| Negli anni Ottanta, una diagnosi di Aids significava morte in tempi brevi. "La morte arrivava in fretta, entro pochi mesi dalla diagnosi, ed era inevitabile" racconta Curran. "Quando cominciammo a indagare sull'Aids, lanciavamo continui alarmi perché la diffusione la diffusione del virus raddoppiava ogni sei mesi. La gente doveva prendere quest'epidemia più seriamente. Ma anche noi - racconta Curran - non eravamo coscienti che i nostri allarmi erano solo un'ombra della mole del problema di cui ci trovavamo al centro". Solo nel 1987 arrivò l'Azt, la prima medicina per combattere il virus." Ci vollero quasi dieci anni perché ci fosse un miglioramento e un prolungamento della vita delle persone affette da Hiv, il virus che provoca l'Aids. L'altra svolta avvenne nel 1996, quando i ricercatori, alla conferenza internazionale sull'Aids di Vancouver, in Canada, annunciarono i primi confortanti risultati della terapia Haart (highly active anti-retroviral therapy). Questo approccio utilizzava una combinazione di agenti antivirali che sarebbe diventato noto come cocktail anti-aids. "Gente ormai non più in grado di alzarsi dal letto o che stava morendo tra incredibili sofferenze oggi può sperare, anche se non in una vera e propria cura, in un notevole miglioramento della qualità di vita" afferma Curran. Potrebbero volerci decenni prima che venga trovata una cura per l'Aids, sostengono i ricercatori. La maggior parte delle speranza sta nella possibilità di sviluppare un vaccino. Nel frattempo gli esperti di salute pubblica mettono in rilievo l'importanza della prevenzione e dell'educazione negli sforzi per ridurre l'incidenza e la mortalità di questa malattia. (fonte Cnn Italia) |