| Il regista Laurent Cantet, soprannominato il Ken Loach francese e già autore del superpremiato "Risorse umane" del 1998, con questo film - vincitore del Leone dell'Anno alla 58° Mostra di Venezia - ci propone una lucida riflessione sul rapporto tra l'uomo e il lavoro. (Leggi l'intervista al regista) Sullo sfondo di una fotografia plumbea, Vincent girovaga con la sua auto simulando, al telefono con la moglie, incontri di lavoro ed impegni improrogabili. Vincent, durante una festa della scuola dei suoi figli, dispensa a parenti ed amici sicurezza e felicità riguardo alla sua vita e alla sua occupazione. È un uomo disperato questo che regala falsi sorrisi, ha perso il suo lavoro, licenziato in tronco dalla sua ditta in nome di qualche disumano principio economico quale "produttività" e "scarsa redditività". Tuttavia, Vincent non è un reietto ma un uomo che fugge di sua volontà da una realtà nella quale per lui è diventato faticoso anche respirare. In tale disagio, la famiglia, gli amici, gli ex colleghi diventano penosi macigni che è troppo doloroso affrontare. È meglio aggirarli, anzi, raggirarli con truffe e bugie. Il raggiro e l'inganno divengono per Vincent l'attività principale alla quale vi si dedica, anche con un iniziale discreto successo, con anima e corpo, "a tempo pieno" per l'appunto. Vincent nobilita l'arte dell'invenzione: si inventa un nuovo prestigioso lavoro, nuovi colleghi, nuovi paesaggi. Crea e si crea falsi tempi e falsi luoghi dove navigare fra mille menzogne. Anima tormentata, vaga sulla sua auto tra un luogo e l'altro là dove si svolgono i suoi traffici ora di truffatore ora di contrabbandiere. È solo in quei momenti, chiuso nel protettivo bozzolo della sua macchina, che Vincent riacquista una parvenza di calma interiore. "Adoro guidare" dice, "mi accendo una sigaretta, ascolto la musica e non devo parlare con nessuno". E ancora, parlando del lavoro che ha lasciato: "A volte dopo aver fatto più di duecento chilometri per arrivare nel luogo in cui avevo un appuntamento, non volevo più scendere dalla macchina, mi diventava insopportabile l'idea di dover incontrare qualcuno". Quando si combatte con un malessere di tale portanza, così avviluppante e globale, anche le persone che ti sono vicine, che ti amano, che soffrono per te, rischiano di divenire i tuoi primi carnefici ma anche le tue più ingiuste vittime. Al Cinema Odeon di Vicenza, Corso Palladio(venerdi, sabato e domenica ore 15.00-17.20-19.45-22.10). |