Pubblicato da: Michela
Vicenza,

L’arte dubbiosa di Alessandro Beggio

Con la certezza del colore e con forme provvisoriamente senza contenuto Alessandro Beggio reimposta la realtà

L’arte dubbiosa di Alessandro Beggio

Sabato 21 ottobre alle ore 18.00 si inaugura l’esposizione personale del pittore Alessandro Beggio “Elogio al dubbio” presso la Chiesa di Santa Maria Assunta di Vigardolo. L’evento è organizzato dall’Associazione Culturale BOLArt e promosso dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Monticello Conte Otto.

 

A tre anni dall’ultima fuoriuscita artistica in solitaria, l’esposizione “Astrattamente reale” tenutasi a Thiene nel 2014, ci si ritrova oggi innanzi ad un nuovo capitolo dipinto dall’artista nel corso di questo intervallo di tempo.

Il percorso di “Astrattamente reale” era stato definito come una forma di epistemologia - ovvero di conoscenza - della realtà a partire dal dato sensibile, condotta con una forma mentis svincolata dalla figura e ancorata al cromatismo.

Con Elogio al dubbio, Alessandro Beggio aggiunge un paio di tasselli a questo suo quadro, svelandoci l’assunto da cui parte il suo impeto creativo: il principio e la fine di tutto è il dubbio, l’unica certezza è la scelta cromatica di base operata dall’artista. Ed è su questa prima operazione di natura creativa che Beggio inizia il suo percorso di conoscenza, ma anche di comunicazione della realtà.

Fugando subito il fatto che l’arte di Beggio non è strettamente concettuale e che quindi il dubbio a cui si riferisce non è di matrice razionalista, si potrebbe suggerire un’interpretazione psicologica dell’inedita tavolozza di Beggio, mutuando la teoria dei colori come approcci diversi al reale del medico Edward De Bono.

Il colore nero di Beggio ora contiene dei volumi, ora separa le zone di colore, ora compare come macchia, ora si presenta come un graffito. Il nero è una forma di pensiero negativo ma di tipo logico, nel senso che non è emozionale. Il nero agisce come il dubbio: tende a confutare la verità dei fatti rappresentata dalle macchie bianche opache. E’ una forma critica che mette in luce in evidenza aspetti negativi motivandoli con ragioni, quindi di fatto limita la negatività.

In questa recente produzione di Beggio si notano segni rossi incisivi e ampi volumi rosa, i colori dell’emotività, ovvero degli aspetti non razionali del pensiero, che sottendono una forma di comunicazione che giustamente non è né deve esser giustificata e che è spesso associata all’elemento muliebre. Liberando l’emotività dal falso pregiudizio di esser un ostacolo del pensiero e sdoganandola invece come una componente dei processi cerebrali, essa si traduce in tendenze istintive e in comprensione immediata di un contesto, prerogativa tipicamente femminile e propria di grandi sensibilità che vedono oltre le barriere e che riescono ad accettare nuove prospettive.

Si allargano poi i volumi del giallo, dell’ocra sporcati dal marrone, indicatori di solarità, di pensieri proiettati al futuro, quindi di sperimentazioni, di congetture e di interpretazioni positive, condotte con disinteresse e volte a cogliere le opportunità nei cambiamenti.

Questi gialli si espandono talvolta nel verde, colore della creatività per eccellenza, ma che in questo momento Alessandro propone con cautela. Egli infatti supervisionata il concerto cromatico con il distacco e la freddezza suggeriti dal colore blu e dal colore melanzana, sapientemente utilizzati per stemperare eccessi e per invitare a una sintesi: non a caso la Composizione blu è l’immagineufficiale di questa esposizione.

Il risultato è che nella struttura della comunicazione di Beggio il colore detta il ritmo, mentre la forma a volte può assumere un contenuto, a volte essa rimane in cerca di un significato: di qui parte la sfida che il nostro painter indipendente lancia all’estimatore dell’opera. Ecco quindi il dubbio concepito come metodo di ricerca aperta, chiaramente apprezzabile nelle composizioni che il Nostro definisce asemantiche.

Un’altra conclusione è che nella metodologa di Beggio, fatta di visioni a volo d’uccello, di prospettive rovesciate, di scomposizioni, l’esito dell’indagine può arrivare al “grottesco”, ovvero a quell’elemento inspiegabile che suscita reazioni contrastanti.

Ecco dunque il dubbio che l’artista instilla allo spettatore, mettendolo in guardia dall’apparenza che de-forma la realtà, come accede nel ciclo dei manifesti strappati, dove la realtà diventa stratificazione del vissuto delle cose e delle persone.

Ecco infine che si trova innanzi a quel pensiero laterale che non sostituisce la logica del pensiero verticale, ma la integra smascherando le idee dominanti, scorporando le complessità, giocando con le combinazioni casuali, re-incorniciando il contesto. Cosi Alessandro Beggio è generatore di nuove interpretazioni del mondo esplorando possibili filoni multidirezionali.

L’arte di Beggio è un’arte dubbiosa perché è generatrice di dubbi positivi, non di cero un’arte insicura, perché si è confortati da una certezza: non v’è alcun dubbio che dopo quasi quarant’anni di attività come pittore e maestro Alessandro Beggio sia un punto di riferimento per l’arte vicentina, riconosciuto ufficialmente per il suo talento, apprezzato per la sua sensibilità, ammirato per la sua umile capacità di farsi incubatore di idee e di istanze sociali, invidiato per quella sua versatilità che lo vede spaziare e sperimentare nelle varie discipline artistiche con estrema disinvoltura e con risultati immediati e più che apprezzabili.

 

L’esposizione sarà visitabile fino al 29 ottobre con i seguenti orari: da martedì a domenica dalle 16.00 alle 19.00; sabato e domenica anche mattino dalle 10.00 alle 12.00. Un finissage alternativo è fissato per venerdì 27 ottobre alle ore 20.45 con l’intrattenimento “Abbiate dubbi” a cura dell’attore Marcello De Boni.

 

 

MICHELA MENEGUS
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