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Rubriche / Libri
Lydie Salvayre
Lydie Salvayre
La Vita comune
Bollati Boringhieri,
111 pag
28.000 lire

Quando la vita in ufficio diventa un inferno. Storia di una (stra)ordinaria follia.

Può la vita lavorativa a stretto contatto con i colleghi di ufficio trasformarsi in un girone dantesco colmo di sgradevoli sorprese, tranelli, colpi bassi e varie cattiverie?
Tutto il repertorio delle nefandezze umane applicate al già infido mondo del lavoro, o per lo meno di certo lavoro, trova spazio in questo breve ma lucidissimo romanzo della francese Salvayre, La vita comune, dove di comune c'è lo spazio condiviso in uno stesso ufficio tra Suzanne, la protagonista, signora non più giovane e ormai avviata ad una tranquilla routine in attesa di pensione, e la "nuova segretaria", più giovane, bionda, aggressiva e in possesso di non ancora ben chiarite intenzioni. Il pericolo, reale o immaginario, rappresentato da questa inattesa e sgraditissima intrusione si trasforma ben presto in allerta e poi via via in incubo dai contorni sempre più definiti e inquietanti.

Per Suzanne è l'inizio della fine: il suo disprezzo per l'ingombrante nuova presenza si fa parola e immagine "...ha certe cosce grandi così e le tiene leggermente divaricate per via del prurito causatole dalla frizione dell'epidermide sudata....ha la pelle d'una bianchezza ripugnante....si profuma con il vetiver e io quel profumo lo detesto , mi rivolta, mi da la nausea. La odio, la odio, la odio....". Quando questa nuova segretaria che, orrore, mastica persino chewing gum fa il suo ingresso, all'inizio per nulla minaccioso, nel tranquillo e ristretto mondo di Suzanne, lei perde completamente la testa. Da donna perfettamente controllata e con una vita ben regolata, quasi monotona, la nostra diventa la personificazione della paranoia. Suzanne fa della sua "collega" una nemica, la peggiore delle avversarie possibili, vedendo in lei quanto di più minaccioso possa esistere per la sua stessa sopravvivenza. Ha torto o ha ragione? E quali sono i meccanismi che si scatenano in una mente a contatto con un pericolo percepito come tale? L'autrice descrive con grande realismo una serie di situazioni ordinarie che si trasformano in terribili faccia a faccia, in strategie belligeranti, in continue lotte in trincea, senza esclusione di colpi. Nella vita di Suzanne tutto inizia a peggiorare, i rapporti con la figlia, quelli con i conoscenti e con la domestica, persino quelli con il medico che la segue in questo calvario giornaliero. Donna sull'orlo di una crisi di nervi? Sembrerebbe di si, soprattutto quando un banale incidente la costringe ad assentarsi dal lavoro per un lungo periodo di convalescenza. Al suo rientro in ufficio niente è più lo stesso, l'atmosfera è cambiata, e non certo in meglio per lei. Lo sente, lo avverte nell'aria, è palpabile. Persino il suo principale, fino ad allora comprensivo e leale, sembra aver cambiato seccamente atteggiamento, e arriva a proporle "gentilmente" di valutare un eventuale pensionamento anticipato. Non le resta che accettare a malincuore, per non dover subire conseguenze anche peggiori. E adesso? Cosa si profila all'orizzonte, che cosa riserva il futuro? Un racconto spietato e ricco di una tagliente, feroce ironia, pieno di pathos e di appena celata disperazione, che è a ben vedere rivelatore di una realtà spesso non molto lontana dalla fantasia del narrare. Si può parlare di vero e proprio mobbing, dal momento che le cifre diffuse sul fenomeno prendono sempre maggiore corpo? Oppure è soltanto lo sfogo isterico e delirante di una donna che non sa gestire la convivenza a stretto contatto di gomito, appunto la "vita comune"? La risposta come spesso accade sta forse nel mezzo. Ma è un fatto che nel lavoro, come del resto nella vita, alcune persone, per varie ragioni dotate di un carattere un po' "rigido", magari non sempre inclini allo scherzo (o scherno....), quelli di noi insomma che se non proprio "orsi" sono più sobri e seriosi, incappano talvolta in situazioni del genere, e senza una colpa determinante. Se è vero che con il loro atteggiamento, con la loro disposizione mentale non proprio elastica se le attirano addosso, è altrettanto vero che dall'altra parte non c'è quasi mai una propensione positiva all'empatia, alla comprensione per la diversità, alla valutazione attenta dei propri gesti o parole che possono ferire, fare male o peggio. Questa è la cronistoria di una possibile discesa agli inferi, il resoconto molto verosimile di come a volte basti poco per tramutare una vita tranquilla nel suo esatto contrario. Forse è vero che chi non riesce a vivere vicino agli altri farebbe meglio a starsene da solo. Ma vaglielo a dire...

31/12/2001

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