| Informazione pubblicitaria |  | | | | | | | Rubriche / Libri |  | Alexandra Lapierre | | | Alexandra Lapierre Le Angeliche Mondadori 224 pag 29.000 lire | | | "Le donne sanno come maneggiare l'esplosivo della loro femminilità: con cautela, sotto l'apparente sobrietà di stile e sentimento, affinano le arti del contendere, perchè essere donna significa soprattutto apparire e primeggiare in ogni occasione". Con queste parole, che appartengono ad una recente intervista rilasciata a commento dell'uscita del suo nuovo romanzo "Le Angeliche", Alexandra Lapierre inquadra alla perfezione il contesto entro cui si svolgono le storie raccontate nel salotto "buono" di un'aristocratica romana, frequentato da presenze femminili inclini all'arte della chiacchiera e del pettegolezzo a dir poco caustici, una sventagliata di indicibili cattiverie che non risparmiano nessuno e che in alcuni momenti raggiungono vette elevatissime di perfidia e crudeltà. Si rimane quasi senza fiato a leggere le storie della Lapierre, narrate con indicibile e perfida nonchalance dalle frequentatrici del consesso, storie avvincenti e sorprendenti quasi come un romanzo giallo, il cui finale riserva sorprese e colpi di scena. Facile dunque immaginare come le "angeliche" del titolo siano tutto fuorchè tali: sono, piuttosto, ipocrite, ambigue, maldicenti, totalmente prive del sia pur minimo senso della discrezione, della comprensione per le vittime dei loro crudeli sproloqui. "Le mie donne sono ipocrite-dice ancora l'autrice- ma il loro vero problema è che sono talmente perse nel gioco della perversione che non riescono più a distinguere il confine tra la loro verità e la maschera che si sono incollata sul viso. L'ambiguita, nel vero ipocrita, finisce per travolgere lo stesso soggetto che l'ha posta in essere. Vero e falso si confondono per lo stesso ipocrita, il quale non riesce più a gestire la sua doppiezza". Ecco dunque il ritratto di una società in cui a fare la parte del leone è l'apparenza, usata come segno distintivo e al tempo stesso come un velo, una nebbia che tutto nasconde, confondendo la realtà, mischiando le carte in tavola. Questo gusto per l'effimero dunque, questa irresistibile attrazione per l'ambiguo, è davvero prerogativa imprescindibile del femminile? Si e no, potremmo concludere, dal momento che nelle storie raccontate una qualche particina la recitano anche gli uomini. Ma, sembra suggerire l'autrice, femmina fa spesso rima con ambigità. E a rafforzare ulteriormente quella che ci sembra essere qualcosa di più di una senzazione, giungono ancora le parole della Lapierre: "Benchè la donna abbia conquistato diverse libertà in campo sociale, le armi da lei usate sono sempre le stesse di quelle del passato: la bellezza per piacere, la doppiezza per contrastare ogni possibile riprovazione, l'intrigo per conquistare il potere e l'ambiguità per evitare repentine decadenze". Piccoli vizi sotto il cielo di Roma, dunque, ma, nonostante tutto, niente di nuovo sotto il sole. | 31/12/2001 | | Rubriche |  | LIBRI A cura di Alessandro Scandale |  | CALCIO L'opinione di Adalberto Scemma |  | CINEMA A cura di Alessandro Scandale |  | ARCHIVIO NEWS L'archivio del nostro NewsMagazine | | | |