| Informazione pubblicitaria |  | | | | | | | Rubriche / Libri |  | Knut Faldbakken | | | Knut Faldbakken Luna di miele Marsilio 281 pag 29.000 lire |  | | Di ben altra portata e spessore è la seconda storia, narrata da Knut Faldbakken in "Luna di miele" (Marsilio, 281 pag, 29.000 lire). Questo autore norvegese tradotto per la prima volta in Italia e dotato di un raro e lucido talento narrativo, ci offre un quadro di vita a due dai contorni estremamente realistici. E' un romanzo bellissimo, di un' intensità e drammaticità davvero difficili da imitare. Vidar e sua moglie Johanna sembrano avere tutto dalla vita: sono ancora giovani, hanno un discreto successo professionale e due bellissimi bambini, una casa in un bel quartiere di Oslo. Partono per una settimana di vacanza in montagna, una specie di seconda luna di miele, con il pretesto di un convegno letterario (lui è scrittore e giornalista). Ma quella che all'inizio può sembrare un'innocua vacanza sulla neve, si trasforma lentamente e inesorabilmente in uno spietato e tremendo bilancio della loro vita di coppia. La insospettabile Johanna si rivela in realtà fedifraga e smaniosa di una non ben chiarita voglia di libertà, dal marito, dalla vita borghese dei quartieri alti, forse da sé stessa...... Inizia allora per Vidar un percorso doloroso e difficile nei meandri della coscienza, tra mille domande: sono stato un buon marito e padre, che cosa ho sbagliato, perchè mia moglie se ne vuole andare? Tutte le sue certezze vacillano, si infrangono rovinosamente sullle dure roccie di quelle montagne che egli osserva dalla finestra della sua camera d'albergo. Ogni cosa sembra perdere chiarezza, tutto è rimesso in discussione. "...Questa donna bionda e snella, che fino a qualche ora fa era mia moglie, la mia amica, il mio rifugio, il mio amore; quella che fra tutte le donne (non sono state molte per la verità) mi ha dato il piacere sessuale più appagante, la madre dei miei figli; questa donna tranquilla, pulita, sistematica, modesta e un po' pedante, che conosco da tutta la mia vita adulta, si trasforma davanti ai miei occhi in un essere estraneo, sensuale, infido e paurosamente esclusivista". Lo sgomento di Vidar di frionte al baratro della disperazione si tramuta rapidamente in consapevolezza dolente: "....La mia assoluta inadeguatezza mi atterrisce, la sensazione del dolore e della sconfitta non può essere vinta dall'orgoglio, né dall'ostinazione, né dalla ragione. Ma chi mai si interessa della prostrazione dell'uomo quando un legame si spezza? A chi importa la sua disperazione? Chi mai ha compreso la terribile dipendenza dell'uomo da una relazione duratura o da qualcosa che assomigli alla relazione con una donna? ....E' una considerazione che mi fa ribollire il sangue per lo sdegno: chi mai si è preso il disturbo di cercare l'amor proprio maschile sotto l'edificio teorico di convenzioni e schemi tradizionali? ...Dovrei lasciare che le banalità governino la mia vita? Dovrei diventare l'ennesimo patetico quarantenne divorziato e alcolizzato, con un debole per le donne, l'andazzo dell'allegro scapolone e la schiena curva sotto il peso di una solitudine insopportabile"? | 31/12/2001 | | Rubriche |  | LIBRI A cura di Alessandro Scandale |  | CALCIO L'opinione di Adalberto Scemma |  | CINEMA A cura di Alessandro Scandale |  | ARCHIVIO NEWS L'archivio del nostro NewsMagazine | | | |