| L'estate ancora nel segno del giallo: da una della maggiori autrici inglesi di thriller un mystery teso, crudo, appassionante. Londra, novembre 1978: in una sera di pioggia, la signora Ranelagh, una giovane insegnante, trova morente sul marciapiede di fronte a casa sua Ann Butts, soprannominata "Annie la matta", l'unica donna di colore di Graham Road, invisa a tutti per i suoi strani tic, la volgarità e la violenza delle sue invettive e il frequente stato di ubriachezza. Tre mesi dopo, la signora Ranelagh parte per seguire il marito Sam in giro per il mondo: Hong Kong, Sudafrica, Australia e Stati Uniti. Ma quell'inquieto peregrinare, per lei, è quasi un modo di allontanare il ricordo di quella morte e soprattutto dei giorni seguenti a essa, quando le accuse di razzismo da lei lanciate contro le due famiglie che vessavano Annie erano rimaste del tutto inascoltate anche dalle autorità. Ora, vent'anni dopo, la signora Ranelagh è tornata a Londra e vuole giustizia, a ogni costo. Per tutto quel tempo, all'insaputa persino del marito, ha raccolto in silenzio, con caparbietà, prove e indizi per dimostrare che Annie non è morta dopo essere stata incidentalmente investita da un camion, come ha sempre sostenuto la polizia, ma è stata assassinata. Anzi assassinata due volte, giacché la sua casa è stata razziata, nella totale indifferenza (se non connivenza) del vicinato, finalmente liberatosi di una presenza tanto scomoda e sgradita. Per giungere alla verità, non meno scomoda e assai più sgradita, la signora Ranelagh non esiterà ad aprire il vaso di Pandora dei segreti di Graham Road, da cui usciranno, in terribile sequenza, menzogne, infedeltà, violenze, gelosie, corruzione, e qualcosa che riguarda lei stessa molto da vicino... "Annie la matta" , la protagonista nonché vittima del romanzo, è una donna di colore, odiata da tutti nel quartiere londinese dove vive. Siamo nel 1978, l'epoca dei grandi scioperi in Inghilterra. Annie muore per strada, in solitudine, tra cumuli di spazzatura, nell'indifferenza generale, ma la signora Ranelagh, che lega indissolubilmente la sua vita al destino disgraziato di Annie, ne raccoglie l'ultimo flebile sospiro. Da quel momento per vent'anni, tra alterne vicende, non smetterà di condurre la sua meticolosa indagine alla ricerca di una verità che la tocca da vicino. Il corpo del nemico è un giallo nuovo per concezione e struttura. Rapporti di polizia, lettere, e-mail, mappe, fotografie: per risolvere l'enigma, tutti gli elementi sono portati sotto gli occhi del lettore. E Minette Walters, grazie a un talento fuori del comune, padroneggia ogni svolta del racconto grazie a una scrittura che non solo sa coniugare abilmente le esigenze della cronaca e quelle più sottili dell'analisi, ma è in grado anche di scendere negli abissi dell'animo umano e di rivelarne le dolorose, insanabili contraddizioni. IL BRANO: "Non riuscivo a capire se "Annie la matta" fosse stata assassinata perché era pazza o perché era nera. A quell'epoca abitavamo nella zona sud-ovest di Londra e ricordo ancora lo shock che provai quando, rientrando dal lavoro in una piovosa serata di novembre, la trovai riversa sul marciapiedi davanti a casa nostra. Era il 1978 - l'inverno dello scontento, come venne chiamato -, il governo aveva perso il controllo sui sindacati, gli scioperi erano all'ordine del giorno, gli ospedali avevano smesso di prendersi cura dei malati e la spazzatura giaceva in enormi ammassi sui marciapiedi. Se non avessi riconosciuto il vecchio cappotto a scacchi l'avrei probabilmente ignorata, pensando che quel fagotto nel canalino di scolo fosse un cumulo di abiti scartati." PARLA L'AUTRICE: "Un bravo scrittore tende a scrivere ciò che ama leggere. Io ho sempre amato i gialli, i libri d'azione, quelli che ti tengono sulla pagina sino alla fine, con un inizio d'effetto e una conclusione altrettanto forte. Adoro Graham Greene, Daphne Du Maurier. Questo mio romanzo appartiene a un genere di difficile classificazione : è giallo soltanto perché c'è un morto, una donna, un assassinio. Ma il mio obiettivo era far muovere persone intorno a tale evento, per descrivere e sviluppare dei caratteri psicologici. Un giallo psicologico più che un poliziesco, e questo è un passo avanti nell'invasione del mondo maschile. Le donne sono più adatte a scrivere libri psicologici. Le donne amano i libri gialli. E in questo libro per la prima volta ho usato un io narrante femminile, e ho inserito immagini, fotografie, una sorta di documentazione reale, cronachistica. Nei miei libri parto sempre da una idea, uno spunto. Ho sempre nutrito curiosità e interesse per la cronaca nera. Mi aveva colpito la storia di un ragazzo nero, ucciso in Inghilterra, picchiato a sangue da un gruppo di bianchi alla fermata di un autobus. La polizia aveva svolto le indagini nell'indifferenza più totale, il processo si era svolto nell'identico modo. I genitori del ragazzo hanno chiesto giustizia per sette anni, senza mai arrendersi. Sono partita da questo spunto : cercavo qualcuno che difendesse la dignità della persona ammazzata, dell'essere umano, una sorta di "paladina" della giustizia. La giustizia di per sé non si muove e non smuove nulla, è più comodo dare un verdetto di morte accidentale. Mi interessano gli studi di criminologia, seguo le riforme del codice penale, utilizzo spesso temi sociali nei miei libri". Minette Walters è nata nel 1949 a Bishop's Stortford, nell'Hertfordshire (Inghilterra). Dopo aver conseguito la laurea alla Durham University, si è trasferita a Londra dove ha lavorato per un periodico. Ha debuttato come autrice di gialli nel 1992 con "The Ice House" e si è aggiudicata il Crime Writers' Association John Creasey Award per l'opera prima. Nei due anni seguenti ha vinto prima l'Edgar Allan Poe Award e poi il CWA Gold Dagger. E' ormai considerata una delle maggiori autrici inglesi di gialli e i suoi romanzi sono già stati pubblicati in trentadue Paesi e ovunque con grande successo. Vive nel Dorset con il marito e i due figli. |