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Clifford Stoll
Clifford Stoll
Confessioni di un eretico high tech
Garzanti
181 pag
29.000 lire
Riviste, giornali, libri, convegni annunciano al mondo intero che le nuove tecnologie risolveranno i drammatici problemi della scuola. La parola d'ordine di questa rivoluzione pedagogica è "un computer su ogni banco". Il miracolo è garantito e gli studenti devono imparare a vivere in un mondo fatto più di bit che di cose reali. Stoll però avanza dei dubbi e si diverte a demolire alcuni luoghi comuni. Primo: "l'informazione è potere", sarà vero? E qual'è la categoria più potente della nostra società? Certo non i bibliotecari, che pure detengono miriadi di informazioni su carta stampata, ma piuttosto i politici, che spesso sono notoriamente disinformati. Secondo: "imparare ad usare i computer è indispensabile", salvo scoprire che spesso vengono usati come macchine da scrivere moderne o come videogiochi. Professore di astronomia alla rinomata università di Berkeley, Stoll la sa lunga abbastanza da potersi permettere le armi affilate dell'ironia e della provocazione. E per questo sostiene con una voce fuori dal coro, che l'educazione, quella vera, è una cosa, mentre l'informatica, per quanto aggiornatissima e in continua evoluzione, è un'altra. Cliccare qua e là su una tastiera non significa affatto capire e apprezzare i capolavori della letteratura, o le bellezze immortali dell'arte. Secondo Stoll, ad un buon insegnante non servono mouse ed e-mail: sono più importanti il contatto umano con lo studente, il rapporto costante con la classe, condividere un'esperienza e un percorso comuni. Senza dimenticare che i computers, utilissimi a certi livelli o per certe applicazioni, sono oggetti che richiedono una manutenzione costante e costosa e che, in alcuni casi, anziché far guadagnere tempo, lo fanno perdere. Per Stoll la funzione della scuola nella società è basilare, perchè forma i cittadini di domani: non è possibile affidare il futuro nelle mani dei fanatici delle neo tecnologie, dei fabbricanti di software e dei loro esperti di marketing. In sostanza, per l'autore, ciò che va preservato è il contatto con la realtà, non quella virtuale ma quella "vera", fisica, che richiede spirito di esplorazione e di scoperta, di movimento.

31/12/2001

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