo avente proprio la Cina come Paese-obiettivo.
L’idea è quella di mettere in contatto, per innovative forme di collaborazione, designer cinesi in grado di reinterpretare gli stilemi tipici del gioiello tradizionale in chiave moderna, e nostre piccole imprese produttrici che si distinguono per creatività e capacità realizzative uniche. Il risultato di questa contaminazione sarà la realizzazione di nuove collezioni di “Gioielli Made in Italy - Designed in China” da presentare sul mercato asiatico.
La rete di attori coinvolti comprende anche Fiera Vicenza, dove è stato effettuato il lancio ufficiale del progetto in occasione di VicenzaOro Spring accogliendo una selezione di designer cinesi, operazione che verrà ripetuta anche a VicenzaOro Fall di settembre.
Fin qui il versante italiano. Per quel che riguarda la Cina, invece, il partner principale è Guangzhou Design Week, ente specializzato nella gestione di eventi e manifestazioni fieristiche incentrate sul design con importanti collegamenti col mondo della distribuzione e del retail di gioielleria nel sud del Paese.
Il “trait d’union” tra partner italiani e la GDW è Virginia Busato, giovane professionista vicentina esperta di cultura e mercato cinesi.
Oltre agli incontri su tutto il territorio nazionale, per presentare il progetto alle aziende potenzialmente interessate,  e l’arrivo di designer, giornalisti e buyer cinesi a VicenzaOro in Fiera, il progetto ha avuto il suo lancio ufficiale al China Cultural Expo di Shenzhen, importante polo produttivo e distributivo vicino a Hong Kong. Durante la China Cultural Week è stato infatti presentato il primo concorso tra top designer della gioielleria cinese. Erano presenti a Shenzhen anche alcuni rappresentanti delle aziende italiane partecipanti al progetto, i quali hanno potuto incontrare distributori e buyer cinesi con cui impostare le strategie di commercializzazione delle nuove collezioni e verificare l’interesse a inserire in catalogo prodotti già esistenti e ritenuti adatti a incontrare il gusto del consumatore locale.  Attualmente si stanno raccogliendo i progetti sviluppati dai designer asiatici tra i quali una giuria mista italo-cinese, in cui sarà presente anche Confartigianato, individuerà i migliori dieci che si trasformeranno in collezioni realizzate dalle aziende italiane. L’intento è quello di presentare i gioielli durante la Guangzhou Design Week di dicembre, primario evento cinese dedicato al design, oltre che e a VicenzaOro a gennaio del 2015 e avviare quindi la promozione delle collezioni sul mercato.

QUALCHE PERPLESSITA’
Va dato atto che in un momento così delicato e difficile dell’economia italiana ed europea provare a cambiare qualcosa è di per sé una buona cosa. Ma il dubbio sorge spontaneo… Se, dopo aver esportato per anni macchinari e tecnologie per produrre, ma tenendoci ben stretti il gusto e lo stile che tutto il mondo invidia all’Italia, ora concediamo alla Cina anche il ruolo strategico di dettare le regole stilistiche, sarà l’inizio di una nuova modalità produttiva o la fine di un modello che in qualche modo ci ha tenuti a galla?

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