| l suicidio di uno dei personaggi più famosi della controcultura francese scatena la ricerca di un senso delle cose, che rende felicemente l'atmosfera di un'epoca. In una fattoria isolata, tra i monti di una delle regioni più misteriose della Francia, l'Alvernia, muore suicida uno scrittore famoso per i suoi libri e, più ancora forse, per la radicalità del suo rifiuto della "Società dello spettacolo" (fu proprio lui a usare per primo questo termine). Intorno a lui, il sistema dei media - da lui aborriti - ha costruito nel corso degli anni un vero e proprio mito. Lo scrittore scomparso è il francese Guy Debord, il nichilista "re degli arrabbiati", che molti considerano oggi una delle figure intellettuali più significative e importanti della seconda metà del Novecento."Dal cinese Sun Tse diceva di aver imparato l'arte della guerra, di cui si sarebbe servito per distruggere la società mercantile. Ma, nello stesso tempo, sentiva molto, già in anni ormai lontani, molto prima cioé del gesto definitivo, il senso della sconfitta e l'insopportabile nostalgia dei molti amici che si erano perduti lungo il tragitto. Nel mezzo del cammino della vera vita, sono sue parole, ci ritrovammo circondati da una cupa malinconia. E abbiamo cercato di esprimerla con parole beffarde e tristi, nel caffé della giovinezza perduta". Un amico dello scrittore scomparso ne ricostruisce la vita tumultuosa, cercando soprattutto di capire, pur sapendo che è impossibile, i perché di una scelta così estrema come il suicidio. Attraverso Guy Debord, "Dottore in niente" (la definizione è presa a prestito da una battuta di un vecchio film) celebra soprattutto la fine di una stagione e di un mondo. Quello che, per un intero secolo, è vissuto nell'illusione che fosse possibile "cambiare la vita" ed è andato incontro per questo ad amare e spesso drammatiche disillusioni. Di particolare pregio, nel libro di Piemontese, è lo stile descrittivo che riesce a rendere con semplice realismo l'atmosfera particolarissima della vicenda narrata, intrisa di un senso di crudo e quasi rassegnato disincanto per le cose della vita. A Guy Debord la Mostra Internazionale del Cinema in programma in questi giorni a Venezia dedica una inedita retrospettiva dei suoi film. Felice Piemontese è nato nel 1942 a Monte S. Angelo (Foggia), ma vive da sempre a Napoli (ultimamente, tra Napoli e Parigi). Giornalista alla Rai, è critico letterario de "Il Mattino" e collabora anche ad altri quotidiani e riviste. I suoi ultimi libri (dopo i testi sperimentali degli esordi) sono il romanzo Epidemia (1989, Premio Bergamo), il fortunato Autodizionario degli scrittori italiani (1990) e la raccolta di poesie La città di Ys (1997).
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