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Rubriche / Libri
Alon Gratch
Alon Gratch
Se gli uomini potessero parlare
Sperling & Kupfer
335 pag
27.500 lire

"Uomini e donne, istruzioni per l'uso". Con questo titolo accattivante un famoso regista "cult" francese, Claude Lelouche, fece uscire qualche anno fa un suo bel film. Noi non parliamo di cinema in questa rubrica, ma quella frase si attaglia perfettamente al tema trattato dallo psichiatra americano Alon Gratch in questo libro appena uscito, dal titolo "Se gli uomini potessero parlare". E la domanda che molte donne si pongono è proprio questa: parlano, gli uomini? Non molto, almeno a giudicare dalle puntuali lamentele femminili che si sentono in giro. Non molto con loro, almeno, cioè con le donne. Certo parlano di più tra di loro, al bar, tra amici, allo stadio, addirittura dallo psicologo (perchè, scoperta recente, ci vanno anche loro, e in parecchi sembra.....). Non si tratta della solita "americanata" e per questo ci sentiamo di segnalarla: intendiamoci, non è neppure un trattato di psicanalisi, che sarebbe forse fuori dalla portata dei più, ma lo stile dell'autore è semplice, chiaro e niente affatto banale. E alcune osservazioni sono davvero azzeccate e abbastanza approfondite da far riflettere sul mai risolto problema dei rapporti difficili nella comunicazione uomo-donna. Gratch parte dal presupposto che oggi, passata l'era del femminismo fondamentalista e iniziata quella di una maggiore sensibilità ancha da parte maschile, le differenze comunicative tra i sessi possono essere non solo colmate, ma anche integrate. Gli uomini possono cioè imparare ad accettare la loro parte femminile senza per questo essere accusati di debolezza o sentimentalismo, mentre le donne possono aiutarli in questo lavoro, potenziando il loro lato maschile. Certo, occorre lavorare molto, e il risultato non sarà facile o rapido da raggiungere. Ma come? Secondo Gratch, prima del femminismo una delle forme più comuni di dissidio coniugale era la polarizzazione psicologica nella coppia tradizionale. "La coppia si reggeva su una divisione dei ruoli in cui il marito era la mente e la moglie il cuore. Lui, secondo lo schema più frequente, freddo e razionale, mentre lei più emotiva e portata ed esternare le proprie emozioni, anche in modo plateale. Questa rigida separazione dei ruoli con il tempo era destinata a sparire perchè creava situazioni di conflitto nella vita di tutti i giorni e i partners finivano con l'avere ben poco in comune. Oggi-afferma l'autore-nonostante questo schema sia ancora molto presente, i terapeuti della coppia vedono un crescente numero di persone che ricorrono al loro aiuto per lo stesso problema, ma a parti rovesciate: è la donna che è diventata assertiva, volitiva, orientata all'azione e determinata (spesso anche a....cambiare indirizzo), mentre l'uomo sta in parte riscoprendo i valori fino a ieri esclusivamente femminili, come la sensibilità e la ricettività. Purtroppo questa nuova divisione dei ruoli finisce per essere altrettanto precaria e deleteria della precedente: la moglie si lamenta che il marito e passivo e sottomesso, abulico e apatico, mentre lui dice che la moglie ha un ossessivo desiderio di controllo, un'esasperata frenesia di fare, oppure che ha perso la sua dolcezza tipicamente femminile. Insomma, "La guerra dei Roses"? Purtroppo si, in molti casi. Ma allora che fare? Secondo Gratch, nel caso ad esempio della moglie aggressiva e del marito tranquillo, più lei si lamenta che lui è troppo passivo o debole, più continuerà a dominarlo con le sue critiche e richieste. Poco saggiamente, questa donna non fa che rafforzare col suo comportamento proprio quelle dinamiche di coppia che razionalmente vorrebbe cambiare. Più intelligente sarebbe invece cercare di recuperare la propria "femminilità" (quella vera, interiore, non quella delle riviste a colori......), essere meno diretta ed emotivamente più morbida per lasciare spazio al partner, che potrà così emergere e dire la sua. Lo stesso vale per l'uomo: se anziché lamentarsi che lei è troppo dispotica o insensibile, rafforzando così il suo ruolo di vittima debole all'interno del rapporto, si desse da fare per tirare fuori la propria mascolinità negata (ovviamente nei limiti della civiltà e del rispetto reciproco....), allora paradossalmente aiuterebbe la mogle a smorzare la propria aggressività e ad alzare invece la sua voce interiore femminile. Lo stesso vale anche per quelle coppie in cui il marito è eccessivamente maschio, o la moglie eccessivamente femmina". Dunque, la parola d'ordine sembra essere sempre "integrazione". Un concetto spesso poco battuto, ma fondamentale a livello psichico. Troppo spesso infatti la causa di rotture e incomprensioni risiede proprio nel non saper riconoscere, tanto nel rapporto a due quanto dentro sé stessi, la capacità di comunicare i propri sentimenti e le proprie emozioni in modo chiaro, semplice e sincero. Sembra l'uovo di Colombo ma sappiamo tutti molto bene che purtroppo non è così. Se è vero che a ben poco servono formule, regole o buoni consigli, è anche vero che quando la vita ci presenta il conto per qualcosa che è andato storto, è buona regola fermarsi, raccogliersi e cercare di comprendere. Almeno per non ripetere sempre gli stessi errori, trasformando la vita in una sorta di triste "deja vu", senza meta e senza costrutto ( interessante a questo proposito il capitolo 4 sull'insicurezza maschile, che tratta molto bene delle dinamiche di coppia e delle interazioni tra maschile e femminile nelle relazioni sentimentali). Tutto questo, come suggerisce il libro, vale molto per gli uomini. Ma anche per parecchie donne.

31/12/2001

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