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Vicenza,

STREET VILLAGE A CAMPO MARZO. INFURIANO LE POLEMICHE PER LA MAGLIETTA DELLA MODELLA

Ai duri i commenti pubblicati su Facebook da FestaAmbiente e Associazione Nuova Sinistra di Vicenza e all’articolo del Giornale di Vicenza, Velvet Media e gli organizzatori rispondono "Solo strumentalizzazione”.

STREET VILLAGE A CAMPO MARZO. INFURIANO LE POLEMICHE PER LA MAGLIETTA DELLA MODELLA

Vicenza- Campo Marzo. Si scatenano le polemiche sulla scritta "Supreme bitch" (puttana suprema la traduzione letterale) apparsa sulla maglietta di una modella su una locandina che promuove Street Village e sfociano nel relativo articolo apparso sul Giornale di Vicenza. Duri i commenti scritti su facebook da FestaAmbiente (evento in programma la stessa domenica), Associazione Nuova Sinistra di Vicenza e dal consigliere delegato a Campo Marzo, Stefano Dal Pra Caputo. Intervengono ora gli organizzatori e l’agenzia di comunicazione dell'evento del 19 giugno a Campo Marzo per sottolineare che Street Village è un evento pensato per coinvolgere giovani, famiglie e sportivi in un momento di festa. “Nelle due giornate dell’evento sono previsti tornei di basket, calcio e show di street art – spiega Gianni Ippolito, ideatore dell’evento e Presidente dell’Associazione Arte&Sport- abbiamo programmato le attività per creare una  manifestazione diversa e sociale, in cui lo sport, l’arte e la cultura si mixano a suon di musica e di street food. Non era nostra intenzione dare un messaggio che va contro i valori della nostra manifestazione”

Velvet Media, l’agenzia di comunicazione di Castelfranco Veneto organizzatrice dell’evento, risponde alle accuse per bocca del titolare Bassel Bakdounes “Cuba apre ai RollingStones e accetta la cultura rock quale simbolo che i tempi stanno cambiando mentre qui in Italia c’è chi strumentalizza immagini, significati e significanti per questioni personali. La sociologia della moda è stata per anni oggetto delle più svariate riflessioni da parte di filosofi, economisti e sociologi e raggiunge il suo culmine quando si parla di subculture giovanili. Era successo con la gonna corta negli anni sessanta, con i capelli colorati nel punk e ci troviamo oggi a disquisire su una simpatica scritta di una ragazza in tenuta hip hop e reggaeton.  Se qualcuno trova sessista un evento in cui normalmente c’è una maggior parte di affluenza dal pubblico femminile… non possiamo che prenderne atto, ci  scusiamo se abbiamo urtato la sensibilità delle persone, abbiamo  già tolto le scritte dalla maglietta. La scritta riportata nella t-shirt  è inoltre un marchio di abbigliamento di streetwear creato con finalità anti-sessiste, per rilanciare la figura della donna come icona dello stile street”

 Per concludere Fabrizio Bordignon, organizzatore del Papagayo esprime in sintesi la sua opinione in merito “La scritta sulla t-shirt per noi non è un messaggio, è semplicemente una foto che riporta un’immagine rappresentativa di una delle moltissime ragazze che partecipano alle nostre serate. Non c’è nulla di male ma per non urtare la sensibilità di nessuno presteremo molta più attenzione nello scegliere le foto delle locandine”

 

 

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