| DAL CAPITALE FINANZIARIO AL CAPITALE UMANO: IL FUTURO DEL LAVORO. C'era una volta il lavoro rigido e standardizzato, oggi è polivalente e flessibile. Le istituzioni erano paternaliste e autoritarie, oggi sono permissive e liberali. La società era dominata dalla famiglia, ora è scorporata nei single. È vero che lavoriamo sempre meno e guadagniamo sempre di piú? Come spiegare il sentimento d'insicurezza che pervade l'era della globalizzazione? Domande importanti, alle quali Daniel Cohen, professore di Scienze Economiche all'Università di Parigi I e membro del Consiglio economico del Governo transalpino, tenta di dare una risposta in termini semplici e accessibili a tutti. La domanda di base è: perchè e per chi sono stati compiuti questi sacrifici? Alcuni accusano il capitale finanziario altri additano la cosiddetta "fine del lavoro", il tracollo di un sistema capitalistico schiacciato dalla sua stessa produttività. Altri ancora preferiscono una spiegazione culturale, chiamando in causa l'età dell'individualismo, cui le economie debbono sottomettersi. Tutte queste teorie, secondo Cohen, sono importanti, ma non esaustive. Dev'esserci una causa molto più forte: per questo occorre parlare non di "fine del lavoro", ma di "lavoro senza fine", non della caduta dei valori, ma di quella della struttura che dava loro forma, la famiglia. E soprattutto occorre riferirsi non al capitale finanziario, ma al capitale umano. Il saggio di Cohen, che non a caso intitola l'ultimo capitolo con la domanda "Il capitalismo può sopravvivere?", fornisce tra i suoi molti spunti di riflessione, uno che indubbiamente merita di essere raccolto: le tecnologie liberano forse l'uomo dall'assoggettamento alla necessità, ma non lo liberano dalla tecnologia stessa. "Si richiede al lavoratore d'essere autonomo-dice Cohen- di impiegare il proprio capitale umano, il che costituisce un progresso rispetto all'epoca del lavoro alla catena di montaggio (come lo aveva rappresentato il grande Chaplin nei suoi "tempi moderni" ndr.) e in cui l'uomo era trattato come un automa. Tuttavia, il fatto di usare il capitale umano di un lavoratore non significa per forza che il mondo produttivo sia umanizzato. L'autonomia, l'iniziativa individuale richieste dal nuovo mondo produttivo, diventano le cause di uno stress psicologico che nelle malattie da lavoro sostituisce la fatica fisica. L'uomo moderno oggi scopre che una società prospera non è una società emancipata dal lavoro.....scopre che una società sette volte più ricca assomiglia maggiormente ad un'automobile che va sette volte più veloce che non a un podista che ha sette volte più tempo per camminare". E PER SAPERNE DI PIU'....... Persino il più distratto tra di noi non può aver fatto a meno di sentir parlare almeno una volta negli ultimi mesi di argomenti quali "globalizzazione", G8, rapporti economici tra Nord e Sud del mondo e simili. E allora, per quanti volessero approfondire il tema, oltre al libro seganalato qui sopra, ci permettiamo di suggerire la lettura di Serge Latouche, autore francese tra i più quotati per il suo rigore morale e per la sua lucidissima capacità di analisi della situazione mondiale, riletta atraverso la storia degli ultimi decenni. Diciamo subito che i libri di Latouche non sono di facilissima lettura, sia per lo spessore culturale e socioeconomico dei temi trattati, sia per il loro frequente rimando ad una bibliografia di grande respiro internazionale. Però, una volta addentratisi nella lettura, si coglie una profondità di analisi di rara precisione, e un coraggio espositivo che ha pochi eguali, soprattutto nella denuncia delle storture del nostro sistema economico, e delle mille insidie nascoste nelle sue pieghe. Esemplare in questo senso un libro come "Il pianeta dei naufraghi", in cui Latouche denuncia la protervia di un Occidente sviluppato che è riuscito ad imporre il proprio modello su scala planetaria solo a prezzo dell'esclusione e dell'immiserimento culturale, prima ancora che economico, di miliardi di persone, le quali però trovano nel cosiddetto sistema "informale", una risposta spontanea e un'alternativa possibile per non soccombere. Serge Latouche insegna all'università di Parigi XI e all'Istituto di Studi per lo Sviluppo Economico e Sociale. E' specializzato nelle tematiche del terzo Mondo e ha pubblicato divesi libri, tra i quali segnaliamo i più recenti, tutti editi in Italia da Bollati Boringhieri. L'occidentalizzazione del mondo (1992); Il Pianeta dei naufraghi (1993); La megamacchina (1995). |