| La ragione principale di questo miglioramento non è però in una minor diffusione del virus, ma nell'efficacia delle nuove terapie antiretrovirali, con le quali vengono curati i sieropositivi, che riescono a tenere la malattia allo stato latente. Oltre il 50% si ammala a causa di un rapporto sessuale: il 55 per cento delle persone alle quali è stato diagnosticato il male nel 2000 hanno contratto la malattia attraverso contatti sessuali (20,7 per cento omosessuali, 35,7 eterosessuali), mentre solo il 36,9 per cento sono tossicodipendenti. Nel decennio 1982-1993 le percentuali erano ribaltate: il 66,6 per cento dei nuovi malati erano tossicodipendenti e poco più del 35 per cento avevano contratto la malattia con rapporti sessuali a rischio (15,7 per cento omosessuali e 11,8 per cento eterosessuali). L'inversione di tendenza è dovuta all'efficacia delle terapie antiretrovirali: i tossicodipendenti (come pure gli emofiliaci e i trasfusi, la cui proporzione nelle categorie di esposizione all'Aids è molto diminuita nel tempo) sanno di essere "a rischio" e si sottopongono frequentemente ai test per verificare la sieropositività. Per i contatti sessuali non c'è lo stesso tipo di sensibilità, e spesso le persone contagiate scoprono la loro sieropositività solo al momento della diagnosi dell'Aids o poco prima. Per questo non vengono sottoposte alle terapie antiretrovirali e si ammalano. Tra i successi delle terapie antiretrovirali c'è anche una notevolissima diminuzione nei casi di Aids pediatrici. Grazie alla combinazione di questo tipo di terapia in gravidanza con la nascita con taglio cesareo, i casi di Aids tra i bambini con meno di 13 anni sono diminuiti dagli 83 del 1995, anno di maggior picco, a soli 2 nel 2000. In aumento la diffusione tra le donne e nel Nord Italia, meno invece al Sud. Comparando i dati dei nuovi casi nelle varie regioni si scopre che ogni centomila abitanti si sono ammalate 6,8 persone in Lombardia, 5 in Emilia Romagna, 4,8 nel Lazio, 3,7 in Liguria e Toscana, 2,9 nelle Marche, 2,8 nel Piemonte, 2,7 in Umbria. Tutte le altre regioni (Nordest, Sud e Sicilia), si attestano attorno all'1,5. Unica eccezione la Sardegna dove nel 2000 si sono ammalate 2,2 persone ogni centomila abitanti. Per provincia, i tassi di incidenza più elevati nel corso del 2000, sono stati registrati a Ravenna, Brescia, Milano, Pavia, Varese e Lecco. L'Aids è ancora oggi una malattia che colpisce prevalentemente gli uomini, ma i casi di pazienti di sesso femminile tra gli adulti sono progressivamente aumentati passando dal 16 per cento del 1985 al 23,8 del 2000. E in generale la malattia viene diagnostica a pazienti più vecchi: se nel 1985 l'età media della diagnosi era di 29 anni per i maschi e di 24 per le femmine, nel 2000 le età medie sono salite rispettivamente a 39 e 35 anni. Dal 1982, anno della prima diagnosi di Aids in Italia, a oggi si sono ammalate 47.945 persone (dati notificati al Coa). Di queste quasi l'80 per cento sono di sesso maschile, l'1,5 ha meno di 13 anni e il 5,1 sono stranieri. L'Istituto superiore di Sanità stima che i sieropositivi nel nostro Paese siano oltre centomila. |