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Rubriche / Libri
Robert B. Reich
Robert B. Reich
L'infelicità del successo.
Fazi
379 pag
£ 35.000

Uno sguardo anticorformista ai nostri stili di vita.

Un libro importante, scritto da un prestigioso economista americano. Robert B. Reich già Ministro del Lavoro durante la prima presidenza Clinton, illustra in modo chiaro e sintetico le forze economiche e sociali alla base della nostra società frenetica. Le persone, scrive Reich, lavorano più di quanto non abbiano mai fatto in passato, e ciò non solo per una questione di sopravvivenza. Più il livello di retribuzione e il tenore di vita aumentano, più gli imprenditori, i lavoratori e i professionisti si mostrano disposti a sacrificare quel tempo che dovrebbe essere dedicato alla famiglia, agli amici, ai propri interessi e allo svago. Discorso già sentito più volte? Vero. Ma qui l'analisi é davvero accurata e precisa, a tratti pungente e sempre illuminante. La cosiddetta società dell'informazione, che viaggia alla velocità della luce, ci ha rubato il tempo della nostra vita, forse la ricchezza più preziosa che abbiamo. "L'infelicità del successo" spiega in termini molto semplici i conflitti e i modelli sociali emergenti che stanno mettendo in crisi il concetto di famiglia e di comunità.

Il merito di Reich sta nell' analisi precisa delle dinamiche che negli ultimi due decenni hanno portato a questi conflitti e nell'ipotizzare gli scenari futuri rinforzando le proprie tesi con esempi concreti. Il grande pregio del libro di Reich é la sua impostazione niente affatto convenzionale dello stato dell'economia e della società in un'epoca di profonde trasformazioni. Già anni orsono Reich fece scalpore in America per alcune scelte che si riferivano ai valori fondanti della società americana, come l'etica della responsabilità e dell'impegno civico. La riflessione lucida sulla cosiddetta "american way of life" e sulle nevrosi che essa si porta dietro nell'epoca della nuova economia porta dritto ad una constatazione inquietante.

Scrive Maurizio Ferrera a proposito del libro : "I ceti medi fanno sempre più soldi (con il lavoro, ma anche con la Borsa), però le loro vite private diventano sempre più misere. L'americano tipico lavora ogni anno 350 ore più dell'europeo tipo e perfino più del giapponese. Il super lavoro nella new economy non ésolo stressante e competitivo: genera anche conseguenze sociali molto negative. Rende difficili i rapporti sociali, incentiva la formazione di piccole comunità chiuse in se stesse, lascia comunque indietro gli individui più lenti, poveri, deboli fisicamente. Prosperità crescente, insomma: ma anche disuguaglianza".

Gli fa eco Serena Zoli: "Frenetico, l'aggettivo chiave in questo libro. Un domani all'apparenza radioso: stiamo entrando nell'Era della grande opportunità dove ogni desiderio si potrà appagare. Il "bazar globale" permetterà di ordinare e comprare qualunque cosa, e tutto su misura, nel minor tempo, al minor costo e da qualunque parte. Merito delle nuove tecnologie digitali che, preso lo slancio negli anni 80 e 90, sono in piena e irrefrenabile espansione (dopo microprocessori e computer, le fibre ottiche, i satelliti, le connessioni a banda larga, Internet...). Fine dell'economia basata sulla programmazione. Fine di conseguenza del lavoro stabile. Dopotutto, ricorda Reich, durato poco: appena un secolo e mezzo, il tempo dell'industrializzazione. Prima, non esisteva rapporto fisso tra datore di lavoro e lavoratore, ma si pagava per singolo prodotto o servizio pattuito. Dopotutto, osserva Reich, si sta tornando a questo. A vite meno prevedibili, a meno sicurezza, a mutamenti di ruoli, a una frenesia mai vista per star dietro alle richieste, per cercarle e accaparrarsele, per aggiornarsi di continuo o per produrre di continuo nuove idee. E' questa la vita che vogliamo, chiede Reich?"

In america ci sono famiglie dove ci si fissa un appuntamento per riuscire a incontrarsi tutti in casa. Stare insieme a cena é quasi una rarità. E i figli? In una settimana ci si passano 22 ore in meno di 30 anni fa. Non si ha più tempo, almeno questo é il ritornello dilagante, fino quasi alla nausea. Il lavoro, instabile, cangiante, che sempre più attinge alle risorse personali di ognuno, dilaga nelle ore cosiddette libere, invade anche il sonno, con preoccupazioni, tensione, stato di allarme perenne cui contribuiscono cellulari, fax, cercapersone, email che in ogni momento si introducono a forza nella nostra vita, violando il nostro territorio personale anche mentre siamo in auto, in aereo o camminiamo. E' questo il successo che vogliamo? Robert Reich nel riproporre di tanto in tanto la domanda, osserva che se noi potessimo renderci davvero conto dei costi umani risponderemmo di no.

"Ma questa consapevolezza non c'é-scrive ancora la Zoli- l'erosione della vera vita, del nostro io più prezioso, avviene un po' alla volta, sotto la spinta della precarietà e della frenesia, mascherata dagli idoli del successo osannati dalla stessa new economy". Che fare, allora? Robert Reich avanza alcune ipotesi quali punti di partenza per arrivare a un nuovo equilibrio sociale. Non cancellando le dinamiche della new economy né fermando la globalizzazione, che sarebbe forse anacronistico, ma facendo in modo che l'uomo non ne sia la vittima sacrificale, ridotto alle due sole valenze di consumatore e investitore. Insomma scegliere si può, ma la domanda meglio posta é: si vuole davvero?

E da noi in Europa, ci chiediamo? Se é vero che la nostra realtà é ben diversa per cultura e tradizione da quella americana, é anche vero che il sistema importato dagli Stati Uniti fa sempre scuola e notizia, e non mancano fior di esempi. Poi, due elementi di recente introduzione stanno cambiando lo scenario: il primo é la crisi delle (ex) miliardarie dot.com, che ha fatto inceppare quella "new economy" che pareva destinata a diventare una specie di nuovo "Eldorado" dispensatore di rapidi e cospicui guadagni, il secondo é il tragico impatto dei drammatici eventi dell'11 settembre, i quali sembrano aver avviato un approfondito ripensamento delle priorit^ e delle forme organizzative del modello americano, sia sul piano collettivo, sia su quello individuale. La ricerca di un miglior equilibrio fra dinamismo economico e pace sociale potrebbe ora entrare in una nuova fase, forse più cupa ma anche più seria e riflessiva.

Robert B. Reich, professore di Economia politica e Politica economica, ha lavorato per tre diverse amministrazioni presidenziali degli Stati Uniti, da ultimo come segretario del dipartimento del Lavoro nel gabinetto Clinton. Scrive per vari quotidiani e periodici, tra cui "New Yorker", "New York Times" , "Washington Post" e "Wall Street Journal".


23/11/2001

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